Autodiagnosi di malattia mentale

L'autodiagnosi è un fenomeno che ha acquisito forza negli ultimi anni. Perché? Quali conseguenze ha? Quali misure adottare per arrestarlo?
Autodiagnosi di malattia mentale

Ultimo aggiornamento: 23 settembre, 2022

Quando si accusano sintomi fisici o psicologici, si consiglia di andare dal medico o dallo psicologo. Tuttavia, l’autodiagnosi di malattia mentale è una realtà sempre più evidente, per cui la persona sostiene di soffrire di una condizione psicologica senza consultare uno specialista.

Questo fenomeno si verifica soprattutto nello spazio virtuale dei social network. TikTok e Instagram ottengono il maggior numero di visualizzazioni, ma non mancano i post sulla salute mentale su altre piattaforme.

È facile trovare liste di sintomi, trattamenti, normalizzazione delle condizioni psicologiche e influencer che ne parlano senza le dovute competenze.

Si tratta del risultato di una serie di fattori psicosociali, culturali ed economici radicati nelle profondità della realtà dell’essere umano.

Adolescente triste con il cellulare.
Non tutti i contenuti pubblicati sui social network in merito alla salute mentale sono attendibili o provengono da esperti.

L’autodiagnosi di malattia mentale

La culla di questo fenomeno si trova nei social network. La lotta per destigmatizzare, dunque normalizzare la malattia mentale, va avanti da oltre un decennio e continua ad avanzare.

Ciò implica fenomeni come maggiore disponibilità di informazioni, adottare un diverso linguaggio quando si parla di salute mentale e, soprattutto, un grande sforzo per favorire la cura di sé nel paziente e riformulare la propria identità.

A tale scopo, sempre più persone si dedicano alla diffusione di informazioni, alla condivisione di esperienze e alla trasmissione di idee per aiutare nuovi pazienti.

Figure di riferimento per l’autodiagnosi nella salute mentale

L’enorme quantità di informazioni sui social network, unita agli algoritmi e alle interfacce, permette di ottenere facilmente dati sull’argomento. Tuttavia, le fonti e l’apparente casualità si rivelano fuorvianti.

Si arriva così agli influencer, non a caso il problema dell’autodiagnosi nella salute mentale riguarda principalmente gli adolescenti (gli utenti principali dei social network), che si trovano in una fase della vita particolarmente vulnerabile. L’apparente semplicità dei contenuti online li induce a rivedersi nei quadri clinici descritti.

È facile (non solo per gli adolescenti) confondere l’autorità professionale con la popolarità. Se un tiktoker ha migliaia di follower, “deve esserci un motivo”. Per riscuotere successo, tuttavia, il contenuto deve essere accattivante, non veritiero, poiché quasi nessun utente si accerta di questo aspetto.

Social network e affermazione di sé

Parte della lotta contro lo stigma della malattia mentale consiste nell’integrare la neurodivergenza nell’identità della persona, in modo da renderla un aspetto di sé che non provochi dolore, vergogna o discriminazione.

Ciò passa attraverso la rivendicazione della propria condizione, sfoggiandola con orgoglio e diffondendo informazioni per migliorare la convivenza con il neurotipico.

L’aspetto negativo è che sulla base delle informazioni reperite online, molte persone si autodiagnosticano condizioni come l’ADHD, l’autismo o addirittura il bipolarismo.

Li adottano e li rivendicano come titoli personali senza ricevere una diagnosi e un trattamento ufficiale.

La vaghezza dei sintomi descritti sulla rete permette alla gente di identificarsi facilmente con esse, il che favorisce l’autodiagnosi.

Le due facce della medaglia nella lotta per la salute mentale

Essere consapevoli della tendenza all’autodiagnosi di malattia mentale attraverso i social network è preoccupante e bisogna intervenire. Tuttavia, è spesso il risultato di mancanza di responsabilità verso se stessi, alienazione e disinformazione.

Al contempo, sottolinea un aspetto non meno preoccupante: le poche, se non nulle, attenzioni rivolte alla salute mentale da parte di istituzioni e governi.

L’autodiagnosi è un fenomeno sempre più frequente, di fatto, negli Stati Uniti, dove il diritto alla salute è soggetto alle finanze personali e alle assicurazioni. A causa delle enormi difficoltà a pagare le cure e gli esami medici, molte persone condividono esperienze, informazioni scientifiche e strategie per migliorare la qualità della vita senza la necessità di un intervento professionale.

Questa tendenza sta guadagnando slancio in molte altre parti del mondo in cui accedere a un trattamento psicologico di qualità è estremamente difficile.

Donna esausta con il computer.
Il fenomeno di autodiagnosi di malattia mentale è in aumento e con essa le sue conseguenze.

In che misura sonno affidabili le informazioni su internet ?

La divulgazione di informazioni sulla salute mentale ha lo scopo di ottenere un’assistenza dignitosa. Tuttavia, bisogna assicurarsi di seguire pagine che citano fonti scientifiche, che andrebbero anch’esse consultate.

Molte persone traggono profitto dai social network, quindi vale la pena distinguere tra chi cerca a tutti i costi di far crescere il proprio conto e chi ha un obiettivo sociale.

D’altra parte, piuttosto che eseguire un’autodiagnosi di malattia mentale, conviene rivolgersi a uno specialista. Se le proprie disponibilità economiche sono limitate, è possibile contattare associazioni e organizzazioni senza scopo di lucro che possano aiutare gratuitamente o a basso costo.

Quanto pubblicato su internet può aiutare a rilevare la presenza di un disturbo o una condizione, ma la diagnosi deve essere formulata da un professionista. Per quanto riguarda chi diffonde tali contenuti, inoltre, la parola d’ordine è “responsabilità”.

Che si abbiano 10 follower o un milione, l’influenza che si ha su di loro può essere determinante per convincerli a prendere una decisione che, alla lunga, può essere altamente controproducente.

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