Disintegrazione positiva della persona intelligente

09 settembre, 2020
Le persone con elevate capacità intellettive possono avere diverse crisi esistenziali. Lo psichiatra Kazimier Dabrowski ha definito questo fenomeno come disintegrazione positiva. Ne parliamo in questo articolo.

Una crisi esistenziale è quello strano, ma ossessivo, abisso in cui alcune persone non smettono di chiedersi che significato hanno il mondo, la vita e anche loro stessi. Kazimier Dabrowski ha coniato il termine “disintegrazione positiva” negli anni ’60 per spiegare questo fenomeno psicologico così comune nelle persone con elevate capacità intellettuali.

È come se le menti di queste persone particolarmente dotate a volte entrassero in una sorta di deframmentazione. La mente si sgretola (in senso figurato) per reintegrarsi in altro modo dopo aver trovato risposte, significati vitali e spiegazioni ai suoi profondi dubbi.

Disintegrazione, appunto, perché finiscono per dissolversi credenze, schemi di pensiero, emozioni, valori che non sono più validi e vengono riformulati in altro modo. La mente si aggiorna, per così dire, sviluppando e acquisendo al tempo stesso nuove facoltà.

Per questo positiva, perché alla fine si avanza, la persona sale su un altro gradino. Dabrowski, psichiatra polacco esperto in psicologia della personalità, ha individuato un totale di cinque passaggi, cinque diverse fasi che definiscono la disintegrazione positiva. Scopriamone di più in questo articolo.

Ragazza con gli occhiali che pensa.


Disintegrazione positiva: evolversi verso la costruzione di un sé autentico

La teoria della disintegrazione positiva di Dabrowski è stata formulata più di sei decenni fa, ma ancora oggi è un prezioso strumento per capire come si evolve una personalità con un QI molto alto.

Secondo questo approccio, lo sviluppo mentale di una persona con un QI alto prevede precise transizioni. Queste vanno verso l’alto, ovvero vi è un’evoluzione, un guadagno a livello cognitivo ed emotivo.

Ma ogni progresso parte da una crisi, da un momento in cui quel bambino, quell’adolescente o quell’adulto vive un alto grado di sofferenza, confusione, ansia e frustrazione. Questi stati si devono quasi sempre a dubbi esistenziali, che portano a sentirsi diversi dagli altri.

Immersa in un tale stato di introspezione, la persona si interroga sul mondo, sul motivo la gente agisce in un determinato modo, sul senso della vita, sulla morte, ecc.

Mendaglio e Tillier (2006) hanno analizzato questi aspetti in un articolo scientifico. Questi due studiosi hanno scoperto che, in media, le persone con elevate capacità intellettive sono anche ipereccitabilità. In altre parole, hanno una grande immaginazione, tendono a provare emozioni più intense e a essere più impulsive.

Ciò rende qualsiasi crisi esistenziale molto problematica. Tanto che spesso necessitano di un intervento psicologico e supporto per uscirne più forti. Smettono di essere produttivi in ​​classe o al lavoro e fanno fatica a relazionarsi a livello sociale. Vediamo a seguire le fasi della disintegrazione positiva definite da Dabrowski.

Uomo seduto davanti a un lago.

Fasi della disintegrazione positiva

1. Livello I: integrazione primaria

Questo livello si sviluppa durante la prima infanzia, momento in cui la persona con elevate capacità intellettuali ha la prima crisi. Durante questa fase, gli istinti e i comportamenti egocentrici si mescolano all’interesse verso il contesto immediato. Il desiderio di esplorare, scoprire, manipolare e imparare maturerà prematuramente.

2. Livello II: la disintegrazione Unilevel

In questa fase il bambino o il preadolescente ha bisogno di sentirsi accettato nel gruppo dei coetanei. Non raggiunge, però, la connessione desiderata, dunque si verifica la prima grande crisi esistenziale.

A ciò si aggiunge il bisogno di analizzare i valori sociali a cui è esposto e che incidono sulla sua vita. Comincerà a fare domande sul comportamento delle persone, sulle norme che governano la società, sul suo ruolo nell’ambiente.

3. Livello III: disintegrazione spontanea multilivello

La disintegrazione positiva si verifica anche quando la persona comincia a percepirsi come insoddisfatta di sé e di ciò che ha ottenuto fino a quel momento.

Questa crisi di solito sopraggiunge durante la prima giovinezza, quando si è costretti a riformulare gli obiettivi, a lasciarsi alle spalle determinati progetti e idee. La persona è in conflitto con se stessa, ma ne esce mediante nuove soluzioni.

4. Livello IV: disintegrazione multilivello diretta

La quarta fase dello sviluppo personale di uomini e donne con un QI alto si verifica quando si rendono conto che, forse, hanno trascorso molto tempo concentrati su se stessi e sui loro bisogni.

Forse è tempo di aprirsi agli altri, di essere più altruisti e di avere un ruolo più produttivo per il bene altrui. È il momento in cui si fanno propri valori più universali e alti.

5. Livello V: integrazione secondaria

Responsabilità, gentilezza, altruismo… In quest’ultima fase la persona inizia ad aderire a principi più astratti e più elevati. Si è già concentrata sull’aiutare gli altri, sull’essere d’aiuto con il suo lavoro o il suo impegno. Ora aspira a lasciare un segno nella cultura, a promuovere il progresso della sua società.

Uomo che pensa a come superare la disintegrazione positiva.

Conclusioni sulla disintegrazione positiva

Questo modello assume una prospettiva alquanto speranzosa e, a volte, persino utopica. Non tutte le persone riescono ad “avanzare” su questi livelli, non è automatico. Molte restano bloccate, impantanate in crisi che causano ansia o depressione.

Diventa una priorità cercare un aiuto professionale durante questi momenti di forti dubbi e crisi esistenziali. Solo allora potremo essere sicuri di superarli.

  • Bailey, C. L. (2010). Overexcitabilities and sensitivities: Implications of Dabrowski’s theory of positive disintegration for counseling the gifted. Counseling Outfitters.
  • Dąbrowski, K. (1972). Psychoneurosis is not an illness. London, UK: Gryf.
  • Mendaglio, S., & Tillier, W. (2006). Dabrowski’s theory of positive disintegration and giftedness: Overexcitability research findings. Journal for the Education of the Gifted 30, 68-87.