La resilienza: domande per attivarla, secondo lo zen

La resilienza è quella capacità di superare situazioni avverse. Lo Zen ci invita ad attivare questa capacità con tre domande essenziali. Vediamole!
La resilienza: domande per attivarla, secondo lo zen

Scritto da Edith Sánchez

Ultimo aggiornamento: 28 novembre, 2022

La resilienza è una parola d’ordine, in gran parte a causa di quanto suoni seducente per la creazione di storie interessanti nel cinema o nella letteratura. Penna di scrittori e macchine fotografiche hanno seguito tante persone che hanno compiuto l’impensabile partendo da una situazione sfavorevole.

Tuttavia, al di là dell’aura che il termine può avere, la verità è che ci sono grandi differenze individuali nel modo in cui gli esseri umani affrontano le difficoltà e la resilienza in una delle variabili che spiega proprio queste differenze individuali.

Così, oggi vogliamo passare in rassegna tre domande Zen che ci invitano a non mollare quando la fortuna non ci sorride o quando il prezzo che dobbiamo pagare per i nostri errori è molto significativo.

Lo Zen parte dal presupposto che la resilienza è presente in ognuno di noi. Tuttavia, in tempi di tempesta può essere inibita. Eppure, è possibile riattivarla. Per farlo, la prima cosa che gli insegnanti raccomandano è prendersi un momento per camminare, possibilmente a piedi nudi.

Quel contatto dei piedi con la terra è uno stimolo naturale che ci invita a connetterci con noi stessi. Allo stesso tempo, l’atto di camminare aiuta a mobilitare le forze interne.

La resilienza e le domande per attivarla

Una volta scalzi e in cammino , ciò che viene indicato è porre le tre domande per attivare la resilienza. Queste sono domande essenziali che, a prima vista, potrebbero sembrare un po’ astratte, ma quando vengono portate al qui e ora acquistano tutto il loro senso. Le tre domande sono: chi siamo? Dove andiamo? Cosa vogliamo? Vediamo come formularle.

Dovrai creare il sentiero camminando da solo; la strada non è già segnata e non aspetta te. È proprio come il cielo: gli uccelli volano, ma non lasciano impronte. Non puoi seguirli; non ci sono impronte dietro ”.

-osho-

piedi della persona che cammina
Camminare a piedi nudi ci aiuta a connetterci con noi stessi.

1. Chi siete?

La prima delle tre domande per attivare la resilienza è: “Chi siete?”. Non è una domanda volta a  cercare una risposta definitiva che chiuda la questione. Ciò che si intende, piuttosto, è scoprire chi è questa persona che sta affrontando una difficoltà qui e ora. Come sta quella persona? Cosa è evidente? Che cosa manca? Di che cosa avete bisogno?

La risposta che la domanda esige non è intellettuale. In altre parole, non volete fare un elenco in cui vengono menzionate le caratteristiche personali per determinare in seguito chi è qualcuno. L’esercizio ha a che fare con il sentire voi stessi e nel percepire l’essenza di chi siamo, in questo momento. Non importa se eravete diversi prima o se lo sarete dopo. Ciò che conta è come siamo in questo momento. Una persona spaventata? Infastidita? insicura? esausta?

Lo Zen richiama l’attenzione sull’importanza di comprendere che non siamo solo individui, ma il frutto di una famiglia, di un ambiente, di un’evoluzione e, in generale, di un universo. Questo non dovrebbe essere omesso quando ci chiediamo chi siamo qui e ora.

La risposta alla prima delle tre domande non deve essere chiaramente definita. Prendi solo l’essenza. Questo è un punto di partenza necessario per concentrare la forza e quindi attivare la resilienza.

2. Dove siete? Trovate voi stessi, nel bel mezzo della tempesta

La seconda delle tre domande per attivare la resilienza è: dove siete? Come nel caso precedente, non è una domanda che cerca di trovare una risposta razionale. Ciò a cui si riferisce è sapere se siamo qui in questo momento. Se no, allora dov’è?

Dove vanno i pensieri e le emozioni è dove siamo noi, anche se il corpo è altrove. È comune che nei momenti di difficoltà la mente viaggi nel passato, temendo che si ripeta qualche evento spiacevole; o verso il futuro, timorosi di ciò che potrebbe accadere.

Essere nel passato o nel futuro non aiuta ad attivare la resilienza. È un esercizio mentale dettato dalla paura. Se quello che cerchiamo è agire sulle difficoltà, trasformandole in opportunità, è necessario tornare qui, al presente. Solo allora inizierete a vedere da che parte andare.

Pensiero della donna
Riflettere su dove siamo è vitale per coltivare la resilienza.

3. Cosa vogliamo? Scopriamo la luce all’orizzonte per attivare la resilienza

La terza domanda per attivare la resilienza ha a che fare con il desiderio: cosa vogliamo? Non è una domanda astratta: si riferisce a ciò che si cerca con il cuore di ottenere nella situazione presente. A questo punto è molto importante accompagnare i passi con un respiro profondo. Inspirare ed espirare intensamente.

Ascoltate il corpo e prestate attenzione ai messaggi che dà. Come si manifesta la sofferenza nel corpo? C’è tensione o dolore? Come mai?

La resilienza si attiva quando riusciamo a concentrare sufficienti energie vitali nel superare gli ostacoli con serenità e speranza. Quell’energia è fatta di desiderio o si esaurisce a causa del desiderio stesso. Cosa succede al desiderio nel vostro caso?

Lo Zen indica che a volte non possiamo attivare la resilienza tutta in una volta. Potrebbe essere necessario ripetere l’esercizio per connettersi con se stessi e con il potere interno che tutti abbiamo. Tuttavia, fin dalla prima volta vi sentirete più solidi e, allo stesso tempo, più leggeri. Potete verificarlo voi stessi.

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  • Ruiz Corbella, M., Bernal Guerrero, A., Gil Cantero, F., & Escámez Sánchez, J. (2012). Ser uno mismo: repensando la autonomía y la responsabilidad como coordenadas de la educación actual. Ser uno mismo: repensando la autonomía y la responsabilidad como coordenadas de la educación actual, 59-81.
  • Sánchez García, J. D., & Torres Beltrán, C. A. (2018). Experiencias cumbre, cuatro nobles verdades y resiliencia, una exploración desde la psicología.
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