Esperimento di Aronson e Mills: valorizzare ciò che si possiede

Cosa apprezziamo di più? Come influisce lo sforzo investito per ottenere qualcosa? Come si traduce tutto ciò in termini di appartenenza a determinati gruppi?
Esperimento di Aronson e Mills: valorizzare ciò che si possiede

Ultimo aggiornamento: 23 giugno, 2022

Tutto indica che consideriamo più prezioso ciò che risulta più difficile da ottenere, che richiede maggiori energie e per cui, in qualche modo, dobbiamo combattere di più. L’esperimento di Aronson e Mills indaga proprio su questo fenomeno.

Lo studio di ricerca citato è stato condotto nel 1959 e i risultati sono stati pubblicati sul Journal of Abnormal and Social Psychology.

I ricercatori hanno ipotizzato il coinvolgimento di un pregiudizio cognitivo. In altre parole, forse apprezziamo di più ciò che richiede uno sforzo maggiore perché diamo grande importanza al tempo e all’energia investiti, e non perché ha necessariamente un valore maggiore.

“Il segreto della mia felicità non è cercare il piacere, ma trovare il piacere nello sforzo.

-André Gide-

Uomo preoccupato che lavora.
Più sforzi facciamo per qualcosa, più lo apprezziamo.

Le premesse di base

L’esperimento di Aronson e Mills parte dal presupposto che le persone associano il valore di un risultato alla difficoltà coinvolta. Per esempio, i processi di selezione di alcune aziende sono molto rigorosi. Pur così, ricevono più richieste e non sempre perché offrono condizioni migliori. La difficoltà di inserimento, tuttavia, sembra stimolare il desiderio di essere scelti.

L’esperimento si è concentrato su situazioni simili a quella descritta. Gli studiosi sono partiti dall’ipotesi che più è difficile entrare in un gruppo, più aumenta l’interesse dei singoli ad appartenervi.

Questa ipotesi è stata integrata dall’idea che queste situazioni diano origine a un pregiudizio cognitivo. Non riusciamo ad apprezzare i risultati oggettivamente, ma piuttosto automaticamente attribuiamo essi grande valore a seguito della difficoltà che comportano.

L’esperimento di Aronson e Mills

Per realizzare l’esperimento, i ricercatori Aronson e Mills hanno coinvolte 63 studentesse universitarie. Ognuna di loro è stata ricevuta individualmente e informata in merito alla ricerca di una persona da inserire in un gruppo in cui si tenevano discussioni sulla sfera sessuale.

Per determinare se una persona fosse idonea o meno a entrare in quel gruppo, era stato creato uno strumento di selezione chiamato “test della vergogna”. Questo consisteva nel leggere ad alta voce contenuti a sfondo sessuale davanti all’intervistatore, un uomo.

A un gruppo di donne è stato fornito materiale altamente sessuale, comprese parole e situazioni oscene. Un altro gruppo ha ricevuto un testo con alcune parti imbarazzanti, ma non particolarmente erotico. Infine, un terzo gruppo non ha ricevuto alcun testo.

La procedura

Le volontarie sapevano che non era obbligatorio svolgere l’attività di lettura, ma che si trattava di una condizione essenziale per entrare nel gruppo.

Coloro le quali venivano ammesse, dopo aver superato “la prova della vergogna”, sarebbero andate al primo incontro di gruppo durante il quale si sarebbe di scusso su un libro in merito al comportamento sessuale degli animali.

Le donne selezionate sono state condotte ognuna in una stanza diversa, munite di cuffie e microfono. Dovevano semplicemente ascoltare la discussione senza intervenire. La registrazione conteneva una discussione noiosa, con pochi dati rilevanti e molta monotona.

Donne che fanno una videochiamata.
Dare più valore ai risultati ottenuti quando è stato fatto uno sforzo eccessivo diminuisce la dissonanza cognitiva.

I risultati dell’esperimento di Aronson e Mills

I risultati dell’esperimento di Aronson e Mills erano coerenti con l’ipotesi iniziale. Il 97% delle partecipanti che avevano letto i testi più osceni e fortemente sessuali ha ritenuto molto interessante il dibattito svoltosi nel presunto primo incontro di gruppo.

Il 21% di coloro le quali avevano letto un testo meno esplicito aveva la stessa opinione. Infine, solo il 13% delle volontarie che non avevano letto alcun testo riteneva il dibattito interessante. Ciò ha dimostrato che, sebbene la discussione fosse di basso livello, le partecipanti che si erano impegnate di più per entrare nel gruppo la apprezzavano maggiormente. 

I ricercatori hanno notato che questa sopravvalutazione si verifica per evitare la dissonanza cognitiva. In altre parole, giustificare lo sforzo extra dando più valore al risultato. Allo stesso modo, minore è lo sforzo richiesto, maggiore è la critica nei confronti di quello che si ottiene.

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  • Aronson, E., & Mills, J. (1959). The effect of severity of initiation on liking for a group. The Journal of Abnormal and Social Psychology, 59(2), 177–181. https://doi.org/10.1037/h0047195.