La teoria classica dei test (TCT)

18 Marzo 2019
La teoria classica dei test (TCT) appare per la prima volta nel XX secolo, grazie al lavoro di Spearman.

La teoria classica dei test (TCT) appare per la prima volta nel XX secolo, grazie al lavoro di Spearman. Per certi versi, la si può considerare come l’inizio della psicometria. La parola test è un termine di origine inglese che si riferisce alle prove destinate alla valutazione di conoscenze, attitudini e funzioni.

In psicologia, i test sono prove a carattere psicologico o psicotecnico per studiare o valutare una funzione. I test psicologici sono pertanto strumenti designati per valutare o misurare le caratteristiche psicologiche di un soggetto. 

Perché sono necessarie le teorie dei test?

I test sono strumenti di misura sofisticati che, in molti casi, costituiscono un aiuto di valore inestimabile nell’ambito di una valutazione psicologicaAffinché ciò accada, il test deve soddisfare determinati requisiti psicometrici e lo specialista deve conoscere il protocollo amministrativo e rispettarlo.

D’altra parte, le teorie dei test ci dicono come possiamo valutare la qualità di un test e, in molti casi, di come possiamo perfezionare lo strumento per ridurre l’errore al minimo. In questo senso, probabilmente i due concetti più importanti all’interno della teoria classica dei test sono quello dell’affidabilità e della validità.

Per affidabilità si intende la consistenza o stabilità delle misure quando il processo di valutazione si ripete. Parliamo in fondo di un’utopia perché nella pratica non è possibile replicare le stesse condizioni in due misurazioni diverse. Sarà relativamente semplice agire su variabili esterne, come il controllo dell’esistenza di una temperatura o un livello di rumore simile. Tuttavia, controllare le variabili interne della persona che effettua il test sarà più complicato. Proviamo a pensare allo stato d’animo, ad esempio.

La validità riguarda il grado a cui la prova empirica e la teoria supportano l’interpretazione dei risultati dei test (2). Altrimenti, potremmo dire che la validità è la capacità di uno strumento di misura per quantificare in modo significativo e adeguato la caratteristica per cui la misurazione è stata designata.

Esistono due grandi teorie al momento di formulare e analizzare i test. La prima, di cui abbiamo parlato, è la teoria classica dei test (TCT). La seconda è la teoria di risposta all’item (TRI). A seguire si descrivono gli aspetti fondamentali della TCT.

Teoria classica dei test

La teoria classica dei test

Questo approccio tende a essere quello più utilizzato nell’analisi e formulazione dei test. Le risposte date da una persona in un test sono messe a confronto tramite metodi statistici o qualitativi con le risposte di altri individui che hanno effettuato lo stesso test. In questo modo, è possibile realizzare una classificazione.

Tuttavia, realizzare questa classificazione non è molto semplice. Lo psicologo, come un altro specialista, deve assicurarsi che lo strumento utilizzato valuti con precisione, con il minimo errore (1).

Quando uno psicologo sottopone un test a una o più persone, il risultato sarà il punteggio empirico ottenuto. Ad ogni modo, esso non ci informa sul grado di precisione di quei punteggi. Non sappiamo se quei punteggi empirici corrispondono o no ai punteggi che una persona ha ottenuto effettivamente nel test.

Ad esempio, potrebbe succedere che i punteggi risultino diminuiti poiché quel giorno la persona esaminata non stava bene o magari perché le condizioni fisiche in cui si è sviluppato il test non erano ottimali.

“Gli psicologi, come accade a chi realizza distributori di benzina, sono obbligati a garantire che i punteggi dei test siano precisi, con poco margine di errore…”

-José Muñiz, 2010-

Il modello lineare classico

Agli inizi del XX secolo Spearman propone la teoria classica dei test. Il ricercatore propone un modello molto semplice per i punteggi ottenuti dalle persone nei test: il modello lineare classico.

Questo modello consiste nel sostenere che il punteggio che una persona ottiene nel test, che denominiamo punteggio empirico, e che solitamente è indicato dalla lettera X, è formato da due componenti. La prima, è il punteggio vero (V) e la seconda è l’errore (e). Quest’ultimo può essere dovuto a molte cause che non possiamo controllare. Per questo la TCT si preoccupa di determinare con precisione l’errore di misurazione.

Ciò si potrebbe spiegare con la seguente formula: X = V + e

In seguito, Spearman aggiunge tre ipotesi al modello.

Le tre ipotesi del modello classico

  • Il punteggio vero (V) è l’aspettativa matematica del punteggio empirico. Si scriverebbe in questo modo: V = E(X).

Si definisce, pertanto, punteggio vero ottenuto da una persona in un test quel punteggio che si otterrebbe in media se si passasse infinite volte lo stesso test.

  • Non esiste relazione tra il valore del punteggio vero e la quantità degli errori che influiscono sul punteggio. Si può definire come: r(v, e) = 0

Il valore del punteggio autentico è indipendente dall’errore di valutazione.

  • Gli errori di misura in un test concreto non sono legati agli errori di misura di un altro test diverso. Questo si esprime con: r(ej, ek) = 0 

Gli errori commessi in un’occasione non influenzerebbero quelli commessi in un’altra occasione.

Matita su foglio

La teoria classica dei test è semplice, non c’è bisogno di conoscenze matematiche avanzate per metterla in pratica e si può applicare in qualsiasi contesto. Il problema è che i risultati che fornisce saranno sempre legati alla popolazione in cui il test è stato convalidato. Inoltre, in molti casi il punteggio minimo richiesto per considerato superato il test, in realtà non è sufficiente.

  1. Muñiz Fernández, J. (2010). Las teorías de los tests: teoría clásica y teoría de respuesta a los ítems. Papeles del Psicólogo: Revista del Colegio Oficial de Psicólogos.
  2. Prieto, G., & Delgado, A. R. (2010). Fiabilidad y validez. Papeles del Psicólogo31(1), 67-74.
  3. De la Lengua Española, D. (2001). real Academia española.
  4. Spearman, C. (1904). The proof and measurement of association between two things. The American journal of psychology15(1), 72-101.
  5. Spearman, C. (1907). Demonstration of formulae for true measurement of correlation. The American Journal of Psychology, 161-169.
  6. Spearman, C. (1913). Correlations of sums or differences. British Journal of Psychology, 1904‐19205(4), 417-426.