Teorie dello sviluppo: le principali 6

Teorie dello sviluppo: le principali 6
Alejandro Sanfeliciano

Scritto e verificato lo psicologo Alejandro Sanfeliciano.

Ultimo aggiornamento: 22 dicembre, 2022

La psicologia dello sviluppo si incarica dello studio dell’essere umano durante tutte le tappe vitali. Studia come si sviluppa la cognizione e coma cambia la condotta durante la crescita. È una disciplina interessante che apporta una moltitudine di conoscenze al campo della psicologia applicata. Per poterla comprendere e non perderci lungo il cammino, descriviamo le principali teorie dello sviluppo.

Spiegando i dati di cui disponiamo al giorno d’oggi, qualcuno potrebbe apparire alquanto obsoleto. Tuttavia, ciò non toglie che la sua esposizione e comprensione sono fondamentali per dimostrare i progressi avvenuti nella psicologia dello sviluppo durante gli ultimi decenni. Queste sei teorie dello sviluppo di cui parleremo da una prospettiva evolutiva sono la Gestalt, la psicoanalisi, il comportamentismo, la psicologia cognitiva, la teoria di Piaget e Vygotskij.

Teorie dello sviluppo

La psicologia della Gestalt

La psicologia della Gestalt è stata una delle prime correnti scientifiche sorte in psicologia. Al giorno d’oggi è ampiamente accettata, ma il suo approccio nello studio della percezione fu senz’altro rivoluzionario. Sebbene gli psicologi che ne aderirono siano meno noti per lo studio dello sviluppo, risaltarono anche in questo campo.

Ingranaggi del cervello femminile e maschile

La Gestalt sostiene che, per conoscere, ci serviamo di una serie di strutture. Strutture che avrebbero una base fisica e imporrebbero le loro qualità per quanto concerne il nostro sviluppo. D’altro canto, potremmo definirle come totalità complesse, prodotto a loro volta della decomposizione delle unità complesse. Complesso? Vediamo di spiegarlo un po’ meglio.

Quello che vuole dirci la psicologia della Gestalt sullo sviluppo è che questo si basa su alcune strutture di natura biologica che impariamo a usare a mano a mano che cresciamo. Non ci sarebbe, dunque, uno “sviluppo” nel senso di genesi e stadi evolutivi, bensì solo la progressiva scoperta delle capacità cerebrali. La ricerca attuale, però, ci dimostra che non è vero e che si verificano veramente una genesi e un’evoluzione nei processi cognitivi.

La psicoanalisi

La psicoanalisi è una corrente con un padre ben noto: Sigmund Freud. Questo approccio ci presenta gli impulsi inconsci e i loro effetti sulla nostra condotta. Sebbene questa branca si basò su un metodo poco scientifico e i suoi postulati scarseggiarono del principio di parsimonia, ebbe comunque un forte impatto sullo studio dello sviluppo e le sue teorie rappresentarono una rivoluzione riguardo alla concezione psicologia dell’infanzia e dell’adolescenza vigente fino a quel momento.  

Per quanto riguarda lo sviluppo, la psicoanalisi afferma che esso avviene perché il bambino ha bisogno di soddisfare una serie di necessità in ogni fase evolutiva. Classifica, dunque, lo sviluppo in una serie di stadi in funzione di come vengono soddisfatte queste necessità. La psicoanalisi sottolinea anche l’importanza della sessualità in tutte le fasi dello sviluppo umano, persino durante le prime.  

Il comportamentismo

Corrente che nacque in risposta allo scarso atteggiamento scientifico della psicoanalisi. È estremamente positivista, tutto quello che non può essere misurato direttamente, per questi studiosi, resta fuori dallo studio della psicologia. Studiavano, dunque, solo la relazione tra gli stimoli percepiti e la condotta che scatenavano, ignorando qualsiasi variabile intermedia che non potesse essere misurata.

Per i comportamentisti, lo sviluppo può essere compreso solo grazie ai diversi tipi di apprendimenti che rientrano in questo quadro. Il bambino nasce con una serie di risposte incondizionate e innate che, tramite l’esperienza, associa ad altri stimoli. Attraverso dei processi molto semplici, genera una moltitudine di condotte complesse. Il problema di questa teoria dello sviluppo è che può essere considerata troppo riduzionista.

Pavlov

La psicologia cognitiva

Sorge come reazione al comportamentismo e si preoccupa di studiare i processi interni che possono mediare tra un determinato stimolo e una determinata condotta. È qui che nascono le prospettive computazionali e connessionistiche del cervello umano. Al giorno d’oggi, la psicologia cognitiva è la prospettiva più avvalorata, soprattutto in Europa.

Per quanto riguarda lo studio dello sviluppo, la psicologia cognitiva definisce il soggetto come un elaboratore di informazioni con cui costruisce rappresentazioni interne di come è il mondo. Questa teoria si avvicina a Piaget e Vigotsky per via di questo principio costruttivista. Tuttavia, definendo i processi come associativi, si allontana dai due studiosi per avvicinarsi di più al comportamentismo.

Jean Piaget

Piaget è uno dei grandi referenti nelle teorie dello sviluppo. È considerato uno dei padri del costruttivismo. Parte dall’idea che il bambino costruisce il suo mondo, e il suo modo di costruirlo varia in funzione dei problemi che si pone. La sua teoria dello sviluppo si concentra sulla formazione delle conoscenze.

Tramite la sua prospettiva costruttivista, elaborò una teoria che divideva lo sviluppo in una serie di stadi. Questi stadi sono universali e tutti i soggetti si approccerebbero a essi in età simili. Se volete approfondire la teoria di Piaget e dei suoi stadi, potete consultare il seguente link qui.

Bambino e cervello

Lev Vygotski

Un altro dei grandi referenti delle teorie dello sviluppo. Come Piaget, affrontò lo sviluppo da una prospettiva costruttivista. Tuttavia, sebbene coincisero in quanto a prospettiva, focalizzarono la loro attenzione su punti diversi: mentre Piaget si concentrava su come l’individuo interagiva con il suo ambiente circostante, Vygotskij si concentrò sugli effetti culturali e sociali che influivano sullo sviluppo.

Per Vygotskij , lo sviluppo era indissociabile dall’ambiente sociale, poiché sono la cultura e la società a trasmettere i modelli comportamentali e organizzativi della conoscenza. Non si tratta, però, di un processo di copia e incolla, il bambino costruisce la sua realtà tramite quello che dice la società. Questo postulato teorico è conosciuto come socio-costruttivismo.

È un paradigma interessante e che offre numerose possibilità di elaborazione. Nonostante molte persone considerino il pensiero di Vygotskij opposto a quello di Piaget, in realtà possono essere conciliati facilmente. Tuttavia, a tale scopo, bisogna adottare una prospettiva più ampia che agisca da diversi livelli e modi di indagare.


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