Come aiutare i bambini a risolvere i problemi?

2 agosto 2016 in Psicologia 0 Condivisi

I bambini hanno bisogno di imparare a risolvere i loro problemi da soli. Di fatto, l’abilità di problem solving è una delle più importanti per il futuro dei nostri figli. Se li aiutiamo nel compito di migliorare in tal senso, faremo loro un grande favore. Non bisogna aspettare che entrino nella fase dell’adolescenza: un bambino dovrebbe iniziare ad affrontare i suoi problemi già in età prescolare.

Se intercediamo per i nostri figli e cerchiamo di risolvere la maggior parte dei loro problemi, cresceranno dipendenti, deboli ed irresponsabili. Il riflesso di questa protezione eccessiva, quando c’è, si manifesta chiaramente in situazioni quotidiane come fare i compiti o gestire al loro posto i conflitti che hanno con i propri compagni.

Tuttavia, il difetto di molti genitori è che nemmeno loro sanno esattamente come si sviluppa il processo di risoluzione dei problemi. Li risolvono come riescono o sanno, senza conoscere bene il procedimento che seguono né saperlo spiegare in modo esplicito. Non è un male, semplicemente significa che hanno assimilato il processo, ma non sanno spiegarlo a parole.

Perché i bambini hanno bisogno di risolvere i loro problemi?

I bambini affrontano tanti problemi tutti i giorni, problemi che vanno dalle difficoltà scolastiche a conflitti con i compagni, da problemi nel gioco o nello sport a difficoltà nel portare a termine un compito o anche nel decidere quale look è il più adatto per un’occasione particolare.

Quando un bambino risolve un problema, di fatto migliora la sua autostima e la fiducia che ha in se stesso. Una cosa che, senza dubbio, lo renderà più indipendente e sicuro.
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Bambino-che-piange

D’altra parte, quando un bambino non ha la capacità di risolvere un problema e in qualche modo si sente inferiore ad esso, quello che fa è mettere in atto un processo noto in psicologia come evitamento. Ad esempio, se un bambino viene infastidito dai compagni e non è sicuro di come rispondere, invece di affrontare la situazione, dice che non gli piace la scuola, studia meno o si lamenta di problemi di salute inesistenti per non doversi esporre alla situazione.

Altri bambini che mancano di questa abilità di soluzione dei problemi scelgono di non riconoscere di avere delle alternative, reagendo in modo impulsivo, senza pensare, facendo quello che qualcuno dice loro o manifestando violenza.

Aiutare i bambini ad imparare a cercare delle soluzioni e a scegliere la migliore non significa fare il lavoro al posto loro, ma accompagnarli durante il cammino.
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Come insegnare ai bambini a valutare i problemi

I bambini devono cominciare ad identificare un problema quando c’è. A volte non ne sono consapevoli o non hanno il coraggio di dirlo. Il bambino, però, deve riconoscere di avere un problema. Come disse Ludwig Wittgenstein, se un problema può manifestarsi, allora si può anche risolvere. Probabilmente faceva riferimento a questioni filosofiche trascendentali, ma è un’affermazione che ben si presta anche ai problemi della vita quotidiana.

Una volta identificato il problema, arriva il momento di trovare le soluzioni, prima di sceglierne una. Un modo che ai bambini piace molto e che anche gli adulti usano è la pioggia di idee. Consiste nel dire o annotare tutte le possibili soluzioni che vengono in mente, per quanto strambe possano sembrare. Questo modo di pensare è fantastico perché sono proprio queste idee strane che, dopo un processo di riflessione successivo, possono portare ad una soluzione davvero buona.

Soluzioni

Quando il bambino riconosce di avere diverse opzioni e capisce le possibili conseguenze di ognuna, allora arriva il momento di decidere qual è la migliore. Bisogna insegnare ai bambini che se, dopo aver scelto un’opzione, questa non risolve il problema, allora possono tentarne un’altra. In questo senso, i bambini vanno incoraggiati a non darsi per vinti finché non hanno risolto il problema.

Discutere i problemi in modo attivo

Quando appaiono i problemi, a meno che non sia una situazione davvero pericolosa, non dobbiamo precipitarci a risolverli al posto dei nostri figli. Se vediamo che nostro figlio si sta sforzando per superare una difficoltà, lasciamolo fare, anche se gli è molto difficile. Bisogna valorizzare più il suo impegno e il suo coraggio che non la risoluzione del problema in sé.

Solo quando vediamo che davvero non sa cosa sta succedendo, non sa cosa fare o non ha intrapreso il cammino corretto, allora possiamo dargli una mano, ma non a risolvere il problema, piuttosto aiutarlo a riconoscerlo e indirizzarlo verso la direzione giusta per trovare delle soluzioni.

Un altro aspetto importante da tenere in considerazione è evitare di castigare o rimproverare un bambino quando non è capace di risolvere un conflitto o quando mostra di avere un problema. Se litiga spesso con i suoi fratelli o prende voti bassi a scuola, ad esempio, quello che si può fare è aiutarlo a vedere il problema e a cercare soluzioni, non alimentare la fonte dei conflitti o delle difficoltà.

Permettiamo al bambino di provare le conseguenze naturali delle sue decisioni

Quando lasciamo che i nostri figli vivano le conseguenze naturali delle loro decisioni, permettiamo che sviluppino davvero le abilità di problem solving. Tenere in considerazione le conseguenze naturali significa lasciare che il bambino faccia la sua scelta e che poi ne affronti le conseguenze, positive o negative che siano.

Mamma-consola-la-figlia

Un bambino o un adolescente che verifica le conseguenze di una decisione presa in tutta libertà è ben disposto a parlare di quello che è successo, del perché è successo e di quali altre opzioni aveva.

Tuttavia, se non lasciamo che i nostri figli inizino a muoversi nel mondo reale, non impareranno mai a prendere buone decisioni, disprezzeranno qualsiasi rischio perché avranno la sensazione di essere del tutto immuni. Non dimentichiamo, quindi, che i nostri figli potranno imparare a prendere decisioni solo se permettiamo loro di vivere tutto il processo, dal definire il problema fino all’affrontare le conseguenze delle loro azioni.

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