L’importanza di insegnare ai bambini a dire “grazie”, “per favore” e “buongiorno”

· 31 agosto 2016

Trasmettere ai bambini l’importanza di dire sempre grazie, di chiedere per favore o di dire buongiorno o buonasera, va oltre la semplice cortesia. Investiremo sulle emozioni, sui valori sociali e, soprattutto, sulla reciprocità.

Per creare una società basata sul rispetto mutuo, nella quale l’essere civili e la considerazione segni la differenza, è necessario investire su queste piccole abitudini sociali alle quali, a volte, non prestiamo l’importanza che meritano. Perché la convivenza si basa sull’armonia, sulle interazioni di qualità fondate sulla tolleranza, al quale ogni bambino dovrebbe dare importanza fin dalla tenera età.

Appartengo alla generazione del grazie, del per favore e del buongiorno, alla stessa in cui non si dubitava a chiedere scusa se necessario. Qualità che non esito a trasmettere ai miei figli, perché educare al rispetto significa educare all’amore.

Un errore che molte famiglie commettono è quello di insegnare ai propri figli queste norme di cortesia solo quando iniziano a parlare. Ebbene, è interessante sapere che “il cervello sociale” di un bambino è tremendamente ricettivo a qualsiasi stimolo, al tono di voce e anche alle espressioni facciali dei propri genitori.

Che ci crediate o meno, possiamo educare un bambino a certi valori fin da quando è molto piccolo. I suoi atteggiamenti sono quasi insospettabili e bisogna approfittare di quella grande sensibilità in materia emotiva. Ve ne parliamo di seguito.  

padre e figlia

Ringraziare, una potente arma per il cervello infantile

I neuroscienziati ci ricordano che il sistema neuronale di un bambino è geneticamente programmato per “connettersi” con gli altri. È una cosa meravigliosa ed intensa. Anche le attività quotidiane, come dargli da mangiare, lavarlo o vestirlo si trasformano in impronte cerebrali che danno forma, in un modo o nell’altro, alle risposte emotive che il bambino darà in futuro.

Il disegno del nostro cervello, per così dire, ci fa sentire inesorabilmente attratti a sua volta da altri cervelli, per via dell’interazione di tutti coloro che ci circondano. Un bambino trattato con rispetto e che fin da piccolo viene abituato  ad ascoltare la parola “grazie”, dunque, capirà velocemente che si tratta di un potente rinforzo positivo e, poco a poco, lo svilupperà a sua volta.

È molto probabile che un bambino di 3 anni, al quale i suoi genitori hanno insegnato a dire “grazie”, “per favore” e “buon giorno”, non comprenda ancora bene il valore della reciprocità e del rispetto di queste parole. Ciò nonostante, tutto questo crea un adeguato e meraviglioso substrato, affinché le radici siano forti e profonde.

L’età magica compresa tra i 2 e i 7 anni, è quella che Piaget denominava “stadio dell’intelligenza intuitiva”. È in questa fase che i più piccoli, nonostante non comprendano il mondo degli adulti, risvegliano progressivamente il loro senso del rispetto, intuiscono quell’universo che va oltre le proprie necessità, per scoprire l’empatia, il senso della giustizia e, ovviamente, la reciprocità.

mamma e figlia mano nella mano

La reciprocità: un importante valore sociale

Quando un bambino scopre cosa verifica nel suo contesto più prossimo quando chiede le cose “per favore” e termina con un “grazie”, niente è più uguale. Fino a quel momento, intendeva queste parole come norme prefissate dagli adulti, che conferivano un rinforzo positivo al suo buon comportamento.

Ciò nonostante, prima o poi, il bambino proverà l’autentico affetto di trattare con rispetto i suoi simili e i risultati che questa azione ha su di sé e sugli altri. È una cosa eccezionale, una condotta che lo accompagnerà per sempre, perché trattare gli altri con rispetto significa anche rispettare se stessi, agire d’accordo ai valori e ad un senso di convivenza basato su un pilastro sociale ed emotivo importante: la reciprocità.

bambini corrono felici sul prato

Sarà all’incirca verso i 7 anni che i nostri figli scopriranno appieno tutti i valori che conformano la loro intelligenza sociale. In questo istante cominciano a dare più importanza all’amicizia, a sapere ciò che implica questa responsabilità affettiva, a capire e a godere della collaborazione, a far fronte alle necessità degli altri e ad interessi diversi dai propri.

È senza dubbio un’età meravigliosa, durante la quale qualsiasi adulto deve tener conto di un aspetto essenziale: dobbiamo continuare ad essere il miglior esempio per i nostri figli. Ebbene, la domanda magica è la seguente… In che modo possiamo inculcare ai nostri figli, fin da quando sono piccoli, queste norme di convivenza, di rispetto e di cortesia?

Ecco di seguito alcune strategie affinché possiate tenerne conto: si tratta di indicazioni basilari da offrire ai bambini in ogni situazione. Vale la pena tenerle a mente:

  • Sei entrato in un qualsiasi posto? Saluta, dì buongiorno o buonasera.
  • Vai via? Dì arrivederci.
  • Ti hanno fatto un favore o dato qualcosa? Ringrazia
  • Ti parlano? Rispondi.
  • Ti stanno parlando? Ascolta.
  • Hai qualcosa? Condividilo.
  • Non ce l’hai? Non invidiarlo.
  • Hai preso qualcosa che non è tuo? Restituiscilo.
  • Vuoi che facciano qualcosa per te? Chiedilo per favore.
  • Ti sei sbagliato? Chiedi scusa.

Sono semplici norme che, senza dubbio, saranno di grande aiuto ai vostri figli giorno dopo giorno.