Catarsi emozionale: cos’è e come ci aiuta?

19, maggio 2017 in Emozioni 1127 Condivisi

È capitato a tutti in qualche occasione di iniziare a piangere perché le emozioni avevano preso il sopravvento e di non poterlo evitare, non solo, di non poter frenare il pianto. È possibile che anche la rabbia o l’ira ci abbiamo indotti ad avere un’intensa esplosione emozionale che ci ha fatto perdere il controllo. Queste esperienze fanno parte del fenomeno conosciuto come catarsi emozionale.

La catarsi emozionale è un processo nel quale le nostre emozioni si mostrano nel modo più puro possibile, pertanto di solito si presenta in situazioni nelle quali il malessere è molto intenso. Trattandosi, appunto, di un’espressione intensa dell’emozione, risulta essere molto perturbante per alcune persone, le quali arrivano persino a pensare che la catarsi sia pericolosa.

Nonostante sia molto spettacolare, un processo di catarsi emozionale non è mai pericoloso, bensì svolge una funzione catartica, come indica il nome. Ci aiuta a conoscere e ad esprimere quello che proviamo, spingendoci oltre l’intellettualizzazione delle situazioni avverse che viviamo. In altre parole, mettiamo da parte la repressione e cominciamo davvero ad esprimere tutto il torrente emozionale che teniamo dentro di noi.

Esprimere le emozioni non è mai pericoloso, pericoloso è contenerle o negarle, perché in questo caso ci imprigionano invece di liberarci e vivere il mondo in tutta la sua intensità.
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La catarsi emozionale nel processo terapeutico

Una delle principali preoccupazioni di chi si sottomette per la prima volta ad una terapia psicologica è che la catarsi emozionale si impossessi dell’individuo e non gli sia possibile conferire logica al suo discorso. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, quello che si cerca in un processo terapeutico è il riconoscimento e la validazione delle emozioni, con il fine di identificare le esperienze che causano malessere.

Di fatto, la catarsi è stato un processo cercato ed utilizzato da Sigmund Freud all’inizio della psicoanalisi. Nel suo caso, dato che l’isteria era una malattia di origine traumatica, Freud usava l’ipnosi per ottenere una “purificazione” o catarsi emozionale che liberasse il trauma, facilitando l’espressione delle emozioni e delle esperienze represse che causavano i sintomi.

Quando le emozioni ti bloccano o paralizzano, quando sei stato forte ed incorruttibile nelle situazioni più sfavorevoli della vita, all’improvviso non ce la fai più e affondi. Cerchi aiuto per processare queste esperienze e queste emozioni tramite la catarsi e la sua posteriore analisi.
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Tuttavia, la catarsi è un elemento terapeutico importante anche all’infuori della psicoanalisi; nello psicodramma di autori come lo psichiatra Moreno, la catarsi è l’obiettivo della terapia di gruppo. In questo caso, si vuole procedere all’elaborazione del conflitto che ci ha portato a fare terapia.

La catarsi è un’ulteriore esperienza del normale processo terapeutico e ci aiuta a processare il malessere con il quale ci rechiamo alla seduta terapeutica
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L’espressione emozionale è una parte essenziale del nostro Io

Ogni espressione emozionale, anche se si manifesta in modo brusco come può avvenire con la catarsi, deve essere validata e mai censurata. Tenete in considerazione che le emozioni sono una parte di noi, una parte in più che ci dona l’essenza che ci fa essere chi siamo.

Un processo catartico o di abreazione emozionale non ci rende deboli, ci rende umani. Ci insegna che l’esperienza emozionale più pura è il primo passo per l’integrazione e la comprensione del dolore che esiste nelle nostre vite.
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Le esperienze emozionali, inoltre, ci aiutano a relazionarci con il mondo, sono un’ulteriore parte dell’esperienza che abbiamo con l’ambiente circostante e con gli altri. Sono una parte fondamentale per poter processare le esperienze più dolorose o angoscianti, fino a quelle più allegre.

La catarsi emozionale, infatti, sorge quando ci siamo mostrati forti per molto tempo e ci rompiamo. Per questo motivo, diventa un processo necessario ed irrefrenabile, un processo che ci mostra la realtà, che ci insegna che siamo fragili e che, a volte, abbiamo bisogno di scoppiare a piangere per ricostruire l’esperienza sotto forma di insegnamenti.  

Continuo ad essere me quando rido e quando piango, perché sono proprio queste esperienze a rendermi umano.
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