Ho costruito la mia vita su un castello di carte

29 dicembre 2016 in Psicologia 0 Condivisi

Ho costruito la mia vita su un castello di carte, anche se me ne sono resa conto solo dopo molto tempo. Credevo di avere ottime carte in mano; eppure, all’improvviso, ho perso la partita. Quelle carte erano piccoli obiettivi che pensavo di aver raggiunto pian piano nel mio percorso. Ma è bastata una corrente d’aria a farle crollare tutte in un istante.

Avevo la carta del lavoro, la carta dell’indipendenza, la carta della libertà e la carta della fiducia, ma è arrivato un mostro chiamato “crisi” e si è messo a giocare con le mie carte. Quel castello è stato scosso da un terremo che ha fatto crollare ogni piano, che ha sgretolato le pareti come se fossero state fatte di pasta frolla.

A quel punto, mi sono accorta che non sono stata io a cercare quelle carte, ma che me le ero ritrovate in mano.
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Di fronte a quelle circostanze che non mi aspettavo, come se avessi perso la partita della vita giocandola a poker in un casinò, il futuro sul quale avevo investito tutti i miei risparmi è volato fuori dalla finestra. Non c’erano più certezze, il mondo era diventato un grande punto di domanda e sono comparse le mie paure.

La vita è un gioco d’azzardo, ogni giorno non sappiamo se vinceremo o perderemo.
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Giochiamo la partita con carte già assegnate

Molte volte non ci rendiamo conto che alla partita della vita partecipiamo con carte che ci hanno già assegnato e che siamo solo noi a doverle giocare in modo da vincere. La sorte ci mette di fronte a situazioni che non ci siamo andati a cercare e che ci feriscono, perché non possiamo controllarle.

La sorte può essere la nostra migliore amica o peggiore nemica. È lei a darci le carte, ma noi decidiamo come giocarle.
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Che cosa possiamo fare quando le carte che ci siamo ritrovati in mano non ci favoriscono? Come possiamo fare per vincere comunque la partita con la sorte? La strategia principale è non perdere la visione generale del gioco della vita. Possiamo arrenderci e lasciarci trasportare dalla tristezza verso cui l’inerzia della sorte ci spinge o possiamo lottare fino all’ultimo.

Per poter lottare, molto spesso dobbiamo impiegare diverse strategie che possono giocare a nostro favore. Così, quando ci ritroviamo con delle brutte carte, queste strategie di coping possono aiutarci. Le strategie di coping sono, secondo Lazarus e Folkman, un insieme di strategie cognitive e comportamentali che le persone utilizzano per gestire richieste interne o esterne che percepiscono come eccessive rispetto alle risorse di cui dispongono.

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La partita si vince grazie alle strategie di coping

Nella vita ci ritroveremo spesso di fronte a situazioni difficili in cui non possiamo evitare di soffrire, ma dobbiamo imparare ad accettarle e convivere con esse. Fanno parte del gioco della vita. Non dobbiamo arrenderci e cedere al dolore e alla paura.

Le strategie di coping non solo ci aiutano a gestire lo stress, ma anche a gestire le emozioni e i problemi quotidiani. Eppure, spesso non utilizziamo le strategie adeguate e per questo motivo non riusciamo ad affrontare i problemi. Le strategie di coping, secondo Lazarus e Folkman, sono di due tipi diversi:

  1. Strategie che s’incentrano sul problema: si utilizzano quando il problema può essere affrontato cambiando l’ambiente in cui è sorto oppure cambiando noi stessi. Le due strategie principali di questo tipo sono:
  • Confronto: consiste nell’affrontare in modo diretto il problema.
  • Pianificazione della risoluzione: in questo caso si usa una tecnica di risoluzione dei problemi per individuare il modo migliore di affrontarli.

2. Strategie che s’incentrano sull’emozione: di solito si impiegano quando non si può intervenire sul problema, perché c’è un fattore impossibile da cambiare. Quindi si cerca di modificare il significato emotivo dello stress, vale a dire il nostro modo di trattare o interpretare ciò che sta accadendo. Queste strategie sono:

  • Distanziamento: usare la negazione o dimenticarsi dell’esistenza del problema.
  • Autocontrollo: non buttarsi di getto sul problema, ma mantenerla una questione intima e personale.
  • Accettare la responsabilità del problema.
  • Fuga/Elusione: aspettare che il problema si risolva da solo o persino usare sostanze stupefacenti come strategia per affrontarlo.
  • Rivalutazione positiva: chiedere aiuto o consigli affinché qualcuno esterno al problema ci assista.

C’è poi una strategia speciale, che consiste nella ricerca di supporto sociale e che si considera parte di entrambe le tipologie. Può essere infatti sia una strategia emotiva sia un metodo incentrato sul problema. Il motivo è che tutto dipende dal modo in cui sfruttiamo quell’aiuto esterno.

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Attenzione! Non tutte le strategie di coping sono adeguate

Non tutte le strategie che vi abbiamo appena illustrato sono positive o adeguate nella risoluzione di problemi. Quelle che abbiamo descritto sono alcune tra quelle che, secondo i due autori, le persone tendono a impiegare più spesso, ma è bene sapere che le strategie di distanziamento e di confronto spesso causano più danni che altro.

Al contrario, le strategie di pianificazione e di risoluzione dei problemi, così come la rivalutazione positiva, sono quelle considerate più utili al momento di affrontare un problema, visto che di solito danno risultati molto positivi.

Quando le carte della partita della vostra vita crollano come se si trattasse di un castello senza fondamenta, ricordatevi di utilizzare le migliori strategie per riuscire a risolvere i problemi. Se non sapete come utilizzarle, chiedete l’aiuto di uno psicologo per imparare a farlo, e non permettere così che la sorte e la tristezza vincano la partita. Siete voi a decidere come volete giocare la partita della vostra vita: la sorte vi dà semplicemente le carte, ma siete voi a decidere quali giocare in ogni momento.

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