Disinfettare la tristezza

30, dicembre 2014 in Emozioni 944 Condivisi

Due monaci che stavano rientrando al Tempio trovarono vicino al torrente una donna che piangeva perché non aveva il coraggio di attraversarlo, visto che la corrente delle acque era troppo forte. Il più anziano dei due, senza esitare, la sollevò tra le sue braccia e la portò fino all’altra sponda. 

I due monaci continuarono il loro cammino e dopo tre giorni il più giovane dei due, che non poteva più contenere la sua curiosità, esclamò: “Come hai potuto fare ciò, prendere una donna tra le tue braccia? Sai che le nostre regole lo vietano!”

Il monaco anziano rispose con un sorriso: “Forse ho violato le regole, ma ho solo aiutato una donna che aveva bisogno di me e le ho fatto attraversare il ruscello. Ma che dire di te? Sono già passati tre giorni da allora, e mentre io l’ho lasciata laggiù, tu la porti ancora con te”.

(Storia Zen)

Quando un evento importante lascia un segno nei nostri valori più essenziali, di solito reagiamo con stupore.

Alle volte, diverse azioni quotidiane (a casa, al lavoro, tra gli amici, in famiglia) violano le nostre emozioni, i nostri affetti e persino la nostra dignità in modo profondo. E può capitare di reagire isolando il nostro cuore per non dover sopportare più questo dolore, diventando persone paralizzate o insensibili, sentendoci assopiti o completamente sgretolati. Quando crediamo di aver assistito a un disastro tutto crolla, le nostre paure vengono accentuate, i dubbi si accumulano e la speranza si allontana.

Dimentichiamo ciò in cui crediamo e sentiamo dentro di noi un caos che ci porta a perdere la fiducia… E senza fiducia, non ci rimane quasi nulla. Inizia l’ecatombe e sentiamo che la “nostra” gente non è più la stessa. All’inzio cerchiamo di far sì che il tempo lenisca la nostra confusione e la isoli in un angolino, ma è un errore. E così non ci resta altro da fare se non metterci a ripulire e riordinare la nostra casa, le nostre certezze. Spazzare via la polvere, disfarci delle cose inutili anche se è doloroso, scappare da ciò che non serve più, smettere di accumulare detriti. Andiamo alla ricerca di nuovi cammini puliti e luminosi, che ci allontanino dal caos.

In sintesi: disinfettiamo la nostra tristezza. Un’altra alternativa è continuare il percorso lungo il nostro personale ruscello, come se nulla fosse accaduto, senza dialogo e senza riflessione. Ma le nostre emozioni e pensieri repressi alla fine ci faranno accumulare rabbia e risentimento, finché dentro o fuori di noi non si scatenerà un nuovo disastro.

Per questo è così necessario salvare i mobili, raccogliere le macerie, fare una catarsi e una pulizia generale e sterilizzarci interiormente. Acquisire una dimensione sana della nostra sofferenza e iniziare a decorare di nuovo, con impegno e rispetto, la nostra coscienza e quella di chi ci ha causato quel crollo. Soltanto mettendo ordine nel caos riusciremo a dimenticare le paure, l’incertezza e la sfiducia spariranno pian piano, e i ricordi non si cancelleranno, ma almeno smetteranno di fare male.

Immagine per gentile concessione di Eddy Van