L’illusione del controllo in terapia

· 1 novembre 2017

Ci sono momenti in cui ci chiediamo se non sarebbe il caso di andare dallo psicologo. Dubitiamo, abbiamo paura e domandiamo agli altri. Magari arriviamo a cercare medicine alternative o terapie pseudoscientifiche per trovare una minima tranquillità. Cerchiamo una via d’uscita e finiamo da uno specialista. Talvolta, il pozzo in cui ci troviamo può diventare talmente profondo da spingerci a credere che la speranza sia morta con l’assenza di luce.

 “ Quando si deve andare in basso, è bene cercare il pozzo più profondo e calarsi nel fondo”.

-Haruki Murakami-

Una volta fissati gli obiettivi con il terapista, con una buona dose di energia e la giusta predisposizione, cominciano ad arrivare i progressi. La montagna che sembrava invalicabile comincia a mostrarsi più piccola. Ci sentiamo un po’ meglio e a forza di costruire da noi i passi successivi, ci crediamo sempre di più… In quel momento risuonano nella nostra testa frasi come “posso farcela”, “finora sembra stia andando tutto bene”, “anche quando le cose vanno male trovo dei momenti buoni”… Quando arriva, dunque, il momento di lasciare la terapia?

L’illusione del controllo

L’illusione del controllo è un fenomeno conosciuto tra gli psicologi e tra i pazienti, pur non avendo mai articolato una riflessione sul tema. Tra gli strumenti per il ragionamento e il pensiero sviluppati dagli esseri umani troviamo i giudizi.

Uno dei più conosciuti è l’idea del controllo. Ciò si riferisce alla sensazione di controllo o dominio su elementi della realtà che non dipendono davvero da noi. L’esempio più lampante è quello del giocatore di casinò: crede di poter usare strategie e tattiche sul gioco che è in realtà incontrollabile (come la roulette).

 “La realtà non è altro che la capacità che hanno i nostri sensi di ingannare se stessi”

-Albert Einstein-

Ragazza che guarda alla finestra

Durante la terapia, soprattutto nel caso di alcune malattie specifiche, c’è un alto rischio associato all’idea del controllo. Uno dei problemi che si possono presentare durante una sessione di psicologia è proprio quest’illusione. Nel momento in cui ci vediamo finalmente liberi da molte delle catene di pensieri negativi che ci affliggevano e raggiungiamo un punto di benessere, è normale che sorga il dubbio.

Pensare “ora sto bene” è positivo, tuttavia, va sempre inserito in un contesto reale senza mai perdere la prospettiva. Sarà uno degli obiettivi che gli psicologi dovranno trattare durante la terapia. Di tutti i possibili motivi per i quali un soggetto può abbandonare una terapia psicologica, l’illusione del controllo è uno dei più dannosi per le conseguenze e le ricadute che può generare.

L’importanza del percorso in terapia

Quando arriviamo al punto della terapia in cui cominciamo ad ottenere dei risultati, in cui prendiamo il ritmo e riusciamo persino ad imporci degli obiettivi e a prendere delle decisioni, ecco che ci troviamo all’inizio del benessere. Questo è molto positivo.

Tuttavia, aver abbandonato pensieri dannosi e cattive abitudini non vuol dire aver assunto il controllo. È questo il momento della terapia in cui bisogna stare ancora più all’erta e non abbandonare ciò che ci ha fatto stare meglio. Se le richieste iniziali sono state soddisfatte, l’ideale è stilare un piano di prevenzione che dia continuità ai risultati ottenuti durante la terapia. Nelle fasi successive si lavorerà sulle difficoltà legate proprio al mantenimento dei miglioramenti.

“Tu puoi fare quello che ti sei proposto. Sei forte e ne hai le capacità. Non sei fragile né debole. Rimandando ad un momento futuro quello che vorresti fare ora, ti consegni all’evasione, ai dubbi e, quel che è peggio, all’autoinganno”.

-Wayne Dyer-

Persona dallo psicologo

Cosa succede se un nostro familiare o una persona a noi cara si trova in questa fase? L’ideale è rafforzare il mantenimento delle nuove abitudini e delle strategie che le hanno consentito di arrivare fin lì. Tenere d’occhio l’autoinganno. Sicuramente il terapista comincerà a diminuire la frequenza delle sessioni fino a farle cessare del tutto.

Comincerà il processo di monitoraggio e supervisione. A questo punto, possiamo domandarci se stiamo finalmente bene o se la persona amata sta bene. Il rischio è quello di trovare una risposta positiva, “sì, sto bene”, quando in realtà è importante confrontare l’illusione del controllo, valutare il cammino percorso e non l’obiettivo raggiunto. Ricordare che l’obiettivo è la conseguenza delle piccole mete raggiunte

“Il successo non si raggiunge solo con qualità speciali, è soprattutto un lavoro di costanza, metodo ed organizzazione”.

-J.P. Sergent-