La paura di brillare che ci frena

· 30 aprile 2018

Uno dei grandi paradossi dell’essere umano è quello di voler essere speciale avendo al contempo paura di brillare. Chi non vuole essere riconosciuto e ammirato? Abbiamo tutti bisogno che gli altri notino le nostre virtù. Ed è ancora meglio se, oltre a vederle, le risaltano.

Tuttavia, molti si sentono intimiditi all’idea di risaltare. Quasi tutti, in realtà. E il motivo è che per risaltare bisogna anche allontanarsi un po’ dal gruppo, non rimanere nel gregge. In altre parole, bisogna collocarsi nel registro del “diverso”. Ecco da dove viene talvolta questa paura.

“Chi è capace di splendere di luce propria non ha bisogno di spegnere quella degli altri.”

La prima cosa da fare, è stabilire una distinzione tra essere approvato e risaltare. Quando si ottiene approvazione, si riceve una pacca sulla spalla o un’esaltazione che attesta che si è stati accettati e apprezzati da un gruppo. D’altra parte, risaltando, brillando di  luce propria, non necessariamente si ottiene accettazione. È anzi possibile che si generi anche un rifiuto.

A volte la questione non è così estrema. La paura di brillare può derivare da un’autostima ferita. In queste circostanze, il riconoscimento degli altri spaventa. Si vuole rimanere anonimi, anche se segretamente si hanno desideri e necessità.

La paura di brillare e il senso di colpa

Il successo di qualcuno spesso fa sentire male gli altri. È inevitabile. Fa parte del pacchetto. Un trionfo eccezionale ha necessariamente un impatto sugli altri e molti si sentiranno addirittura inferiori, anche se non è tale l’intenzione. Una persona insicura intende il successo altrui come una minaccia. È come se questo mettesse in primo piano il fatto che non è stata lei a ottenere tale successo.

Ragazzo in cima a dei grattacieli che pensa alla paura di brillare

Lo sappiamo bene già a livello intuitivo. Riteniamo che il successo generi un’ostilità latente o esplicita. La paura di queste reazioni influenza la paura di brillare. Non si vuole entrare in tensione con gli altri. Soprattutto se sono persone a noi care.

Ci sono meccanismi inconsci che spesso portano a punire chi si distingue, chi ha più potere o luminosità.

La famiglia e la paura di splendere

La famiglia è il primo nucleo della socializzazione e molte volte è in essa che si radica la paura di brillare. Si verifica principalmente quando la famiglia è disfunzionale o dominano la mancanza di autostima, l’invidia o i sentimenti di inferiorità. Se uno dei membri di una tale famiglia raggiunge il successo, viene visto quasi come un tradimento.

Certo, questo non accade nel regno del conscio. Traspare attraverso comportamenti come proibire di vantarsi dei risultati o forzarlo a mettere i propri talenti al servizio degli altri, proprio perché questo qualcuno “lo fa meglio”. Si introduce l’idea che risaltare abbia conseguenze negative.

I genitori inculcano obblighi impliciti ai loro figli. Uno di essi, molto frequente, è quello di soffrire per la loro sofferenza. Chi ha genitori di questo tipo starà terribilmente male quando raggiungerà un risultato che lo rende molto felice. Come sentirsi bene, sapendo che loro soffrono? Da ciò deriva la paura di brillare

Quando ci si distingue, ci si espone

A quanto detto sopra è possibile aggiungere i casi in cui si ha paura di brillare perché si prova una grande paura di essere diversi. Si teme di essere individuati, messi in questione o respinti. Spiccare vuol dire anche esporsi. Ed esporsi significa affrontare l’opinione altrui, che non è sempre costruttiva nei confronti del nuovo o del diverso.

Donna con un ombrello illuminato da luci

Di solito questo si verifica perché viene dato un valore eccessivo all’opinione altrui. Diamo molta più importanza agli attributi che gli altri approvano, invece di darla alle caratteristiche che ci rendono unici. Ecco perché, implicitamente, plasmiamo degli obiettivi che soddisfano l’opinione generalizzata e non necessariamente che ci rendono più felici.

La paura di brillare comporta sempre un certo senso di colpa e il timore di essere rifiutati. Molte persone si rifiutano di distinguersi solo per preservare l’affetto della loro famiglia, dei loro amici o del loro partner. Per non “tradire” gli altri, finiscono per tradire sé stessi. Aggiungendo infelicità congiunta e limitando il loro stesso sviluppo. È sbagliato. Quando siamo migliori, possiamo anche aiutare gli altri a esserlo.