La maturità emotiva è un risveglio che non dipende dall’età

· 14 settembre 2017

La maturità emotiva non è un’entità normativa che si raggiunge ad una certa età. Che ci piaccia o meno, il nostro mondo è pieno di adulti che ottengono il successo professionale pur avendo ancora la gestione emotiva di un bambino di tre anni. Ci troviamo dinanzi ad una dimensione particolarmente delicata e intima, è il risveglio dell’autostima, dell’empatia e della vita sociale basata sul rispetto.

C’è chi vede l’adolescenza e la prima giovinezza come una fase di allegra spensieratezza, per cui le pazzie sono giustificate e gli adulti dicono “non fa niente, è giovane, crescerà!”. Non dimentichiamo, però, che il semplice fatto di raggiungere l’età adulta non comporta disporre anche di tutte le verità, la maturità e la saggezza con cui essere immuni dagli errori, tollerare la frustrazione e diventare un guru dei rapporti sociali.

Questo approccio sbagliato probabilmente dipende dalla parola “maturità”. Sappiamo che il cervello attraversa fasi preciso per cui, man mano che passano gli anni, si sviluppano e si consolidano determinate strutture con milioni di sinapsi fino a culminare nell’opera di perfetta ingegneria che è la corteccia prefrontale, la zona destinata alla presa di decisioni, alla pianificazione e all’organizzazione del comportamento sociale.

Gli esperti di neuroscienza ci informano che il nostro cervello è in continua crescita. In particolare, uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Neuroscience dimostra che molte delle fibre di associazione della materia bianca, coinvolte nelle attività cognitive, non smettono mai di crescere se si conduce uno stile di vita attivo, pieno di curiosità, interessi e socievolezza.

Con queste informazioni, vogliamo affermare una cosa molto semplice: la maturità emotiva non si raggiunge a 30 o 40 anni. La plasticità e la potenzialità del nostro cervello sono tali per cui abbiamo sempre bisogno di imparare, di avere continue interazioni e lezioni di vita. È proprio durante l’allegra e spensierata infanzia che i bambini hanno bisogno di imparare a gestire le loro emozioni. Evitiamo, quindi, di avere adulti cinquantenni con la tirannia emotiva di bambini di 4 anni.

Sembriamo tutti maturi e sufficientemente preparati

In apparenza mostriamo tutti di avere la maturità emotiva efficace e trionfante che la società odierna richiede alle persone preparate e qualificate in termini di abilità e capacità sociali. Come spiega Tony Campolo, sociologo dell’Università di Baltimora, stiamo mettendo al mondo adulti con una maturità emotiva “atrofizzata”.

Attenzione, però. Non parliamo di persone “malvagie”, bensì di individui incapaci di essere felici, di dare felicità e di creare ambienti stimolanti, armoniosi e produttivi.

Secondo gli esperti, il motivo è preciso e lo si può vedere nella giovinezza: i giovani di oggi hanno a disposizione più informazioni rispetto alle generazioni precedenti. Sono in contatto con un’infinità di dati, di stimoli, di rinforzi. A casa e a scuola allenano le loro abilità con il fine di entrare nel mondo del lavoro e nella società “sufficientemente preparati”. E lo sono senz’altro.

Tuttavia, il problema è che ci limitiamo a “riempire” le loro menti di dati, ma non insegniamo loro a sviluppare l’abilità più importante, quella emotiva. Diciamocelo chiaramente, non serve a nulla saper sviluppare un software se non si è in grado di lavorare in gruppo, se non si è capaci di tollerare la frustrazione. Non serve a nulla aspirare ad essere manager o direttore senza intelligenza emotiva, se non si sa creare un buon clima lavorativo sulla base dell’empatia e potenziando il capitale umano.

Per sviluppare la maturità emotiva, c’è bisogno di umiltà e buona volontà

La maturità emotiva non arriva con gli anni, ma la si stimola già in tenera età. Non arriva nemmeno con i dispiaceri, in altre parole non serve affrontare mille avversità per capire cos’è la vita e sviluppare così le proprie abilità. In realtà, non c’è un punto di partenza, non ci sono regole, non c’è un fattore scatenante che di per sé ci conferisca la capacità di essere empatici, riflessivi, assertivi e abili nella risoluzione di problemi e conflitti.

La maturità emotiva è un investimento quotidiano, è un stimolo continuo verso se stessi e verso gli altri. Per raggiungere questa maturità, è necessario mettere in pratica una serie di abitudini e strategie che funzioneranno solo se alimentate dalla forza di volontà e protette dalla corazza dell’umiltà.

Ecco alcuni punti chiave da seguire nella vita di tutti i giorni:

  • Gli errori sono errori, non bisogna scappare, ma accettarli e imparare la lezione.
  • Non abbiate paura dei cambiamenti perché vi permettono di costruire la vostra identità. Cambiare è anche maturare.
  • Non siete il centro dell’universo, ma fate parte di un insieme in cui anche la vostra presenza è importante ed essenziale. Quindi, rispettate gli altri come rispettate voi stessi.
  • Valorizzate emotivamente gli altri, mettete in pratica un’empatia utile: non basta capire ciò che gli altri dicono, bisogna anche dimostrare di comprenderli. Il sentimento senza l’azione non serve a nulla.
  • Sviluppate l’abilità del distacco: non lasciate che niente e nessuno sia così importante per voi da farvi perdere la vostra essenza, la vostra identità, la vostra capacità di prendere decisioni, di agire, di essere liberi.
  • Accettate il fatto che a volte si perde, ma che non è permesso arrendersi.
  • Smettete di lamentarvi, di concentrarvi su ciò che non vi piace. Se qualcosa vi dà fastidio o non è di vostro gradimento, abbiate il coraggio di cambiarlo o di accettarlo.

In conclusione, dall’articolo emerge chiaramente che non è maturo chi è più grande, ma chi ha imparato di più nel corso della sua vita, che sia a 20, 30 o 70 anni. Dobbiamo accettare la solida responsabilità di prenderci cura di noi stessi, posticipando piaceri immediati a favore di valori a lungo termine e coltivando il nostro complesso microcosmo emotivo.

Immagini per gentile concessione di Josephine Wall