Sono la mia dimora: mi ascolto e mi rinnovo

· 26 luglio 2017

Sono la mia dimora, per questo apro le finestre per far cambiare l’aria, per far uscire il vento rancido e tossico e far entrare la brezza che odora di speranza, di sogni profumati. Sono la mia casa, sono il mio prezioso rifugio, per questo a volte non ci sono per nessuno, perché cerco la protezione della mia intimità: i miei angoli privati per ascoltarmi, per soddisfare le mie necessità, per curarmi…

Se il nostro mondo interiore in realtà fosse una casa, molti di noi la terrebbero tristemente trascurata. C’è di più, ci sarebbe chi avrebbe una facciata ben decorata, con orlati tetti colorati, appariscenti camini, sofisticate tegole e grande finestre dai tendaggi eleganti.

Siamo la nostra stessa casa, ammettiamolo, siamo il nostro personale rifugio e quell’eccezionale struttura che è in costante crescita. Impariamo, quindi, a prenderci cura di questo spazio magico che non è in vendita né in affitto, ma che bisogno proteggere.

Il rifugio che cerchi fuori si trova dentro di te

George Bernard Shaw diceva che la vita non è trovare se stesso, ma creare se stesso. Chi sceglie di intraprendere un viaggio di ricerca con lo scopo di trovare un proposito, di scoprire i suoi limiti e di trovare l’essenza della propria personalità, sbaglierà approccio. Perché tutto quello che desidera sapere non si trova fuori, bensì in quello scenario interno che produce frutti meravigliosi quando ce ne prendiamo cura.

A sua volta, vi è un fatto innegabile che molti avremo percepito qualche volta, soprattutto durante l’adolescenza quando si vive di porte aperte verso l’esterno in attesa di vedere cosa ci dona la vita, cosa capita fuori con il suo baccano, i suoi sapori, i suoi suoni e la sua ondosità. Vivendo disconnessi dal nostro cuore, da quel faro interno nel quale brillano i valori e l’identità, abbiamo sempre la sensazione che ci manchi qualcosa, che quello che c’è nella nostra dimora è un insoffribile vuoto che bisogna riempire con qualsiasi cosa.

Senza accorgercene, quindi, lasciamo entrare nella casa del nostro proprio essere il primo che arriva, gli diamo le chiavi della porta d’ingresso, gli offriamo il divano del salotto e persino la chiave privata del nostro armadio e della nostra mansarda. Lo facciamo con ingenua innocenza, senza sapere che ci sono ladri che rubano di tutto, predoni senza pietà che radono al suolo ogni cosa: autostima, forza, virtù, sogni ed ambizioni…   

Ascoltati, rispondi ai tuoi bisogni: costruirti non è egoistico

Avere una dimora con spaziosi soggiorni pieni di libri che contengono infiniti saperi non è un atto di egoismo. Disporre di una casa nella quale non vi sono porte chiuse né crepe né angoli abitati dalle tenebre e dalle ombre non è un atto di vanità. Godere di un giardino sul quale si estendono incredibili fiori, begli arbusti ed alberi dalle forti radici non è superficialità. Ottenere ognuna di queste cose richiede tempo, volontà ed una delicata auto-cura.

Viviamo in una società che ci porta a credere che l’amore verso se stessi sia un atto di egoismo. Tuttavia, in seguito siamo quasi costretti a leggere libri di auto-aiuto per scoprire che questa premessa non è vera, che chiudere le porte della nostra casa a quello che non ci piace o di cui non abbiamo voglia non vuol dire essere narcisisti. Vuol dire essere coraggiosi, accomunare amor proprio ed onestà, consolidare un impegno con noi stessi per garantire la nostra autostima ed il nostro benessere in un mondo abituato a modellare persone frustrate, persone che non sanno come essere felici.

L’aveva già detto Albert Ellis ai suoi tempi, la nostra società ci insegna spesso a ferire noi stessi. Dobbiamo, quindi, mettere da parte tutto quello che ci hanno fatto credere finora per imparare a pensare e a provare emozioni in modo diverso, per ricordare che vi è un essere fragile e indifeso che ha bisogno di attenzioni, cure e riconoscimento: noi stessi.

Facciamo, pertanto, questo viaggio di ritorno verso la nostra dimora per spazzare via le nostre convinzioni limitanti, per ampliare le sale d’attesa, per aprire le tende dei conflitti interni, per riparare le tubature delle nostre ferite emozionali. Seminiamo i nostri giardini con semi di ambizioni e conserviamo in tasca le chiavi di casa, perché esse, solo esse, apriranno tutte le porte della nostra felicità…

Immagini per gentile concessione di Victor Nizovtsev