Il ricatto e la coazione: due nemici dei rapporti sani

28 luglio 2017 in Emozioni 867 Condivisi

Purtroppo, i rapporti umani risentono della piaga della manipolazione. La maggior parte delle volte si tratta di un processo inconsapevole. La acquisiamo senza rendercene conto e la riproduciamo allo stesso modo. Due meccanismi della manipolazione che danneggiano pesantemente i legami personali sono il ricatto e la coazione.

La manipolazione, in termini psicologici, è definita come un meccanismo attraverso cui una persona fa in modo che l’altro dica o faccia qualcosa ricorrendo ad inganni, tranelli o artifici. Identifica le situazioni che sfruttano gli altri o le trasforma in uno strumento per raggiungere un fine personale. In molte occasioni si manipola deliberatamente, pensiamo al politico che falsifica i suoi propositi per ottenere più voti. Altre volte, invece, soprattutto nella vita privata, la manipolazione è minimamente cosciente o inconsapevole.

Conosco persone che sono state educate attraverso la manipolazione, il controllo, il ricatto, la falsità, l’intimidazione e la violenza. È paradossale che gli educatori si considerino vittime.

Autore sconosciuto

Come si esercitano il ricatto o la coazione senza rendersene conto? Quando adottiamo il ruolo di vittima, ad esempio. In questo modo otteniamo che l’altro agisca in funzione della colpa e non secondo coscienza. Lo stesso vale quando sminuiamo qualcuno affinché continui a dipendere da noi oppure quando approfittiamo della debolezza dell’altro per metterlo al nostro servizio.

Il ricatto psicologico, una zavorra emotiva

Il ricatto psicologico o emotivo è una forma di manipolazione e, quindi, un atto violento. L’obiettivo è quello di controllare il comportamento altrui, ma anche i suoi sentimenti. Come qualsiasi ricatto, si basa su uno schema per cui si dissuade l’altro dal fare qualcosa in funzione di una conseguenza negativa. Funziona in questo modo: “Fallo, ma poi sappi che soffrirai” oppure “Non farlo, ma le conseguenze potrebbero essere disastrose”.

Il ricatto psicologico impedisce ad una persona di agire in piena autonomia e libertà. Di tutto questo se ne occupa il ricattatore. Farà presente tutte le possibili conseguenze di un determinato comportamento. Vuole che la sua vittima agisca come lui desidera, non in base alle proprie convinzioni personali.

Ci sono due pilastri sui cui poggia la maggior parte dei ricatti emotivi. Uno è il senso di colpa, l’altro è l’insicurezza. Si arriva a far credere all’altra persona che le sue azioni o decisioni libere in realtà sono una prova della sua malvagità o che causeranno gravi danni. Ecco che l’altra persona si comporterà come vuole il ricattatore emotivo: “Vai pure alla festa… Un giorno io non ci sarà più e allora ti pentirai di non aver passato più tempo con me”.

L’insicurezza è una caratteristica che rende manipolabile chi la possiede. Basta enfatizzare gli errori di questa persona, i difetti o i rischi che corre perché questa agisca come un agnellino. “Quando ti renderai conto che non hai idea di cosa fare, mi cercherai e io ti aiuterò a trovare la soluzione.

La coazione tra il crudo e il sottile

Nella coazione non solo aumentano i metodi perché una persona si comporti come vogliamo, ma la portiamo anche a fare qualcosa che va contro il suo volere. La coazione implica comportamenti più violenti del ricatto, con sfumature più sottili. Ad ogni modo, la coazione si basa su un rapporto di potere e di abuso.

Nella coazione ci sono minacce dirette o velate. Sfruttano la paura dell’altro, la sua condizione di vulnerabilità verso qualcosa. La coazione viene usata soprattutto dalle figure di potere per poter gestire chi è sotto la loro influenza. In questo caso la vittima è consapevole di essere manipolata, ma si sente incapace di reagire. Forse il motivo è perché l’altro è più forte o ricorre a minacce fisiche oppure perché gode di uno status maggiore e può causare gravi danni.

Mentre nel ricatto emotivo di solito chi ricatta è una persona cara o con cui la vittima ha un legame affettivo, nella coazione non è necessariamente così. Le minacce non provengono da una persona cara, ma da una persona che si teme. La vittima non si rende conto che ha delle risorse per resistere a questa forma di manipolazione, ma accetta la posizione di indifeso di fronte all’arbitrarietà.

Sia il ricatto emotivo sia la coazione sono dei veri cancri per le relazioni interpersonali. Falsare o annullano i sentimenti delle persone. Magari il responsabile riesce spesso a cavarsela, ma prima o poi, ci sarà un effetto boomerang: i manipolatori finiscono intrappolati nella loro stessa rete.

Immagini per gentile concessione di Benjamin Lacombe

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