Sandor Ferenczi: pilastro nella storia della psicoanalisi

· 11 settembre 2018

Sandor Ferenczi è passato alla storia come l’enfant terrible della psicoanalisi. Uomo di scienza dalle straordinarie capacità, nacque il 7 luglio 1873 in Ungheria. Il suo nome originale era Alexander Fränkel, ma suo padre adottò il cognome Ferenczi nel 1880 e lui, dal canto suo, mantenne il diminutivo di Alexander “Sandor”.

Sandor Ferenczi aveva 11 fratelli e perse il padre prematuramente, dunque fu la madre a garantire un sostegno economico ai suoi figli, lavorando nella libreria di famiglia. Si dice che gran parte delle tesi elaborate da Ferenczi derivino proprio dal singolare nucleo familiare in cui visse. Freud, che all’epoca era il suo maestro, parlò addirittura di “complesso fraterno di Ferenczi”.

“La psicoanalisi ha il compito di portare alla luce i problemi causati dalla sessualità che per secoli sono stati accantonati tra gli scheletri che la scienza ha nell’armadio.”

-Sandor Ferenczi-

Stando alle dichiarazioni dello stesso Ferenczi, la sua infanzia fu caratterizzata da una totale anaffettività. Sua madre era molto severa e in famiglia le dimostrazioni d’affetto erano praticamente assenti. Allo stesso tempo, lo stretto contatto con la libreria di famiglia gli permise di avvicinarsi alla lettura sin da bambino e di diventare un poeta precoce. Ancora molto giovane, si trasferì a Vienna, dove frequentò la facoltà di medicina.

Sandor Ferenczi e il suo incontro con la psicoanalisi

Sandor Ferenczi venne proclamato dottore in medicina all’età di 21 anni. Poi si specializzò in neurologia e psichiatria. Tra il 1899 e 1907 pubblicò numerosi articoli su una rivista ungherese specializzata in medicina. Tale produzione è nota come “Gli scritti di Budapest”. In questa raccolta è possibile osservare un primo approccio alla psicoanalisi.

Freud e Jung

In un primo momento Ferenczi fu colpito dal lavoro e dalle idee di Jung. Infatti , durante un soggiorno in Ungheria di quest’ultimo, i due ebbero l’opportunità di conoscersi. Jung fece incontrare Sigmund Freud e Ferenczi, perché riteneva che tra i due potesse nascere un interessante e stimolante scambio di idee.

Da quel momento Freud e Ferenczi strinsero una forte amicizia. Gran parte della biografia di entrambi e della storia della psicoanalisi è frutto della loro fitta corrispondenza, che si protrasse per diversi anni.

I drammi sentimentali di Ferenczi

Sandor Ferenczi ebbe una vita amorosa burrascosa e costellata di contraddizioni. Molti affermano che la sua vita sentimentale esemplifica alla perfezione diversi concetti della psicoanalisi, come il complesso di Edipo e la coazione a ripetere. A 31 anni si innamorò di Gizella, una donna sposata e 8 anni più grande di lui. Lei voleva il divorzio, ma suo marito non era d’accordo. Così, la relazione con Ferenczi andò avanti, ma restò sempre clandestina.

Gizella aveva una figlia, Elma, che si sentiva profondamente depressa, cos  le consigliò di provare la psicoanalisi di Ferenczi, il quale accettò, ma ben presto si rese conto di non essere in grado di mantenere la sua neutralità analitica. Finì per innamorarsi della figlia della sua amante. Decise dunque di sospendere le sedute di della giovane e di affidarla al collega Freud, il quale la tenne in terapia per tre mesi per poi affidarla nuovamente alle cure di Ferenczi.

Nel frattempo, Ferenczi e Gizella avevano recuperato il loro rapporto. Durante le sessioni di terapia, Ferenczi convinse Elma, la figlia di Gizella, ad andare via, lontano da lì. Alla fine, lo psicanalista sposò la madre della ragazza, ma il loro rapporto risentì sempre delle ferite lasciate dalle difficoltà di quegli anni. Ma, qual è la relazione tra tutti questi drammi e la psicoanalisi? Quel triangolo amoroso permise a Ferenczi di osservare la sua stessa nevrosi. Molte delle sue conclusioni provengono proprio dalle esperienze maturate in quel periodo.

Le tesi di Ferenczi

Una delle opere più memorabili di Sándor Ferenczi è sicuramente “Psicoanalisi e Pedagogia”. In quest’opera Ferenczi analizza gli effetti della cosiddetta “formazione” sui  traumi e sulle nevrosi degli esseri umani in generale. Afferma che la pedagogia tenta di negare le emozioni e le idee delle persone. Secondo Ferenczi, essa porta il bambino a imparare a ingannare se stesso, negando ciò che conosce, sente e pensa.

Sostiene che la psicoanalisi debba essere un processo che permette all’individuo di liberarsi dai pregiudizi che gli impediscono di conoscere davvero se stesso. Il suo contributo è stato cruciale anche per la definizione di quella che dovrebbe essere la tecnica da adottare nel processo psicoanalitico.

In particolare, a lui si deve la cosiddetta “analisi didattica”. Vale a dire il principio secondo il quale uno psicoanalista deve affrontare egli stesso un percorso di psicoanalisi prima di poter prendere in cura dei pazienti. Non è difficile comprendere perché lo ritenesse un passaggio così importante.

Bambino triste

Elaborò anche la cosiddetta tecnica “attiva”. Si tratta di una tecnica che presuppone grande flessibilità nell’impostazione psicoanalitica, che va adattata alle caratteristiche del paziente e alle circostanze specifiche del problema. Tali teorie sono state spesso messe in discussione, ma vengono tuttora considerate valide. Inoltre, fu sempre Ferenczi a sviluppare il concetto di “identificazione con l’aggressore”, anche se molto spesso tale teoria è stata attribuita ad Anna Freud.

Uno dei suoi biografi descrive Ferenczi come “uno psicoanalista sui generis, sognatore e sensibile”. Molti ritengono che il suo lavoro non sia stato sufficientemente apprezzato e probabilmente non sbagliano.
Le sue vicissitudini amorose gli valsero l’antipatia e il rifiuto di molti dei suoi colleghi. Forse proprio per questo non ha mai ottenuto la fama e il riconoscimento che avrebbe meritato.