Sindrome del nido vuoto: chiavi per affrontarla


Scritto e verificato la psicologa Gema Sánchez Cuevas
I figli sono fonte di felicità, ma anche di preoccupazione e, quando se ne vanno di casa, i genitori possono soffrire della cosiddetta sindrome del nido vuoto. La sindrome del nido vuoto fa riferimento a una combinazione di sentimenti di solitudine, tristezza e malinconia che si mescolano con la sensazione di abbandono e perdita dell’identità.
Le circostanze che favoriscono l’insorgere di tale sindrome variano da una famiglia all’altra, così come i sentimenti sperimentati dai genitori quando i loro figli abbandonano il focolare domestico.
Dobbiamo considerare che questo sentimento non compare sempre e, quando si presenta, può farlo a diversi livelli. Se la relazione di coppia si fonda su basi solide e la complicità e il vincolo emotivo sussistono, è più difficile che compaia questa sensazione di insoddisfazione e abbandono.
Al contrario, se la presenza dei figli è una delle ragioni principali per cui la coppia resta unita, è più probabile che si manifesti la sindrome del nido vuoto. È normale sentire la mancanza della vita quotidiana con i propri figli e della loro compagnia, inoltre questo fatto va di pari passo con la preoccupazione per la loro incolumità e se sapranno prendersi cura di se stessi. Tuttavia, questa situazione può generare stress e persino depressione nei genitori.
Non tutti gli studiosi sono d’accordo sul fatto di parlare di disturbo e alcuni negano persino l’esistenza di questa sindrome in quanto tale, ma ciò che è evidente è che presuppone un cambiamento vitale, per i genitori e per i figli.
I figli sono fonte di felicità, ma anche di preoccupazione e, quando se ne vanno di casa, i genitori possono soffrire della cosiddetta sindrome del nido vuoto. La sindrome del nido vuoto fa riferimento a una combinazione di sentimenti di solitudine, tristezza e malinconia che si mescolano con la sensazione di abbandono e perdita dell’identità.
Le circostanze che favoriscono l’insorgere di tale sindrome variano da una famiglia all’altra, così come i sentimenti sperimentati dai genitori quando i loro figli abbandonano il focolare domestico.
Dobbiamo considerare che questo sentimento non compare sempre e, quando si presenta, può farlo a diversi livelli. Se la relazione di coppia si fonda su basi solide e la complicità e il vincolo emotivo sussistono, è più difficile che compaia questa sensazione di insoddisfazione e abbandono.
Al contrario, se la presenza dei figli è una delle ragioni principali per cui la coppia resta unita, è più probabile che si manifesti la sindrome del nido vuoto. È normale sentire la mancanza della vita quotidiana con i propri figli e della loro compagnia, inoltre questo fatto va di pari passo con la preoccupazione per la loro incolumità e se sapranno prendersi cura di se stessi. Tuttavia, questa situazione può generare stress e persino depressione nei genitori.
Non tutti gli studiosi sono d’accordo sul fatto di parlare di disturbo e alcuni negano persino l’esistenza di questa sindrome in quanto tale, ma ciò che è evidente è che presuppone un cambiamento vitale, per i genitori e per i figli.
“La mia famiglia è la mia forza e la mia debolezza”.

Quando i figli lasciano il focolare domestico, per i genitori arriva il momento di riconsiderare e riorganizzare la propria vita, in modo che questo cambiamento li condizioni il meno possibile. I genitori devono comprendere la nuova situazione, accettarla e sforzarsi di sopportarla nel miglior modo possibile.
Come affrontare al meglio la sindrome del nido vuoto
È ora di rafforzare la relazione di coppia
Quando i figli sono in casa, molte volte la coppia viene messa da parte. Quando i figli vanno via, dunque, è il momento adatto per rafforzare la relazione, godersi i momenti di intimità e trovare attività di svago in comune.
Mantenersi attivi
Non è mai tardi per iniziare a fare sport ed evitare la sedentarietà. La forza, la flessibilità e l’equilibrio sono i tre pilastri fondamentali che dobbiamo coltivare per mantenerci attivi e invecchiare in salute. In questo modo, sarà più facile rilassarci, inoltre ci prenderemo cura della nostra salute.
Rispettare l’autonomia dei figli
Occorre accettare che i figli sono cresciuti e che non dipendono più dai loro genitori per prendere delle decisioni. Imparare a stabilire con loro una relazione da adulti può risultare molto soddisfacente da entrambe le parti.
Godersi il tempo libero
Possiamo riprendere le attività che non abbiamo potuto fare prima perché impegnati con l’educazione dei nostri figli. Approfittare di questo momento risulta molto gratificante per fare quello che ci piace; in molte occasioni, gli impegni, la cura della famiglia e le esigenze quotidiane non ci lasciano tempo per svolgere le attività che amiamo e ci appagano.
Questo ci aiuterà a tenerci mentalmente occupati, evitando che i sentimenti di solitudine e tristezza affiorino con facilità.
“Non c’è niente che ti rende più folle del vivere in una famiglia. O più felice. O più esasperato. O più… sicuro”.

Dedicare più tempo alla vita sociale
La pensione e l’indipendenza dei figli possono generare una vita solitaria e, in molti casi, provocare un isolamento sociale. Rimanere attivi, iscriversi a un corso o a un seminario, fare parte di una associazione o frequentare un centro di ritrovo genera benessere, migliora l’autostima e aiuta a invecchiare in salute.
Mantenere un atteggiamento positivo
È normale che pensare alla vita senza i propri figli in casa, ci inondi di tristezza ma, invece di pensarlo in termini negativi, e sviluppare la sindrome del nido vuoto, dobbiamo cercare di concentrarci sugli aspetti positivi e pensare che è una decisione che hanno preso loro, grazie alla quale staranno bene, ed è per questo che dobbiamo esserne felici.
Il ruolo di genitore continua
Il fatto che i figli lascino il focolare domestico e siano del tutto indipendenti, non significa che si perda ogni contatto con loro o che si smetta di esercitare il ruolo di genitori. In questa nuova fase possiamo cercare altri modi per soddisfare le necessità dei figli nella loro nuova vita e mantenere con loro un contatto continuo che ci permetta di sentirli vicini.
Questa nuova fase della vita può essere vista in modo positivo, purché la si consideri come un’opportunità di evoluzione della relazione fra genitori e figli.
Gran parte della popolazione giovane vive in una situazione di precariato o disoccupazione. I dati non sono affatto rincuoranti. Con una popolazione sempre più anziana e una congiuntura economica che condiziona soprattutto le persone intorno ai 30 anni, è sempre più complicato poter essere indipendenti.
L’invecchiamento della popolazione è una realtà evidente. Questa situazione fa sì che molti giovani in età avanzata non riescano a lasciare il tetto familiare, per cui la sindrome del nido vuoto si vede alimentata in modo negativo.
La tranquillità dell’avere i figli in casa, la mancanza di lavoro e la comodità della vita nel focolare domestico spingono molti genitori a pensare che la prole resterà sempre con loro e, pertanto, quando se ne vanno non sono preparati a tale situazione.
Questo testo è fornito solo a scopo informativo e non sostituisce la consultazione con un professionista. In caso di dubbi, consulta il tuo specialista.

Scritto e verificato la psicologa Gema Sánchez Cuevas







