Vivo per essere felice, non per essere comune

· 19 giugno 2017

Quando costruiamo la nostra vita, ripetiamo modelli disegnati da altri, come se facendolo, fossimo immediatamente felici, ma è davvero così? La pressione culturale e sociale ci hanno portato a credere che la stabilità si trovi nell’ordinarietà e che essa ci aiuterà a raggiungere il nostro benessere.

Diversi studi sulla felicità hanno dimostrato che stare con gente positiva, grata, entusiasta e che realizza attività poco comuni ci contagia questo benessere. Fare cose fuori dal comune ci trasmette un’energia speciale, che ci permette di vedere la vita in un modo più confortante o scoprire attività che ignoravamo e nelle quali siamo abili.

Il tesoro più ambito dei nostri tempi è la felicità, ma forse sbagliamo nel modo in cui la cerchiamo. Copiare e ripetere gli obiettivi degli altri senza nemmeno pensare a come si adatterebbero alla nostra vita può indurci svariate volte alla frustrazione.

Vivi per essere felice?

Paradossalmente con la felicità può sopraggiungere ulteriore infelicità. Uno studio realizzato da June Gruber, docente di Psicologia all’Università di Yale, suggerisce che cercare costantemente come essere felice può generare angoscia. Questo succede quando chi cerca la felicità lo fa pensando che tutto quello che si suggerisce di realizzare per raggiungerla sia appropriato a sé e che, dunque, debba condurlo a tale meta. Succede anche quando, dopo aver delineato una strategia, i primi passi non implicano grandi progressi.

Più che essere felici, quindi, dobbiamo provare ad essere genuini. La gente genuina, per definizione, gode di buona autostima. L’originalità è reale e l’autenticità è affidabile, dunque dobbiamo smettere per un po’ di transitare in percorsi comuni e tracciare il nostro. All’inizio sarà difficile, poi sarà più semplice perché tutto quello che vederemo al di là sarà relazionato con noi. In questo modo, ci ritroveremo in ogni ricordo che riaffiorerà in noi.

Non potremo essere felici vivendo la vita di altri. Ogni persona ha caratteristiche peculiari ed una visione unica della vita, lo stesso accade con la felicità.

In uno studio del 2008 pubblicato sul Journal of Counseling Psychology ricercatori inglesi hanno esaminato le personalità che credevano nel vivere genuinamente. Scoprirono che le persone che esprimo un elevato senso dell’autenticità mantengono anche livelli più alti di autostima e benessere.

Le persone autentiche non solo si prendono il tempo per riflettere sulle proprie prospettive di vita e sulle esperienze che le rendono felici, ma le condividono anche con gli altri. La maggior parte, inoltre, lo fa con la fragranza dell’allegria che spolverizza la difesa di un lavoro personale, unico e rappresentativo.

La felicità non è il prodotto di una cosa, ma di uno stile di vita

Se vuoi essere felice, sii poco comune

Il Dottor Tal Ben-Shahar, docente all’Università di Harvard ed esperto di Psicologia Positiva, sostiene che l’allegria può essere appresa. Appresa allo stesso modo in cui si impara a sciare o a giocare a tennis: con tecnica e pratica. Tra i suoi consigli principali per essere felici vi sono strategie poco comuni per raggiungere il benessere.

Tra questi celebrare i fallimenti è uno dei più importanti. Poche persone celebrano i propri fallimenti, viceversa ci demoralizziamo quando sbagliamo qualcosa. Il Dottor Ben-Shahar afferma che accettando le emozioni negative, riusciremo ad aprirci alla positività e all’allegria. Non saper perdonare se stesso, dunque, si relaziona alla presenza di disturbi come la depressione, l’ansia e la bassa autostima.

Un altro fatto comune nella nostra società che ci allontana dalla felicità ha a che vedere con la confusione tra benessere e soldi. Molte persone vogliono il primo, ma impegnano il proprio tempo per ottenere il secondo ignorando che la felicità dipende dal nostro stato mentale, non dal nostro conto corrente.

La felicità consiste nell’identificare quello che è davvero importante e concentrarsi su ciò

Immagine per gentile concessione di Mariana Kalacheva