5 fattori che alimentano una catastrofe spirituale

· 17 febbraio 2016

Nella società occidentale siamo alla ricerca di una spiritualità che non ci faccia sentire alla deriva, ma che ci dia la sensazione che la nostra vita è qualcosa che possiamo modellare, senza caricarci di troppe responsabilità o senso di colpa per le nostre azioni.

A volte cerchiamo una guida spirituale che renda la nostra vita più piacevole, invece di metterci in discussione e soffrire tanto.

Questa ricerca della spiritualità è direttamente collegata a un altro concetto che spinge la gente ad affollare le sale d’attesa degli psicologi: le persone vogliono sentirsi bene, in pace con se stesse e con gli altri. Le persone cercano il benessere psicologico.

La ricerca del benessere psicologico e la spiritualità

La psicologia può dare alcuni consigli relativi alla spiritualità e al benessere psicologico, infatti questi concetti non alimentano solo correnti di pensiero ancestrali e religiose, ma sono validi anche per la psicologia scientifica.

Questo benessere psicologico e spirituale, però, non è qualcosa di arbitrario o casuale che viene dal nulla senza la possibilità di un nostro intervento. Perché il benessere funzioni, da parte nostra sono necessari un grande sforzo, impegno e dedizione.

Di conseguenza, la ricerca del benessere psicologico e spirituale richiede un compromesso da approfondire nel processo che ci porta a raggiungerlo.

In questo articolo, parleremo dei cinque aspetti che causano una catastrofe spirituale e psicologica, ampiamente trattati e studiati nell’ambito della psicologia:

  • L’invidia
  • Il confronto con gli altri
  • La continua valutazione della nostra vita
  • L’idealizzazione
  • Il pensiero pessimista
Tramonto

L’invidia

In molte occasioni, distinguiamo l’invidia “sana” da quella “malsana”, anche se cercando la definizione, non troveremmo questa differenza.

Provare invidia momentanea di fronte a un fatto concreto è normale, a meno di non voler usurpare l’identità dell’altra persona o augurarle del male. Se questa condizione si protrae nel tempo e diventa più intensa, allora potrebbe non essere più così normale.

L’invidia ci mette in una situazione di inutilità, di tossicità e a volte anche di aggressività.

Invidiare gli altri significa dare loro un’importanza che non diamo a noi stessi.

Il confronto con gli altri

Confrontarci con gli altri è un atteggiamento che ci inculcano fin da piccoli per raggiungere il successo attraverso la competizione e, di conseguenza, a trovare la “normalità” nel criterio della società.

Quello che non ci dicono con convinzione è che ognuno di noi è unico per quanto riguarda abilità, carattere e circostanze.

Di solito ci confrontiamo con chi consideriamo migliore di noi, ignorando l’individualità e fomentando la frustrazione.
Tulipani

Fare dei confronti ci allontana dalla nostra realtà, crea falsi miti e spesso anche una profonda sensazione di fallimento.

Evidentemente questo atteggiamento lascia la porta aperta all’invidia, anche se per nostra natura non abbiamo mai voluto ospitare questo sentimento in noi.

Se credete di dover avere un modello o un punto di riferimento per la vostra vita, allora seguitelo tenendo presente che deve esserci una corrispondenza con i vostri valori e le vostre circostanze e che sia davvero un modello accessibile.

Continua valutazione di noi stessi

La continua valutazione su quello che facciamo e su quello che fanno gli altri non fa altro che portarci ad amareggiarci e a diventare nervosi. Può spingerci anche a giudicare gli altri: un’abitudine comune nelle persone frustrate.

Dobbiamo cercare di vivere senza analizzare ogni cosa; la vita, infatti, non è un’equazione da risolvere, ma una sensazione continua da sperimentare.

Idealizzazione

L’idealizzazione delle persone e delle situazioni è molto comune, di solito in direzione retrospettiva e futura.

La differenza tra stabilire delle mete e idealizzare è piuttosto chiara: la prima forma di vivere ci spinge all’azione; la seconda, invece, fomenta l’accanimento verso gli errori passati e la mancanza di realismo per quanto riguarda gli obiettivi futuri.

Così come idealizziamo il passato credendolo un periodo migliore, allo stesso modo idealizziamo il futuro che crediamo di poter raggiungere per sostituire il nostro catastrofico presente.

Pensiero catastrofista

Il pensiero catastrofista si oppone a quello idealista. Contrariamente a quanto si possa pensare, entrambi sono presenti simultaneamente nella psicologia di una stessa persona.

Se tendiamo ad idealizzare qualcosa e, quando lo sperimentiamo, le nostre aspettative non vengono soddisfatte, un sentimento di mancanza di controllo e disperazione può iniziare a farsi strada in noi.

La mancanza di controllo in alcuni aspetti della vita ci porta alla disperazione e ad una visione catastrofista del mondo.

È per questo che dobbiamo adattare le nostre aspettative alla realtà, per non darci speranze false e inutili che non corrispondono, appunto, alla realtà.

Benessere psicologico rafforzato, spiritualità ben accolta

Evitando questi 5 fattori, riusciremo a raggiungere un benessere mentale, e quindi spirituale, che potremmo sempre rafforzare con le pratiche di meditazione, mindfulness o altre tecniche che ci aiutino ad acquisire maggior consapevolezza del nostro corpo e a rilassare la mente.

Si tratta di eliminare tutto ciò che ci turba, che non è bello né utile, e che spesso riguarda il passato.

Se individuiamo questi aspetti dalla nostra mente, potremo cercare di minimizzare, ignorare i pensieri che ci fanno male e spianare la strada a pratiche come la meditazione.

Fare dei problemi un dramma non fa altro che peggiorarli e queste pratiche ci faranno sentire individui reali nel presente, che splendono di luce propria, in grado di organizzarsi nella vita e, soprattutto, di raggiungere un benessere e una tranquillità mentale per cui i problemi appaiono come qualcosa di esterno a noi.