A voi che non ci siete più: ci mancate

· 24 agosto 2015

Guardo il cielo e tento di scorgerti tra tante stelle, cerco tra le ombre la tua immagine perduta. Disegno il tuo volto tra le nuvole che vedo passare; viaggia senza una direzione e, lasciandomi guidare dalla luna, gli chiedo: “Dove sei?”. E poi il mio petto si agita, dandomi la risposta con una lacrima che cade e che mi fa capire di nuovo che non sei più qui, ma che rimani nel mio cuore.

Mi piace pensare che ci sia un universo parallelo nel quale convivono le anime che se ne sono andate da questo mondo. Mi piace pensare che i nuovi che arrivano portino qualcosa di coloro che non ci sono più. Mi piace afferrarmi all’idea che c’è qualcosa o qualcuno vicino a me, che mi sfiora leggermente.

È un modo di rivivere coloro che se ne sono andati, che vediamo nel cielo, che illuminano ogni notte della nostra vita. È così: abbiamo bisogno di sentire la loro presenza, anche se sappiamo che non ritorneranno mai più.

Ogni persona che se n’è andata dalla nostra vita è una stella nel cielo, una stella che non smetterà mai di brillare. Perché è dentro di noi che rimangono i ricordi di ciò che per noi hanno significato quelle persone e ciò che rappresenteranno per sempre.

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Come scrivere una storia quando non è ancora finita?

Quando una persona se ne va, la nostra vita si ferma, il nostro cuore sussulta e ci paralizziamo. Tuttavia, se c’è un modo per cominciare a scrivere la nostra storia, è con le lacrime e con la speranza.

Quando qualcuno muore, non se ne va da solo, si porta via una parte della vostra anima, per cucire le sue ali, così potrà volare insieme a voi.

L’abbandono da parte di una persona cara ci insegna che non è la morte a spaventarci, bensì il dolore di sapere che, per quanto piangiamo e soffriamo, non la rivedremo mai più.

Questo fa paura, molta paura. È un dolore che penetra molto in profondità e che non sappiamo né vogliamo far uscire. Perché, in fondo, è un metodo al quale ci afferriamo, almeno per i primi mesi, per tenere queste persone presenti giorno per giorno.

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Ho ancora bisogno di loro, non smetterò mai di desiderare la loro presenza

Spesso, commettiamo l’errore di pensare che, con il tempo, smetteremo di stare male; questo può farci sentire colpevoli. La perdita di una persona cara fa sempre male, diciamoci la verità.

C’è un cammino lungo da percorrere, bisogna toccare il fondo, bisogna piangere e sentire nel profondo che qualcosa si è rotto, che qualcuno se n’è andato; fare il confronto tra un “prima” e un deprimente “dopo” nella nostra vita è inevitabile.

Tuttavia, anche se non cessiamo mai di avvertire il senso di solitudine e il dolore per la morte di una persona cara, possiamo recuperare la nostra vita e la nostra voglia di vivere.

Nonostante tutto il dolore e la tristezza, la nostra quotidianità va avanti; dobbiamo accettare l’abbandono, capire il senso della morte e quello della vita.

Non è facile riprendersi e ammettere che una parte della nostra vita è rimasta inconclusa: passano i mesi, e continuiamo a ricordare, a sentire e pensare a tutto ciò che è rimasto in sospeso.

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Riabbracciarli e rinascere

Quando la vita ti separa da una persona cara, il ricordo del suo sorriso è la migliore spinta ad andare avanti.

Daremmo qualsiasi cosa per sentirli di nuovo, per averli con noi qualche minuto in più e dir loro tutto ciò che ci angoscia. Ma è possibile superare questo momento, si può trovare il modo di convivere con la sofferenza e il desiderio di rivederli.

Il modo migliore per andare avanti è reinventando gli abbracci, trasformandoli in ricordi ed evocandoli ogni giorno. Il nostro omaggio più grande sarà aggiungere un po’ di allegria ai nostri giorni, rendendo il ricordo di quelle persone partecipe della nostra felicità.

Fonte: “La morte e la vita dopo la morte” – Elisabeth Kübler-Ross