Abbandonare il cellulare e ricaricare il cervello

19 Novembre 2019
Il cellulare non è più uno strumento tecnologico: è diventato quel migliore amico che nessuno vuole lasciare a casa. Eppure, dimenticarsene per alcune ore e disconnettersi ci permette di ricaricare al meglio le nostre abilità mentali.

Siamo tutti capaci di abbandonare il cellulare. Ma per quanto tempo? Un’ora, mezz’ora, forse per due minuti? Questa è una prova che dovremmo fare tutti a un certo punto per valutare il nostro livello di dipendenza. Che lo vogliamo o no, i nostri smartphone sono un’estensione del nostro corpo, quella di cui è più difficile fare a meno.

Li chiamiamo smartphone perché, come ben sappiamo, possono svolgere diverse straordinarie funzioni che ci rendono la vita più facile. La psicologia sta analizzando un aspetto molto importante, ovvero che i nostri cellulari fungono da jolly, da sostituto dell’intelligenza. Affidiamo a essi funzioni che dovremmo svolgere noi, delegandole per comodità, velocità ed efficacia.

Non molti anni fa, molti di noi sapevano a memoria il numero di telefono dei propri amici, familiari e fidanzati. Ora ricordiamo a stento il nostro. Un ulteriore aspetto che possiamo notare è che stiamo perdendo determinate abilità in materia di senso dell’orientamento. Oggi usiamo il GPS quasi sempre, evitando quello sforzo logico-spaziale che ci permette di orientarci in un determinato spazio.

Potremmo affermare -senza timore di sbagliare- che siamo arrivati a un punto in cui non siamo noi a controllare il cellulare, bensì è il cellulare che governa le nostre competenze.

Si sta verificando, tra l’altro, un fenomeno interessante, oltre che allarmante. Gli smartphone stanno riducendo il nostro rendimento, la nostra energia e la nostra motivazione. In che modo? Approfondiamo questo aspetto.

Dobbiamo essere più abili dei nostri smartphone per evitare che siano essi a controllare noi.

Uomo da solo sulla spiaggia che ha deciso di abbandonare il cellulare

Abbandonare il cellulare per alcune ore: una questione di salute

Che ci crediate o meno, non succederà nulla. Il mondo non si fermerà. Se qualcuno dovesse chiamarci o scriverci non si disintegrerà se riceverà la nostra risposta un paio d’ore dopo. Ogni cosa continuerà a occupare il proprio posto, ogni persona continuerà a esserci e così ogni dove all’orizzonte. Dopo questa disconnessione, saremo cambiati perché ci sentiremo molto meglio. Ecco il segreto.

Tuttavia, per quanto profondamente logico possa sembrarci, la verità è che ci costa parecchio compiere questa azione. E questo è talmente vero che c’è un comportamento comune che mettiamo in atto, ma di cui siamo poco coscienti. Siamo arrivati a un punto in cui dipendiamo dal cellulare persino nei nostri momenti di riposo e di tempo libero. Una pausa al lavoro, mentre siamo in metro, mentre facciamo la fila, mentre aspettiamo il film al cinema… Qualsiasi momento è buono per dare un’occhiata al cellulare.

Gli effetti dell’utilizzo del telefono, anche quando ci rilassiamo, sono nocivi. Il cervello ha bisogno di disconnettersi ogni tot di tempo, ma offrendogli stimoli così intensi come quelli che derivano dai dispositivi digitali, questo bisogno non avrà seguito. E le conseguenze di ciò sono evidenti. Per lo meno, questo è quanto dimostrato da un interessante studio.

Donna con dipendenza da cellulare

Il sovraccarico mentale e i cellulari

L’Università di Rutgers, nel New Jersey (Stati Uniti), ha condotto uno studio su un ampio gruppo di universitari. Più di 400 alunni hanno eseguito una serie di esercizi psicotecnici di relativa difficoltà. Giunti alla metà, è stato chiesto di riposare per un’ora prima di eseguire l’esame. Durante questa pausa non potevano usare i cellulari.

Al secondo gruppo è stato invece concesso l’uso del telefono cellulare durante la pausa. A seguito di queste previe linee guida e dopo avere eseguito gli esami, i risultati sono stati sorprendenti. Gli allievi che avevano usato il telefono durante la pausa hanno poi commesso un 22% di errori in più. Hanno impiegato, inoltre, quasi il doppio del tempo per elaborare e comprendere ogni domanda del test psicotecnico.

Questi dati dimostrano un dato che i ricercatori avevano già intuito: i dispositivi elettronici riducono la nostra attenzione e la nostra capacità di risolvere problemi complessi. È stato dimostrato così che prendersi una pausa dal cellulare, almeno per un’ora, ci permette di recuperare le energie mentali.

Abbandonare il cellulare: liberarci del proxy per alcune ore

Lo studio citato ha dimostrato quanto segue: sottovalutiamo le risorse che il nostro cellulare consuma. E non ci stiamo riferendo all’energia elettrica per ricaricare la sua batteria, bensì alla nostra, alle nostre risorse cognitive, alla nostra elasticità mentale, alla capacità di concentrazione, di osservare, reagire, sapersi orientare in una città e, perché no, persino entrare in contatto tra di noi in un modo più intimo, più umano.

La risposta a questo problema non è quella di usare telefoni più “elementari”. La tecnologia ha pieno diritto di essere sempre più perfezionata, di progredire e di essere sofisticata. Tutto questo si riflette su di noi in molti modi e, come tale, è persino auspicabile. La soluzione risiede nell’uso che facciamo di queste risorse. Sono senz’altro prodigiose, non avrebbe motivo di danneggiarci se avessimo un maggiore controllo su questi dispositivi.

Abbandonare il cellulare per due, tre ore o per un intero pomeriggio non fa male. Essere sempre intensamente connessi, ci nuoce. Fa male al nostro cervello e lo sovraccarica, ci sottrae istinto, competenze e persino benessere. Questo è un aspetto di cui dovremmo essere più consapevoli, visto che come ci segnalano molti esperti, abbiamo instaurato un legame emotivo con il cellulare. Non è più uno strumento, è un amico che non possiamo abbandonare a casa. Riflettiamoci. Stacchiamo la spina per ricaricarci, spegniamo per vivere.

  • Kang, S. H., & Kurtzberg, T. R. (2019). Reach for your cell phone at your own risk: The cognitive costs of media choice for breaks. Academy of Management Proceedings2019(1), 10664. https://doi.org/10.5465/ambpp.2019.10664abstract