Alta sensibilità ambientale: caratteristiche e strategie

· 25 agosto 2018

Suoni e odori forti, luci abbaglianti, luoghi affollati… L’alta sensibilità ambientale è una risposta con elevato livello di stress a determinati stimoli sociali, fisici ed emotivi presenti nell’ambiente. Si tratta di un condizione in grado di alterare la nostra produttività e il nostro equilibrio psichico.

John Dewey, noto pedagogista e psicologo americano, diceva che il benessere individuale dipende sempre da quanto riusciamo ad adattarci al nostro contesto sociale. Qualunque alterazione, piccola irregolarità o frizione, genera subito in noi instabilità psichica e fisiologica.

“Abbiamo modificato così radicalmente il nostro ambiente che adesso dobbiamo modificare noi stessi per potervi sopravvivere.”

-Norbert Wiener-

Se in casa avvertiamo molto caldo, stiamo male; quindi cercheremo di regolare la temperatura alle nostre esigenze. Se camminando di notte in una strada solitaria sentiamo dei passi alle nostre spalle, avvertiamo un senso di minaccia; il nostro cervello ci obbligherà a reagire: correre, tenere a portata di mano il cellulare o voltarci per affrontare la situazione.

Quando però parliamo di alta sensibilità ambientale, ci troviamo di fronte a un’esperienza più specifica. Pensiamo a un contesto in cui un gruppo di persone (ad esempio colleghi di lavoro) si trova a proprio agio, tranne una. Questa persona è più sensibile degli altri ai rumori, alle voci, alle luci o a quell’elemento impalpabile su cui poggia la nostra vita emotiva.

Donna in ufficio come in una gabbia

Alta sensibilità ambientale: perché succede?

Quello dell’alta sensibilità ambientale non è un argomento nuovo. La psicologia ecologica studia ormai da decenni il modo in cui ci relazioniamo con l’ambiente circostante. A questa interazione partecipano il corpo, la mente, la cultura.

Autori come Lazarus, Folkman e Cohen hanno sviluppato un modello teorico per spiegare come questa sensibilità si fondi su una serie di elementi condizionanti molto specifici. Ognuno di noi possiede una soglia personale di tolleranza agli stimoli che non siamo in grado di controllare per ridurne l’impatto.

D’altro canto, entrano in gioco anche tratti della nostra personalità. L’università di Harvard, ad esempio, ha dimostrato che il cervello delle persone introverse è caratterizzato da una forte sensibilità ambientale. Una persona timida presta, in genere, maggiore attenzione ai dettagli.

Un eccesso di stimoli, uditivi, visivi, tattili, etc., genera in loro un carico maggiore di stress, un logoramento. Tutto questo si aggrava quando si aggiunge un altro aspetto importante: l’alta sensibilità alle emozioni altrui, all’ansia, alle preoccupazioni, alle paure che, in un certo modo, impregnano l’atmosfera e verso cui non tutti sappiamo proteggerci. Il “contagio emotivo” è un altro fenomeno a cui sono soggette le persone con alta sensibilità ambientale.

Donna impaurita dai gabbiani

Quali sono le caratteristiche dell’alta sensibilità ambientale?

È importante evidenziare che questa condizione psicologica rientra all’interno di uno spettro. Esistono individui con una spiccata sensibilità agli stimoli ambientali, altri con una soglia di resistenza più alta.

Vediamo le caratteristiche più comuni:

  • Fastidio in presenza di luci brillanti, suoni forti o determinati odori.
  • Reazione eccessiva ai rumori improvvisi come la frenata di un’automobile, una porta che sbatte, un bicchiere che cade.
  • Sensazione di disagio in ambienti affollati; malessere in presenza di più stimoli contemporanei (televisore acceso, persone che parlano, bambini che giocano, telefono che squilla…).
  • Le persone altamente sensibili all’ambiente restano molto turbate quando ascoltano una brutta notizia al telegiornale.
  • Provano rabbia, tristezza, delusione quando assistono o leggono di fatti in cui l’umanità si comporta in modo ingiusto o violento.
  • L’insieme di queste emozioni vengono manifestate attraverso processi psicosomatici: mal di testa, affaticamento, disturbi della pelle, etc.
Alta sensibilità ambientale - uomo con occhi affaticati

Strategie per gestire la sensibilità ambientale

Cosa possiamo fare quando la sensibilità ambientale diventa ipersensibilità? La soluzione non risiede certamente nell’evitare gli stimoli che producono stress; non siamo in grado di controllare tutto quello che ci circonda. Possiamo, ad esempio, abbassare il rumore dei lavori in strada, imporre alle persone di smettere di parlare o di fare spazio? No. Non possiamo, in poche parole, mettere ordine in un ambiente caratterizzato dall’iperstimolazione, l’imprevedibilità, l’anarchia.

La risposta non va cercata fuori, ma dentro di noi. Siamo noi che dobbiamo ridurre l’impatto degli stimoli sulla nostra mente e sul corpo. Per gestire l’ipersensibilità, non c’è niente di meglio che lavorare sulla nostra immunità emotiva e sensoriale.

  • Individuate i fattori di stress e prendete provvedimenti (occhiali o schermi per proteggervi dalla luce, tappi se la fonte di stress è il rumore).
  • Tecniche di rilassamento e attenzione sensoriale. Ad esempio, se stare tra la folla vi mette ansia, concentrate lo sguardo su un particolare fermo (un tetto, una finestra, un quadro, un manifesto pubblicitario…). Contemporaneamente lavorate sulla respirazione.
  • Stabilite momenti di riposo durante la giornata. A volte sono sufficienti 5 minuti ogni ora per rilassare la mente. Fate qualche passo, dirigetevi in un luogo dove ci sia silenzio e si possa meditare per qualche momento.
  • Per evitare il contagio emotivo, occorre spostare l’attenzione da fuori a dentro. Riprendete contatto con le vostre emozioni, innalzate una barriera. Evitate la permeabilità in modo che niente possa alterare il vostro equilibrio, concentratevi sul vostro stato mentale.

Siamo tutti, chi più chi meno, sensibili all’ambiente circostante. Il limite, tuttavia, risiede nella capacità di evitare che gli stimoli ci condizionino troppo.

Impariamo, dunque, a mettere filtri adeguati a questa tempesta di stimoli che può limitare la nostra efficienza, il nostro equilibrio e benessere.