Ci sono anni per fare domande e anni per trovare le risposte

9 febbraio 2017 in Psicologia 597 Condivisi

Man mano che si avanza in questo oceano incerto, a volte caotico, ma sempre meraviglioso che è il ciclo vitale, ci si rende conto che ci sono anni per fare domande e anni in cui si trovano le risposte. In fin dei conti, forse è vero che tutto ha il suo momento e che ogni cosa ha il suo proprio cielo sotto il quale avvenire.

Il Buddismo ci dice che a volte le persone cercano quello che non sono ancora pronte a trovare. Tuttavia, è nei nostri geni essere curiosi, è nella nostra mente porci delle domande, superare i limiti e dare un significato a qualsiasi cosa, ad ogni fatto che in un  momento dato ci avvolge o ci inquieta.

Allo stesso modo, un altro aspetto sul quale dovremmo riflettere è come trovare le risposte a tutti questi dubbi esistenziali così comuni all’essere umano. Questo è tutto quello che la vita mi può dare o mi riserva qualcos’altro? Sono prono per fare cose migliori o devo accontentarmi di quello che ho? È questo l’amore che merito? Perché non ho ancora trovato il partner perfetto? 

Interrogativi come questi sono di certo i più comuni, i vuoti più familiari che risiedono in ogni mente, in ogni cuore che anela il profumo di qualcosa di più autentico, di qualcosa di più profondo. Vi invitiamo a riflettere al riguardo.

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Tutte le risposte si trovano in un angolo di calma

Diceva Gregorio Marañón, medico e filosofo spagnolo, che in questo mondo sconfiggeremo le malattie, ma non uccideremo la fretta. Viviamo in una dimensione accelerata, tanto che non mancano genitori che desiderano che i propri figli saltino alcune tappe per consolidare quanto prima le proprie competenze di letto-scrittura o matematiche. Pensano, illudendosi, che in questo modo i figli miglioreranno il loro rendimento scolastico e, dunque, avranno il successo garantito. Un cammino forse lineare nell’immaginazione, più complicato nella realtà.

D’altro canto, nella nostra vita quotidiana si è insediata la cosiddetta “subitomania”: anticipiamo il futuro senza vivere il presente, viviamo un domani che non è ancora arrivato perché il nostro qui e adesso è terribilmente esigente. La fretta è ormai uno stile di vita che conferisce prestigio, status. Crediamo che fermarsi un attimo voglia dire non avere idee, non essere produttivi né validi. In realtà, però, questo acceleramento ci apporta solo un’evidente insoddisfazione vitale e molte più domande che risposte.

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Vivere concentrati sul domani ci obbliga ad essere semplici anime erranti prive di una consapevolezza piena ed autentica del presente. In mezzo a questo distacco dal qui e adesso non troveremo mai le risposte alle nostre necessità vitali. Gli anni passeranno segnati dall’incertezza e dalla frustrazione. La mente, e questo non possiamo dimenticarlo, ha bisogno di calma per connettere le sue radici con l’ambiente circostante, con le emozioni…

È lì che possiamo trovare le migliori risposte, in questo lago di serenità che permette di avere una mente rilassata, che comprende che l’autentica eccellenza, a volte, si raggiunge staccando la spina.

Il senso della vita: questione di prospettiva

Viktor Frankl parlò a suo tempo della necessità delle persone di acquisire una coscienza intenzionale. Il semplice fatto di avere un obiettivo e di lottare per esso, di credere in qualcosa in modo pieno e significativo ci permette di trasformarci in esseri più liberi, responsabili e vincolati alla realtà che ci circonda. Avere un obiettivo vitale offre un senso e, allo stesso tempo, dà una risposta.

Tuttavia, i sociologi ci indicano che le persone vengono influenzate dai contesti in cui si trovano. La famiglia, l’educazione ricevuta e l’ambiente psicosociale a volte ci iniettano questa coscienza intenzionale. Dovremmo riflettere su questo punto, perché capire qual è la finestra dalla quale vediamo e comprendiamo la vita ci aiuterà a conoscerci molto meglio e a trovare risposte migliori alle nostre necessità.

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A seguire elenchiamo una serie di approcci che, in qualche modo, servono da quadro per dare significato a molte delle domande che ci facciamo in un determinato momento:

  • Edonismo: vivere è prima di tutto godere, concentrare la nostra esistenza sul piacere.
  • Materialismo: si basa sulla massima che quante più cose riusciamo ad ottenere meglio è.
  • Altruismo: offrirci agli altri è di certo la nostra principale necessità in questo caso.
  • Sensazionalismo: vivere è sperimentare quante più cose, di qualsiasi natura esse siano.
  • Teismo: ci focalizziamo su un’esistenza basata su un codice religioso o spirituale dal quale capire la vita e la nostra stessa esistenza verso un obiettivo.
  • Amore: vivere è prima di tutto amare ed essere amati.
  • Razionalismo: aspiriamo ad avere vaste e molteplici conoscenze.
  • Militarismo: vivere è lottare per sopravvivere, a volte contro uno, altre contro molti.

Questa lista non è altro che un piccolo esempio di carattere orientativo. Siamo noi a dover trovare questo senso trascendete e speciale che ci integri, che ci guidi per darci le risposte migliori mobilitando tutte le nostre risorse psicologiche e motivazionali verso questi obiettivi.

Qual è il vostro?

Immagini per gentile concessione di Joel Robinsone

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