Anosognosia: incapacità di rendersi conto di avere un deficit

· 26 giugno 2016

Avete mai sentito parlare di anosognosia? Se la risposta è negativa, continuate a leggere per scoprire di cosa si tratta.

Storia dell’anosognosia

Nel 1895 Von Monakov descrive il caso di un paziente con cecità corticale a causa di una lesione nelle aree primarie della vista. Ciò che faceva risaltare questo paziente era la mancanza di coscienza riguardo il suo deficit. Ma bisogna aspettare il 1914, quando Babinski presenta alla Società di Neurologia di Parigi il caso di due pazienti con emiparesi destra e con assenza totale di consapevolezza del loro difetto motorio; egli introdurrà il concetto di anosodiaforia, riferito ai casi in cui esiste una totale indifferenza nei confronti della malattia.

Definizione di anosognosia

Prigatano definisce la anosognosia come un fenomeno clinico per il quale un paziente con una disfunzione cerebrale non sembra essere cosciente del deterioramento di questa funzione neurologica e/o neuropsicologica, che è evidente per il medico e per gli altri. Questa mancanza di consapevolezza non può essere spiegata come hyperarousal (un eccesso di reazione) o come un deterioramento cognitivo generalizzato, né come un meccanismo di negazione proprio del paziente.

La causalità della lesione è indifferente rispetto alla possibilità di manifestare anosognosia durante l’evoluzione del disturbo. Per questo motivo, essa incide anatomicamente in regioni cerebrali coinvolte nella presa di coscienza, dando luogo ad un’alterazione della capacità di riconoscere o comprendere la gravità dei deficit. Il nostro Io, inteso come la coscienza che abbiamo di noi stessi, resta relegato e non può elaborare le informazioni riguardo la lesione come se appartenessero a noi, è come se non esistessero.

Criteri diagnostici e comforbilità

Nonostante non esistano criteri specifici per la diagnosi di questo problema, sono stati pubblicati alcuni criteri guida con il fine di aiutare l’identificazione e la classificazione del disturbo:

  1. Alterazione della consapevolezza di soffrire di un deficit fisico, neuro-cognitivo e/o psicologico o di soffrire di una malattia.
  2. Alterazione, sotto forma di negazione del deficit, evidenziata da affermazioni come “non so perché sono qui”, “non so cosa mi succede”, “non sono mai stato bravo in questi esercizi, è normale che non mi riescano”, “sono gli altri a dire che sto male”
  3. Evidenza dei deficit tramite strumenti di valutazione.
  4. Riconoscimento dell’alterazione da parte di familiari e conoscenti.
  5. Influenza negativa riguardo le attività giornaliere.
  6. L’alterazione non compare nel contesto di stati confusionali o stati di alterazione della coscienza.

Questa alterazione tende a presentarsi insieme ad altre patologie:

neurologiche: disturbi neuro-vascolari, demenza senile come Alzheimer, deterioramento cognitivo, tumori, demenza fronto-temporale, traumi cranio-encefalici, cecità corticale, epilessia e atrofia corticale posteriore.

psicologiche: schizofrenia e disturbi della personalità.

Da un punto di vista sintomatico, la anosognosia può apparire in casi di eminegligenza, prosopagnosia, amnesia, sindrome di Korsakov, sindrome di Anton, emiplegie, sindrome del lobo frontale, atassia costruttiva, afasia di Wernike…

mente

Trattamento e conseguenze

Attualmente non esiste evidenza di alcun trattamento efficace. Trattandosi di una malattia che si presenta in varie forme e in modi diversi; nei suoi confronti ci sono autori che la definiscono una malattia a se stante, ma anche una sindrome o persino un sintomo; non esiste un consenso determinato per la sua delimitazione.

La anosognosia può apparire in diverse patologie neurologiche e sembra essere specifica per ogni deficit. Viste le implicazioni pratiche nella vita quotidiana per le persone che ne soffrono, è importante identificarla in tempo. Le persone che ne soffrono possono presentare:

-Difficoltà nel seguire i trattamenti prescritti.

-Diagnosi sbagliate riguardo l’evoluzioni e la riabilitazione di un disturbo.

-Rischio di subire cadute o lesioni per mancanza di coscienza.

-Alterazioni dello stato d’animo una volta appresa la situazione: irritazione, rabbia, depressione…

– Non seguire i trattamenti farmacologici e medici.

-Mancanza di comprensione sociale per il loro stato e della loro malattia.

-Mancanza di supporto sociale e comunitario.