Auto-sabotaggio: quando il nemico risiede dentro di noi

· 8 settembre 2017

L’auto-sabotaggio, o auto-boicottaggio, è la tendenza di porsi ostacoli, limiti e implicazioni mentre si sta cercando di raggiungere un obiettivo. Se si guarda al passato, è possibile ripercorrere momenti in cui, senza sapere perché o come, abbiamo fallito perdendo di vista il nostro scopo. Una delle possibili cause è sicuramente l’auto-sabotaggio.

L’auto-boicottaggio rappresenta il nemico in sé. È possibile proteggersi dall’insuccesso a breve termine, ma anche dal successo. La persona che pratica questa tendenza si pone degli ostacoli e dice a se stessa che non sarà in grado di affrontare determinate situazioni in determinati contesti. In questo articolo, affronteremo quattro diverse forme di auto-sabotaggio.

Quali forme di auto-sabotaggio esistono?

1. Negare a se stessi un bisogno: “non ne ho bisogno, non lo voglio”

La prima forma di auto-boicottaggio, e una delle più frequenti, è negare a se stessi certi bisogni o desideri. Si manifesta nel momento in cui la persona dice a se stessa frasi come “non mi interessa”, “non mi piace”, “non lo voglio” o “non mi importa”. In questo modo, l’individuo si protegge e previene un possibile fallimento (e allo stesso tempo accetta il fatto di dover lavorare maggiormente per lavorare sulle proprie capacità) o sperimenta il successo (acconsentendo ad aspirare a molto più e meritando il riconoscimento delle proprie azioni).

In questo caso, l’auto-sabotaggio si manifesta quando ci si priva della possibilità di raggiungere un obiettivo o si rifiuta inconsapevolmente un bisogno personale. È molto importante capire quando non siamo davvero interessati a qualcosa e quando il timore di non esserne all’altezza ci impedisce di raggiungere tale scopo. Con questa differenza, l’uomo ha imparato a crearsi uno scudo personale per prevenire l’auto-boicottaggio.

“Fidarsi di te stesso non garantisce il successo, ma senza di esso il fallimento è garantito”
-Albert Bandura-

2. Procrastinare: posticipare e… rimandare a domani quello che si può fare oggi

Uno dei modi più efficaci per fallire, sia come persona che come professionista, è procrastinare: “Devo fare delle cose, ma le farò più tardi”. Procrastinare è una pessima abitudine, poiché genera la falsa percezione del “lo sto facendo”, ma in realtà posticipiamo a tempo indeterminato il compimento dell’obiettivo.

Questa pratica funge da scudo contro la sensazione di incapacità. È un meccanismo di difesa che ci protegge dall’essere messi alla prova e ci fa sentire di essere sulla strada giusta per il raggiungimento del nostro traguardo. Nulla di più lontano dalla realtà.

3. Non essere costante: iniziare la gara ma ritirarsi di fronte alle prime difficoltà

La mancanza di costanza è una delle strategie più frequenti dell’auto-sabotaggio. È una capacità su cui bisogna lavorare  poco a poco ogni giorno. Iniziare un progetto e abbandonarlo lungo il cammino assicura il fallimento ed è un’abitudine che ci limita.

La funzione di auto-boicottaggio che creiamo quando lasciamo le cose a metà è molto semplice: se non si porta a termine un obiettivo, non è necessario valutare se il lavoro è stato fatto bene o meno.

Vi è anche la possibilità di averlo fatto bene, ma di non saper gestire il successo. In parole semplici, l’auto-sabotaggio protegge le persone che pensano di non meritare un trionfo personale e che, quindi, utilizzano questo metodo per sabotarsi.

4. Inventare delle scuse quando è il momento di prendere delle decisioni: “non so cosa fare”

Prendere delle decisioni ci dà un grado di responsabilità che varia e dipende a seconda dell’importanza della decisione stessa. L’auto-sabotaggio ci protegge da questa percezione di responsabilità e ci consente di distanziarci dal prendere posizioni importanti.

Evitando di prendere tali decisioni, creiamo ancora una volta una maschera nella quale si nasconde l’auto-boicottaggio. Ci viene negata la possibilità di prendere in mano le nostre vite, di gridare a voce alta le nostre decisioni.Questa pratica, inoltre ci mette nei panni dello spettatore (e non del protagonista) della nostra vita. Ciò rafforza l’idea che abbiamo di noi stessi, ovvero che a volte non siamo abbastanza bravi per poter aspirare a qualcosa di migliore.

Quali sono le possibili cause dell’auto-sabotaggio?

Disturbo evitante di personalità

Gli esseri umani hanno tre modi di porsi dinanzi ad un’avversità: affrontarla, evitarla o posticiparla. Questo significa che riusciamo a trovare una soluzione al problema quando ci troviamo di fronte ad esso (affrontarlo), che possiamo convincere noi stessi che non ci preoccupa (evitarlo) o che preferiamo aspettare per vedere come si sviluppa facendo passare del tempo (posticiparlo).

È anche vero, però, che aspettare può essere un buon metodo per trovare una buona soluzione, rimandare a tempo indeterminato, invece, è un’abitudine che impoverisce la nostra autostima.

Se durante la fase dell’adolescenza e della giovinezza abbiamo scelto di rimandare ed evitare molti problemi, abbiamo perso delle opportunità che ci avrebbero aiutato ad acquisire nuove abilità. Quindi, se evitiamo di affrontare quello che ci accade o se lo rimandiamo giorno dopo giorno, perdiamo la possibilità di crescere mentalmente e sviluppiamo in noi un modello di personalità evitante.

Il modello di personalità evitante è direttamente correlato all’auto-boicottaggio. Dal momento in cui la persona è costretta ad evitare qualcosa, è anche convinta che “non può” o che qualcosa non vada bene. Questo perché non possiede le abilità giuste, non perché non è capace di superare certe situazioni o di crescere a livello personale.

Una persona che soffre di questo disturbo pensa di non poter essere in grado di affrontare determinate sfide e, quindi, si pone dei limiti. L’errore principale è pensare che non avere le qualità giuste significhi anche non essere in grado di fare qualcosa. Bisognerebbe smettere di evitare ciò che ci fa dubitare di noi stessi e iniziare ad affrontare le nostre paure per crescere. Ricordate: senza sfida non c’è crescita.

Bassa autostima

Avere un limitato apprezzamento delle proprie caratteristiche personali ci porta ad amarci poco. Se ci amiamo poco, tendiamo a diffidare delle nostre capacità. Si può ben notare, dunque, la diretta relazione tra auto-boicottaggio e bassa autostima.

Una persona con bassa autostima si preclude la possibilità di crescere, o di esigere, e quindi non è in grado di abbandonare la sua zona di comfort. Questo perché nella sua mente è inciso che: non merita un’occasione, non sarà in grado di arrivare in alto o non si ritiene abbastanza valida per aspirare ad uno scopo ben preciso. La scarsa autostima provoca, quindi, l’auto-sabotaggio.

“Il compito che dobbiamo stabilire per noi tessi non è quello di essere sicuri, ma di poter tollerare l’insicurezza”
-Erich Fromm-

Ambiente familiare iperprotettivo

Crescere in un ambiente familiare che ci protegge in modo eccessivo dai “pericoli” del mondo crea nelle nostre caratteristiche psicologiche due messaggi diversi su noi e le nostre capacità. Da un parte, c’è “la mia famiglia mi ama, mi protegge e non sono solo”, dall’altra “è un loro diritto aiutarmi e tutelarmi, perché io da sono troppo debole”.

Quando una famiglia è troppo protettiva nei confronti del proprio figlio, introduce nella sua mente questi messaggi inseparabili che talvolta favoriscono l’auto-sabotaggio. L’eccessiva protezione della famiglia,infatti, ci porta a dipendere da loro per sentirci sicuri e per darci la forza per affrontare le sfide.

Una volta raggiunta la fase adulta, la nostra famiglia ci chiede di ottenere l’indipendenza, ma ecco che si presenta l’auto-boicottaggio che agisce come protezione. Crescendo, però, la presenza della famiglia diminuisce sempre più a differenza dell’auto-sabotaggio che continua a crescere.

Quali sono gli effetti dell’auto-sabotaggio?

L’auto-sabotaggio ha la stessa funzione di un cane che si morde la coda: non mi do un’pportunità, dunque non sfido me stesso e di conseguenza non cresco. Ci manca, pertanto, la possibilità di acquisire nuove abilità e di migliorare quelle che già abbiamo. Questo è il motivo per il quale continuiamo a pensare “non posso”, “non lo voglio”, “non mi interessa”.

Basti pensare che molte persone, per non dire tutte, hanno un “piccolo sabotatore” dentro e devono imparare a convivere con esso. Questo piccolo “compagno” ci dirà sempre che non siamo in grado di portare a termine gli obiettivi che ci siamo posti. Ci farà esitare fino all’infinito e ci incatenerà alla nostra zona di comfort. Solo cosi facendo, questo piccolo grande nemico rimarrà calmo e a suo agio dentro di noi. Il trucco, però, è imparare ad ascoltare i propri dubbi senza farsi trascinare dal suo “gioco”. E quindi sì, effettivamente, si parla proprio di un lavoro di precisione che spesso richiede una buona dose di pazienza.

Per tutti i motivi sopraelencati, l’auto-sabotaggio genera un costante senso di incertezza. È un sistema che si perpetua ed è necessario scoprirne l’esistenza per poter interrompere al più presto il circolo vizioso che lo alimenta.

Per superare e porre fine a questa pratica, si può lavorare sul miglioramento della propria autostima, individuare i propri punti di forza per espanderli ed identificare le proprie debolezze per poi migliorarle. Ma, soprattutto, dovrete darvi una possibilità: questa è la chiave principale per superare l’auto-boicottaggio.