Qual è il confine tra preoccupazione e ossessione?

· 8 febbraio 2017

Tutti abbiamo avuto delle preoccupazioni che hanno turbato i nostri pensieri al punto di impedire il normale corso della nostra vita. Le preoccupazioni ci influenzano sul lavoro e alterano la nostra attenzione mentre parliamo con qualcuno o guardiamo un film.

I problemi che si verificano occupano la nostra mente e ci spingono a cercare una soluzione efficace. Ci sono persone che si preoccupano più del normale o per qualcosa che non meriterebbe tanta attenzione o ansia. Quando una preoccupazione “fugge” dalla normalità per diventare patologia? Come possiamo sapere di aver oltrepassato il confine tra preoccupazione e ossessione?

Esistono diverse patologie, catalogate come disturbi d’ansia, legate al modo, alla quantità o all’intensità della preoccupazione o con il motivo della stessa. Parliamo di ansia generalizzata, di fobie, di fobie sociali o di disturbo da stress post traumatico.

Se c’è una patologia che si caratterizza per le ossessioni che annebbiano la mente di chi la soffre è il disturbo ossessivo compulsivo, che i comuni manuali diagnostici differenziano dai disturbi d’ansia.

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Le ossessioni sono la prigione del pensiero

Bisogna chiarire la differenza tra un normale episodio di preoccupazione e un periodo “ossessivo” o un’ossessione concreta. I seguenti punti possono aiutarvi a identificare un’ossessione:

  • La vostra preoccupazione è realista? Il motivo per cui siete preoccupati è molto poco probabile o semplicemente state anticipando un evento raro o impossibile.
  • La vostra preoccupazione è sproporzionata? La quantità di preoccupazione non corrisponde alla gravità del problema o alla questione su cui non smettete di rimuginare.
  • Passate gran parte della giornata a pensare a qualcosa o a un argomento concreto? Passate l’intera giornata a preoccuparvi al punto che i pensieri ostacolano il normale corso della vostra vita.
  • Questa idea vi causa costantemente malessere? Le ossessioni sono egodistoniche, per questo volete eliminarle dalla mente, anche se sembra impossibile.
  • Questi pensieri vi spingono a realizzare qualcosa che sapete essere assurdo o che non risolverà il problema e continuate a farlo? Lavarvi di continuo le mani, aprire e chiudere la porta un determinato numero di volte, evitare di toccare qualsiasi cosa con le mani…
  • Vi vergognate di dirlo agli altri? Sapete di avere un problema, che il vostro pensiero e/o comportamento non è “normale”, ma preferite mantenerlo segreto perché nessuno lo capirebbe o penserebbe che siete strani.
  • Non riuscite a controllarne la comparsa o la durata? I pensieri che vi disturbano appaiono all’improvviso, senza preavviso, e non potete fare nulla per controllarli e farli sparire.

Se avete risposto in maniera affermativa a una o più di queste domande, allora è il caso che pensiate di contattare uno specialista per andare al fondo della questione. Le ossessioni compaiono involontariamente, interferiscono con i pensieri, generano malessere, occupano gran parte della giornata e in alcuni casi spingono a compiere azioni e rituali (compulsioni) volti a ridurre l’ansia associata.

Ossessioni comuni

Anche se sono pensieri molto eterogenei e possono esprimersi in modi diversi, esistono oggetti di ossessione tipici. Tra i più comuni si trovano:

  • Paura di venire contaminati. Non voler toccare gli oggetti direttamente con le mani per paura di venire contaminati. Pensare che le mani siano sporche anche dopo averle lavate alla perfezione. Paura di stare accanto a qualcuno che è malato per paura di contrarre qualcosa.
  • Ossessione della salute e dell’aspetto fisico. L’ossessione per l’aspetto fisico, trovare difetti anche se non esistono, guardarsi continuamente allo specchio.
  • Ossessioni legate al sesso. È comune che chi ha questo genere di ossessioni abbia dubbi sulla propria sessualità. Spesso qualcosa che non corrisponde a realtà.
  • Ossessioni di contenuto aggressivo. Paura di fare qualcosa di violento, di aggredire qualcuno o paura che qualcosa di orribile capiti ad una persona cara.
  • Ossessioni di natura somatica o ipocondriaca. Paura di ammalarsi, sottoporsi a moltissimi esami o analisi per verificare la presenza di una malattia… In questo caso è comune pensare di aver contratto l’HIV o qualsiasi malattia potenzialmente pericolosa.
  • Avere pensieri considerati “brutti”. Pregiudizi verso qualcuno o pensieri osceni che non smettono di comparire e tormentare la mente, suscitando un senso di colpa.
Tutte le ossessioni hanno qualcosa in comune ed è il fatto di essere pensieri intrusivi, ricorrenti e persistenti, vissuti come ripugnanti o senza senso.

Compulsioni per ridurre l’ansia

In molti casi, alle ossessioni seguono le compulsioni, con lo scopo di ridurre l’ansia provocata. A volte la compulsione non è apparentemente legata all’ossessione oppure l’intensità con cui si realizza non corrisponde alla realtà. Così come esistono ossessioni “tipiche”, ci sono anche compulsioni “tipiche”, come ad esempio:

  • Lavarsi continuamente, al punto di procurarsi anche delle ferite.
  • Controllare di continuo se il gas è rimasto acceso, se una porta è stata lasciata aperta, se la luce non è stata spenta…
  • Toccare un oggetto un certo numero di volte.
  • Contare a mente o a voce alta fino ad un determinato numero prima di poter cominciare a fare qualcosa, come aprire una porta.
  • Ordinare, tenere tutto a posto o rimetterlo esattamente al suo posto. In caso si sposti qualcosa, bisogna ricominciare e a volte si rimette in ordine anche quando niente è stato spostato.
  • Accumulare. È impensabile l’idea di liberarsi di qualcosa, anche se non lo si usa da anni o non se ne ha bisogno. L’idea di buttare qualcosa crea ansia.
  • Pregare continuamente per timore di aver commesso peccato, perché si hanno pensieri considerati intollerabili ed imperdonabili. È un modo per redimersi dai cattivi pensieri.
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Anche se le compulsioni possono ridurre l’ansia per un breve periodo di tempo, l’effetto non è appunto duraturo e bisogna continuamente realizzare rituali che, pur non garantendo alcuna gratificazione o piacere, trasmettono una falsa e breve sensazione di controllo sulle ossessioni che interrompono il pensiero.

Esiste una via d’uscita dall’ossessione?

Un’esperta in questo campo, Judith L. Rapaport, ha studiato e sperimentato diversi trattamenti su persone che soffrono di disturbo ossessivo compulsivo. Nello specifico, i suoi studi si concentrano sull’uso della clomipramina (Anafranil) come trattamento per le ossessioni.

Un’alta percentuale di persone registrava una riduzione dell’ossessione, mentre in altre persone l’effetto era nullo. Al giorno d’oggi si usano gli antidepressivi ISRS, che hanno molti effetti secondari e lo stesso scopo, anche se la scelta del farmaco può variare.

Come terapia psicologica, esiste l’esposizione con prevenzione di risposta (EPR), che consiste nell’affrontare l’oggetto dell’ossessione mediante l’immaginazione o in maniera diretta, evitando i rituali e le compulsioni. Questi sono i trattamenti considerati efficaci e che, combinati, possono avere una risposta molto positiva, ovvero dare sollievo alla sofferenza delle persone controllate dalle loro ossessioni.