Congedo per depressione: realtà sempre più comune

La durata del congedo per depressione può variare di caso in caso. Ad alcuni basta un mese, ad altri sei mesi e ad altri ancora più di un anno. Poter contare sulle migliori cure e non temere di perdere il posto di lavoro sono due elementi-chiave in questa situazione.
Congedo per depressione: realtà sempre più comune

Ultimo aggiornamento: 10 settembre, 2021

Il congedo per depressione è un fenomeno in aumento negli ultimi anni. L’organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) considera la depressione come la principale causa di invalidità.

Questo aspetto non è di poco conto, visto che delinea una realtà delicata tanto quanto complessa nella quale si ritrovano molte persone che spesso hanno timore di chiedere questo congedo per paura di perdere il posto di lavoro.

Negli ambienti lavorativi, la salute psicologica è ancora troppo trascurata. Non solo dovrebbe essere incoraggiata, ma sarebbe anche opportuno migliorare i meccanismi che permetto al lavoratore di contare sempre sulla migliore assistenza psicologica possibile, grazie alla quale guarire; inoltre, andrebbero fornite strategie per evitare di incorrere in ricadute.

Alcuni pazienti si limitano a seguire il trattamento farmacologico prescritto dal medico di base. Il supporto psicologico, tuttavia, è fondamentale in qualunque caso e dovrebbe essere una risorsa accessibile anche nelle strutture sanitarie pubbliche.

Un aspetto sottolineato anche dai dati clinici è che oltre il 40% delle persone non riceve la giusta assistenza oppure abbandona la terapia e i trattamenti prima del dovuto. Ecco perché risulta necessario acquisire maggiore consapevolezza in merito alla depressione e l’impatto che ha sulla nostra società.

Il mobbing (o bullismo sul posto di lavoro) si cela dietro buona parte dei casi di congedo per depressione.

Donna affetta da depressione.

Congedo per depressione: di cosa si tratta?

Secondo i dati dell’OMS, la crisi del 2008 ha fatto crescere fino al 19% i casi di congedo lavorativo da depressione. Ebbene, lo studio di ricerca condotto dal Centro Medico dell’Università di Amsterdam ci rivela che questa nuova crisi associata all’attuale situazione ha provocato un ulteriore aumento dei casi. La salute mentale generale è peggiorata in modo quasi esponenziale.

Tutto questo ha un impatto evidente anche sul mondo del lavoro. Ad esempio, oggigiorno sono tante le persone con problemi psicologici (ansia, depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, ecc) che tuttavia si recano tutti i giorni a lavoro.

La paura di perdere il posto li spinge a fare quello sforzo eccessivo nonostante tutto, fino a quando non raggiungono il limite. Non è la cosa più giusta da fare.

In quanto lavoratori, abbiamo tutti il diritto di chiedere questo congedo e di ricevere una retribuzione come per qualsiasi altra malattia. Approfondiamo la questione.

Come capire se si soffre di depressione?

I disturbi depressivi sono realtà multifattoriali che si manifestano con un’ampia varietà di sintomi. Così, per quanto ciascuno di noi possa viverli a proprio modo, ci sono sempre caratteristiche in comune che aiutano la diagnosi. Si tratta delle seguenti:

  • Costante affaticamento.
  • Scarsa motivazione.
  • Disperazione, tristezza, irritabilità, cattivo umore.
  • Mancanza di entusiasmo nello svolgere il proprio dovere.
  • Disturbi dell’alimentazione.
  • Alterazione del sonno.
  • Voglia di piangere.
  • Disturbi cognitivi: problemi di concentrazione, di memorizzazione, difficoltà nella risoluzione di problemi..
  • Perdita dell’interesse nei confronti di attività che un tempo ci appassionavano.
  • Assenza di desiderio sessuale.
  • Costante negatività-
  • Sensi di colpa.
  • Possono fare la loro comparsa pensieri suicidi.

Quali sono le cause più comuni del congedo per depressione?

Nella maggior parte dei casi l’aspettativa per depressione è determinata da situazioni di bullismo sul lavoro o mobbing. Questo fenomeno è noto come congedo da contingenze professionali e significa che il disturbo è causato proprio dall’ambiente lavorativo in cui la persona in questione svolge il proprio lavoro.

  • Lo studio di ricerca condotto dalla Scuola Nazionale di Medicina del Lavoro – Istituto Sanitario Carlos III di Madrid rivela che il bullismo sul posto di lavoro è attualmente un’epidemia silenziosa dal forte impatto sulla salute mentale. I casi di congedo associati a questa realtà sono numerosi.
  • D’altra parte, fattori come la pressione professionale, i contesti stressanti e le cattive condizioni di lavoro sono elementi scatenanti comunemente associati a contingenze professionali.
  • Per quanto riguarda le situazioni di vita quotidiana (quelle non associate al lavoro), le cause vanno da esperienze traumatiche e rotture affettive fino a fattori biosociali più complessi.

Come capire quando è il momento di chiedere un congedo e come farlo?

Il congedo per depressione deve essere una decisione del medico competente. Sarà il medico di base a valutare la situazione analizzando i fattori psicologici.

Per esempio, una persona con depressione maggiore non è in grado di svolgere le sue funzioni lavorative come dovrebbe e questa incapacità è un chiaro segnale della necessità di un congedo.

Ciascun Paese gestisce questo tipo di situazioni a suo modo, ma in generale il congedo va dai sei ai dodici mesi, con possibilità di estensione nel caso in cui il consiglio medico decidesse così.

In questo arco di tempo, il lavoratore continua a percepire una retribuzione adeguata al suo ruolo, che varia a seconda dei giorni di aspettativa.

Giovane in seduta dalla psicologa.

Cosa fare durante il periodo di congedo per depressione?

L’aspettativa con motivo di depressione richiede al paziente di mantenere un atteggiamento proattivo durante la convalescenza. In molti casi, sin dalle prime fasi del trattamento, si parte con la classica terapia farmacologica. Tuttavia, anche se i farmaci aiutano, non risolvono la situazione.

Allo stesso modo, è fondamentale che il paziente riceva assistenza psicologica. Questa terapia verrà personalizzata di caso in caso, a seconda delle necessità specifiche del paziente.

Lo scopo è offrire le strategie e le abilità adattative idonee e per riuscirci c’è sempre bisogno di impegno da parte del paziente. In linea di massima, gli approcci scelti sono i seguenti:

  • Terapia cognitiva. Ha l’obiettivo di intervenire sugli schemi di pensiero irrazionali della persona, sulle sue convinzioni e sulle attitudini negative che definiscono la depressione.
  • Terapia interpersonale. Indirizzata ai rapporti sociali e interpersonali dell’individuo, lavora sull’autostima, sulle abilità comunicative.
  • Attivazione comportamentale. Questo approccio risulta fondamentale per guidare la persona affetta da depressione a mobilitarsi e attivarsi, così che possa tornare a godersi le esperienze più semplici e possa riprendere il controllo della propria vita.

Conclusioni

Le terapie per il trattamento della depressione in genere hanno una durata che va da sei mesi a un anno. Nell’arco di questo periodo è fondamentale che il paziente non abbandoni le sedute.

Solo così potrà tornare a lavoro, riprendere in mano la propria vita sentendosi apprezzato a capace nonostante gli alti e bassi, con una rinnovata speranza verso il presente e il futuro.

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