Connettersi con gli altri: la sfida delle nuove generazioni

· 26 ottobre 2017

Per quanto riguarda la comunicazione, la tecnologia è una delle rappresentazioni più calzanti dell’ambivalenza che è solita celarsi dietro ai nostri atti. Da una parte ci facilita esperienze, dall’altra rappresenta un serio pericolo: quello di allontanarci dalle stesse. Connettersi con gli altri è diventato più facile e più difficile insieme.

Le reti sociali, per esempio, ci permettono di avvicinarci a chi è distante: possiamo comunicare con persone a migliaia di chilometri in un batter d’occhio. Ma c’è di più, possiamo scoprire quali posti visitano, cosa gli piace, quali sono i loro gusti o come è composta la loro cerchia sociale.

Il pericolo di quest’enorme quantità di possibilità nasce quando quel che succede dietro allo schermo funge da sostituto, e non da complemento, alle forme di comunicazione più tradizionali. Connettersi con gli altri è molto più di un semplice “like” a una foto su Facebook, parlare faccia a faccia implica sfumature neanche immaginabili attraverso Whatsapp, le foto hanno di rado il potere di riflettere una realtà completa – o almeno non tanto quanto quella catturabile dal vivo con i nostri occhi.

Coppia che si abbraccia e guarda il cellulare

Stiamo correndo il rischio di diventare dipendenti dai social network, di scordare come connetterci con le persone attraverso sguardi e gesti, di dimenticare il linguaggio non verbale che potremmo interpretare leggendoli dal vivo, di mostrarci in un determinato modo nelle foto quando non vogliamo che il mondo sappia come ci sentiamo davvero. La soluzione consiste nello sfruttare al massimo le nuove tecnologie senza, però, perdere o mettere da parte tutto quello che non possono darci.

Connettersi con gli altri per bisogno o per piacere

Definiamo la nostra linea d’azione quando abbiamo bisogno di caricare sui social network la nostra vita quotidiana; quando un’esperienza non è valida se non viene resa pubblica; quando non è sufficiente viverla e goderla, quando abbiamo bisogno che gli altri la conoscano e siano partecipi del nostro momento.

Tuttavia, secondo uno studio realizzato dai ricercatori delle università del Wisconsin, Haverford, Northwestern e Toronto, le coppie che pubblicano di più sulle reti sociali sono le più infelici.

In generale, si può affermare che le persone che hanno maggiore bisogno dell’approvazione esterna (dei ‘miei piace’, delle visite al profilo, ecc.), sono quelle che hanno più carenze emotive. Una persona con una buona autostima non ha bisogno che gli altri diano la loro approvazione alle sue foto o a quelle dei suoi viaggi, del suo partner o dei suoi amici; viceversa, userà i social network solo per contattare di tanto in tanto alcune persone, ma mai per necessità.

Coppia che fa foto con il cellulare

Non dimentichiamo che parlare o conversare vale molto di più che mantenere lo sguardo fisso su uno schermo o scrivere alcuni messaggi. Neanche guardare foto di paesaggi è sufficiente. Mettere un “mi piace” non significa esprimere un’opinione completa, ma soltanto un “sono qui e ti seguo”.

La fotocamera della nostra memoria è migliore di quella del nostro telefono

La vera essenza delle nostre giornate resta incisa nella nostra memoria e non sarebbe giusto permettere che, per vederla riflessa in una foto, quell’esperienza non lasciasse in noi altro che un’impronta digitale. Un solo momento può nascondere ispirazioni ed emozioni che rischiano di andare perse se per guardare usiamo solo la fotocamera del cellulare.

Senza dover perdere la possibilità di contattare i nostri amici istantaneamente o sacrificando la tecnologia (anche se non succede nulla se qualche volta lasciamo il telefono da parte), sarebbe bello trovare il tempo per un caffè, trovare un punto di ritrovo, viaggiare e concedersi la possibilità di abbracciare, fare un occhiolino, prendersi per mano. Basta qualche risorsa e la voglia.

Ragazza di spalle che dà la mano al suo fidanzato

È vero, però, che non è un problema individuale. Sembra che la maggior parte delle persone abbiano preso a cuore la comunicazione digitale a scapito di quella presenziale, e poter incontrarsi con loro diventa un’occasione più unica che rara. Per non perdere i contatti con queste persone, non resta altro che recarsi nel luogo nel quale passano la maggior parte del loro tempo: il mondo digitale.

Ciò che è autentico si nasconde dietro la tecnologia, c’è una vita nascosta dietro ogni profilo, siamo più di un’immagine o un contatto, ogni persona è un mondo che difficilmente trova una corrispondenza precisa su internet. Connettersi con gli altri significa più che essere “online” nello stesso momento. Provate a lanciarvi e ad uscire dallo schermo, solo così vedrete la bellezza che la realtà tiene in serbo per voi.