Quali sono le conseguenze di un attacco di panico?

24 marzo 2017 in Psicologia 2221 Condivisi

Succede all’improvviso. Il cuore comincia a battere fortissimo. Tutti i campanelli di allarme si attivano. – Cosa mi succede? Sto per morire? – Il panico ci inonda e iniziamo a respirare sempre più forte. Sentiamo che cci manca il respiro. – Affogherò? Non riesco a smettere di tremare! -.

La pressione al petto è sempre più forte e ci sembra che ciò che ci accade sia irreale. Ma la paura di morire è forte. Crediamo di impazzire. Pensiamo che sverremo. Nel giro di soli 10 minuti il corpo è fuori controllo. Cosa ci è successo? Abbiamo avuto un attacco di panico. Ma quali sono le cause?

“Le mani si agitano e tremano. Da qualche parte si è rotto un rubinetto e il sudore freddo ti inonda, pervade il tuo corpo. Vorresti gridare. Potendo, lo faresti. Ma per gridare è necessario respirare. Panico. ”

-Khaled Hosseini-

Come e perché ha inizio un attacco di panico?

Un attacco di panico è una crisi che inizia in modo brusco. La prima cosa che nota la persona che ne soffre è la comparsa di alcune sensazioni corporee. Queste sono: palpitazioni o aumento del battito cardiaco, sudorazione, tremori, sensazione di affogare, oppressione al petto, nausea e dolori addominali, instabilità, sensazione di formicolio e corpo addormentato, brividi.

Il problema si ingigantisce in seguito ai pensieri che la persona produce nella sua mente riguardo ai sintomi fisici che percepisce. L’attacco di panico si verifica perché la persona associa le sue sensazioni corporee ad una minaccia. Inoltre, il soggetto di solito percepisce che tale minaccia metta a repentaglio la sua vita. In questo modo, dà il via ad una serie di pensieri catastrofici che rendono sempre più intense le sensazioni corporee.

Questi sono la paura di morire, di perdere il controllo o di impazzire e la sensazione di irrealtà o di essere separati dal proprio corpo. Le persone interpretano questi sintomi fisici come catastrofici. Vale a dire che credono che tali sensazioni corporee si presentino perché sta per succedere loro qualcosa di grave. È fondamentale ricordare che, in realtà, non esiste un vero pericolo di morte, ma che è tutto nella propria testa. 

“Stava vivendo la sensazione in cui ha inizio la follia. Durante i brevi istanti nei quali riusciva ad allontanare da sé il panico e a pensare nitidamente, cercava di afferrarsi a tutto ciò che sembrava avere a che fare con la realtà”.

-Henning Mankell-

Quali sono le conseguenze degli attacchi di panico?

Gli attacchi di panico hanno conseguenze negative su chi ne soffre, ma in nessun caso provocano la disfunzione dell’individuo, almeno non in maniera diretta. Se non ci credete, pensate a quanto segue: vi è accaduto davvero qualcosa di grave a livello fisico quando avete avuto una crisi di questo tipo? No, vero? Se si fossero realizzate davvero le conseguenze che temevate, non stareste leggendo questo articolo!    

“Voleva gridare, ma i roditori del panico gli distruggevano a dentate la lingua. Voleva correre, ma i fini serpenti gli immobilizzavano le gambe”

-Luis Sepúlveda-

Le parole di Luis Sepúlveda sono di una tragica ironia, ma ci offrono una descrizione più che esatta della sensazione provata da chi soffre di attacchi di panico. Ciò che gli attacchi di panico provocano davvero è un malessere emotivo e psicologico. Il terrore si impossessa della quotidianità di queste persone.

Fa capolino la paura di soffrire nuovamente di una crisi, e non è affatto piacevole. In molti casi gli stimoli che generano le crisi vengono generalizzati.

Soprattutto si teme che gli attacchi ci sorprendano in luoghi pubblici, in cui è difficile scappare, in situazioni sociali nelle quali risulterebbe imbarazzante soffrirne o in momenti in cui sarebbe complicato ricevere aiuto. Allora, cosa inizia a fare la persona in questi casi? Inizia ad evitare queste situazioni.

La persona smette di recarsi in un determinato luogo per ridurre l’ansia generata dalla possibilità di soffrire di un altro attacco. Allora inizia ad evitare un numero sempre maggiore di luoghi. In questo modo, le attività quotidiane diventano veri e propri esercizi di pianificazione e di sforzo. Diventa estremamente difficile recarsi in luoghi che prima si frequentavano con normalità. In questo modo, il rango delle attività si riduce enormemente.

Si arriva, in alcuni casi, a soffrire di agorafobia. Si temono ed evitano situazioni come la seguente: agglomerazioni, luoghi pubblici, viaggiare da soli oppure allontanarsi da casa. Questo è altamente invalidante per l’individuo, che vede la qualità della sua vita ridotta in tutti gli ambiti. Dato che questa condizione può essere altamente invalidante sia a livello personale che professionale e sociale, è importante rivolgersi ad uno psicologo per imparare a regolare l’ansia e ridurre gli attacchi di panico. 

Immagini per gentile concessione di Cristian Newman, Christopher Campbell e Isai Ramos.

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