Come insegnare a pensare ai bambini

· 21 ottobre 2015

Qualche mese fa, è stato pubblicato un articolo che ha fatto polemica sul quotidiano spagnolo ABC, secondo il quale il 90% della popolazione mondiale non sa pensare.

Questa dichiarazione proviene dal dottore e filosofo Robert Swartz. Chi sa qualcosa delle sue pubblicazioni e dei centri educativi che gestisce in tutto il mondo, saprà che il dottor Swartz non vuole solo che i genitori (preoccupati) iscrivano i propri figli a queste scuole.

Il celebre filosofo vuole anche far risaltare dati sicuri, ma che, allo stesso tempo, hanno fatto sorgere molte polemiche. La maggior parte di noi mette a fuoco le cose in modo molto obiettivo e razionale, ha perso la flessibilità e la capacità di pensare in modo più critico, più creativo.

È possibile che, in seguito a questo punto di vista e a questo pensiero più “verticale che laterale, cioè un ragionamento più lineare, classificato e piuttosto rigido, perdiamo quella spontaneità che ci permette, per esempio, di gestire molto meglio lo stress quotidiano oppure i problemi tipici della vita di tutti i giorni.

Un pensiero che sa parlare di emozioni, che le identifica, le capisce e che, a sua volta, dà priorità alla curiosità, al senso critico e all’apertura a tutto ciò che lo circonda, è un pensiero più libero e in grado di rendere più felici.

Non molto tempo fa vi abbiamo parlato della pedagogia di Maria Montessori. Senza alcun dubbio, è possibile usare molti dei suoi principi per promuovere nei bambini un pensiero più libero e creativo. Nonostante ciò, il ruolo della madre, del padre, dei nonni, ecc, è tanto importante nell’educazione dei bambini quanto quello della scuola.

Che ne dite di iniziare a mettere in pratica questi semplici consigli per “insegnare a pensare ai bambini”?

1. Il bambino è unico e importante

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Un errore che si vede spesso al giorno d’oggi nell’istruzione scolastica è la tendenza a “costruire” bambini tutti uguali, con la stessa mentalità e gli stessi insegnamenti. Alla fine, si ottengono menti “in serie” e bambini che pensano tutti allo stesso modo.

Bisogna promuovere nel bambino l’idea che è unico, speciale e importante. È una persona in grado di offrire moltissimo, quindi non importa se torna a casa con un’insufficienza in scienze o in matematica.

In lui/lei esiste senza dubbio un potenziale che deve imparare a esplorare e per questo, come genitori, bisogna dare la sicurezza e il sostegno sin da la più tenera infanzia. Se sentono il sostegno e il valore dato ad ogni parola, idea o ragionamento, saranno abbastanza sicuri per andare avanti.

2. Educare in materia di emozioni

Per insegnare a pensare, è fondamentale che i bambini capiscano il prima possibile come funziona il mondo delle emozioni. Sviluppare l’empatia, per esempio, è imprescindibile per la loro crescita come “persone sociali”.

Una mente che capisce cos’è la tristezza e sa come gestirla, che sa identificare la rabbia interiore e che impara a canalizzarla, è una mente saggia perché sa capire se stesso e gli altri.

L’educazione dei bambini non inizia quando hanno 3 o 4 anni, quando inizia la tappa scolastica. L’educazione, così come l’insegnamento a pensare, inizia nel momento in cui vengono al mondo.

Un bambino che sente le carezze, che si sente amato dal primo giorno, installa nel proprio cervello un tipo di apprendimento emotivo e sociale che è fondamentale il giorno di domani.

3. L’importanza di saper riflettere e di ascoltare i propri pensieri

Imparare a stare da soli con se stessi è un altro pilastro fondamentale del pensiero maturo ed equilibrato di una persona che non ha bisogno di altri per prendere delle decisioni o per sapere ciò che vuole.

Spingete i bambini a riflettere di più, a pensare alle conseguenze prima di dire o fare qualcosa. Inoltre, è fondamentale promuovere la loro indipendenza e maturità, evitare gli attaccamenti poco salutari e l’iper-protezione.

nicolás gouny

Un bambino che sa stare da solo e che non s’innervosisce quando non sta con gli altri è un bambino sicuro.

Fornite loro dei libri, anche se non hanno ancora intrapreso il processo di lettura e scrittura. Fateglieli toccare, maneggiare e guardare i disegni come se fossero dei cari amici che poi, quando sapranno leggere, permetteranno loro di raggiungere mondi incredibili dove imparare e riflettere.

4. Promuovere la creatività

Impedite loro di “perdere il bambino interiore” quando crescono. Per questo motivo, bisogna sempre promuovere la loro curiosità con ricompense, stimoli, progetti da intraprendere, temi da ricercare e con i quali imparare e divertirsi allo stesso tempo.

Un bambino creativo è un adulto più libero il giorno dopo. Sviluppate le loro capacità immaginative, la loro fame d’imparare e quella curiosità per ciò che li circonda che non devono mai perdere.

5. Sì al senso critico

Non vi ossessionate per far diventare i vostri bambini come “voi volete che siano”. Ognuno di loro, come noi stessi, ha una personalità propria che bisogna rispettare in qualsiasi momento.

Lasciategli avere le proprie idee e opinioni e che sappia come sostenerle. Non permettete al bambino di avere una sola visione delle cose. Se a scuola stanno studiando un argomento preciso, spronateli a essere critici, a cercare altre opinioni e punti di vista.

luna

Fate in modo che abbiano “voce e idee”, che abbiano opinioni proprie su tutto e che il loro modo di pensare sia critico e flessibile, non una mente “standardizzata” che si lascia trasportare, invece di difendersi.

Conosco una sola libertà, ed è la libertà della mente

Antonie de Saint-Exupéry

Immagini per gentile concessione di Lita burke e Katy hare