Cosa motiva l’esistenza della religione?

14 novembre 2017 in Psicologia 120 Condivisi
Mani di persona che pratica la religione

Se analizziamo il concetto di religione all’interno di un contesto prettamente occidentale, salta agli occhi come essa venga considerata un fenomeno privato. Vale a dire, ciascuno la professa nella sua intimità e l’esteriorizzazione di alcuni simboli religiosi ha cominciato pian piano a perdere senso. Questo fenomeno è stato denominato secolarismo. Le persone sono religiose, ma non professano la loro fede ai quattro venti.

Questo, però, avviene soltanto in teoria, poiché mentre la pratica delle religioni di minoranza è proibita con la scusa della secolarizzazione, quelle maggioritarie continuano ad avere risonanza in termini di atti collettivi, per non parlare dei rapporti ancora in vigore tra i rappresentanti dei culti religiosi maggioritari e gli stati.

A prescindere dalle norme sociali o legali che impediscono o meno determinate pratiche religiose, ogni persona vive la religione in modo diverso. In particolare, indipendentemente dalla propria fede, le persone possono vivere la religione in tre diversi modi.

Religione vs. religiosità

Prima di parlare di orientamento religioso, è bene fare una distinzione tra religione e religiosità. Le religioni, per definizione, sono atemporali e universali (non cambiano con il tempo o con lo spazio); la religiosità, al contrario, è il modo in cui i credenti vivono la religione. La religiosità è un’esperienza soggettiva che dipende da ogni religione e, in molti casi, dalla persona: il suo modo di viverla e rappresentarla.

In questo senso, capiamo che il modo in cui le persone vivono la religione (la loro religiosità o orientamento religioso) non deve necessariamente coincidere con i precetti propri della religione. Tra tutti tipi di religiosità individuati in diversi ambiti, la psicologia sociale mette in risalto quattro tipi di orientamenti religiosi. Sono i seguenti: l’orientamento intrinseco, l’orientamento estrinseco, l’orientamento alla ricerca e il fondamentalismo religioso.

Uomo di colore che esegue un rito

Motivazione religiosa estrinseca e intrinseca

Inizialmente furono individuate due categorie, l’orientamento intrinseco e quello estrinseco. Servivano a differenziare le persone che considerano le pratiche religiose in maniera strumentale – ovvero con il fine di ottenere benefici personali o sociali (es: l’accettazione del gruppo) – e le persone che considerano la religione fine a se stessa (es: pregare in privato). In altre parole, le persone con orientamento estrinseco usano la religione, quelle con orientamento intrinseco trovano nella religione una ragione di vita.

In questo senso, le persone presenterebbero un orientamento intrinseco quando considerano la fede un fenomeno fine a se stesso, un motivo fondamentale nella vita, un asse e un criterio assoluto nelle loro decisioni. Al contrario, chi professa un orientamento estrinseco considera la religione in maniera utilitaria e strumentale, come un semplice mezzo per ottenere interessi e fini propri (sicurezza, status sociale, divertimento, auto-giustificazione, sostegno per uno stile di vita personale…). In molte persone, come spesso accade, convivono entrambi i tipi di motivazioni.

Fedeli in preghiera in una moschea

Orientamento alla ricerca

In seguito, agli orientamenti intrinsechi ed estrinsechi fu aggiunto un nuovo modo di interpretare la religione: quello orientato alla ricerca, che si basa su quesiti fondamentali relativi all’esistenza nella sua globalità. Le persone che professano quest’orientamento percepiscono e vivono i dubbi religiosi in maniera positiva, e sono aperte a possibili cambiamenti relativi a questioni religiose.

L’orientamento alla ricerca, per quanto riguarda la religione, stimola e promuove un dialogo aperto e dinamico sulle grandi domande esistenziali che sorgono a fronte delle contraddizioni e tragedie della vita. L’orientamento alla ricerca è professato da persone cognitivamente aperte, critiche e flessibili. Può essere definito forse come un’espressione attitudinale caratterizzata dal dubbio e dalla ricerca dell’identità personale.

Bambini buddisti

Fondamentalismo religioso

Il fondamentalismo religioso è definito come la convinzione dell’esistenza di una serie di insegnamenti religiosi che danno forma alla verità fondamentale sull’umanità e sull’essenza divina. Questa verità essenziale è opposta alle forze del male, che vanno combattute. Questa verità va seguita tutt’oggi seguendo le pratiche fondamentali e immutabili del passato.

Le persone che professano una visione fondamentalista sostengono di avere una relazione speciale con la forza divina. Credono fermamente che il loro gruppo sia l’unico portatore di verità, che tutti gli altri sbagliano. Ciò li porta a coltivare e conservare pregiudizi (prendono le distanze da ideologie diverse e non riescono a comprenderle in profondità, di conseguenza non fanno altro che confermare il proprio stereotipo). I fondamentalisti tendono inoltre ad avere un orientamento estrinseco, mentre l’ideologia intrinseca o volta alla ricerca sono a loro sconosciute.

All’interno del fondamentalismo si può individuare un altro orientamento religioso radicale: il fondamentalismo intertestuale. Le persone con questa ideologia credono sopra ogni cosa alla veridicità dei testi sacri. Seguono, più di ogni altra persona, i sacramenti della propria religione interpretandoli alla lettera.

Gente felice davanti a una croce

La religiosità

I modi di vivere la religione sono molteplici, caratteristici di ogni gruppo e a sua volta di ogni persona. Sebbene la religione stessa e il contesto in cui si vive possano influire sul modo in cui ciascuno vive la fede, ogni persona si adatta in maniera diversa. Non va dimenticato che non c’è un modo migliore o peggiore di vivere la propria religiosità. Neanche l’orientamento religioso fondamentalista è di per sé da considerare negativo o peggiore degli altri.

Il problema insorge quando si tenta di imporre il proprio modello religioso sugli altri. Adattarsi a una nuova forma di religiosità è complicato e richiede del tempo, ma finché vige il rispetto altrui, la convivenza può e deve essere pacifica. Al tempo stesso, neanche gli stati dovrebbero imporre un modo di vivere la religione, né stimolarla senza pensare alle conseguenze.

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