La mia coscienza ha più valore dell’opinione altrui

30, luglio 2016 in Psicologia 4 Condivisi

Saranno forse gli anni, oppure la maturità, ma arriva sempre quel momento in cui “risvegliamo” finalmente la nostra coscienza, alziamo il tono di voce per superare il rumore e rendiamo chiara la nostra posizione. Perché non c’è niente di più confortevole che mettersi a letto con il cuore in pace e con la coscienza pulita, senza dare importanza a ciò che gli altri pensano.

Antonio Damásio è un famoso neurologo portoghese specializzato in emozioni che definisce la coscienza come una sottile armonia tra l’Io autobiografico, l’Io sociale e un terzo Io, in cui si fondono l’Io emotivo e quello spirituale. Essere pienamente coscienti di questa struttura unica e particolare ci permetterà di essere più abili e congruenti nella nostra realtà.

Se dite quello che pensate, fate ciò che vi suggerisce il cuore e avete la coscienza pulita, non dubitate: avete fatto la cosa giusta.
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Tutti abbiamo una coscienza, è come il respiro dell’anima, come il faro delle nostre emozioni, quella che dà voce al nostro cuore, per dirci quando qualcosa va bene e quando invece no. Bisogna sintonizzarsi con essa, saperla risvegliare per poter agire senza paura e renderla il rifugio grazie al quale attraversare la vita.

Vi invitiamo a metterlo in pratica.

donne ed immagine spirituale della coscienza

Risvegliare la propria coscienza a volte è doloroso

Carl Gustav Jung era solito dire che “per risvegliare la propria coscienza, bisogna guardarsi dentro”. Anche se il celebre psicologo è stato fondamentale nello sviluppo della psicoanalisi, la sua metodologia era strettamente collegata all’antropologia, alla mitologia e alla filosofia. Per questo motivo, la sua concezione della conoscenza dell’essere umano suscita ancora oggi un grande interesse.

Come Antonio Damásio, Jung definì la coscienza come un’entità psicologica in cui si integrano le nostre esperienze vitali ed emotive più profonde. Per risvegliarla, è necessario guardarsi dentro in modo da essere coscienti di aspetti sgradevoli, di errori commessi e di valori o principi personali non rispettati a causa della paura o dell’indecisione e per aver seguito la coscienza morale altrui e non la propria.

Essere consapevoli di ognuna di queste dimensioni personali presuppone, a volte, un vero e proprio atto di dolore. Secondo Gustav Jung, le persone possono essere capaci di qualsiasi cosa pur di non doversi confrontare con il loro animo, con la loro coscienza. Per questo, per arrivare alla “luce”, è necessario rendere coscienti le nostre “oscurità”. Solo allora ci sentiremo liberi, solo allora ci connetteremo con noi stessi in forma integra e sana.

donna con simbolo celta

Coscienza tranquilla: un esercizio che viene dal cuore

Molti dei contesti sociali e politici nei quali viviamo attualmente apprezzano la mancanza di coscienza morale, laddove dovrebbe fiorire sempre l’etica, il rispetto, l’amore per il prossimo e il senso di umanità che, oggigiorno, sfugge per la via dell’egoismo e del resoconto personale.

Poiché in questo momento ci è difficile comprendere queste sovrastrutture che ci circondano, vale la pena mettere in pratica questo esercizio di integrità personale e, perché no, tramandarlo anche ai nostri figli. Dobbiamo sviluppare strategie adeguate per creare una coscienza del cuore, una voce tranquilla, affettuosa e coerente, fatta di mutuo rispetto, oltre che di auto-rispetto.

uomo blu che vola con foglie

Punti chiave per sviluppare una coscienza libera e rispettosa

La nostra coscienza è molto più che il riflesso degli insegnamenti morali che ci hanno trasmesso. Non ci è sufficiente sapere cosa è bene e cosa non lo è,”dobbiamo sentirlo”. Per fare questo, dobbiamo svegliarci dal letargo e rendere coscienti i nostri pensieri ed affetti.

Vi diciamo come e, per questo, vi proponiamo di riflettere sulle differenze tra vedere, guardare e contemplare al momento di sviluppare la propria coscienza.

  • Vedere è l’arte di lasciarsi trasportare senza approfondire le cose. C’è chi passa gran parte del suo tempo a “vedere” come si svolge la realtà circostante. È una fase iniziale della coscienza che non prende il comando, che si lascia trasportare da ciò che gli altri dicono, gli ordinano e gli suggeriscono, senza opporre resistenza, senza domandarsi niente…
  • La seconda fase del nostro sviluppo interiore è la capacità di saper “guardare”. Qui già si distingue l’intenzione, perché decidiamo cosa vedere e cosa no. Possiamo farci guidare dalla curiosità, dal desiderio e, quando lo facciamo, quando guardiamo, non rimaniamo indifferenti: sentiamo sensazioni, piacere, disprezzo, rabbia, paura…  
  • La terza fase della presa di coscienza è la capacità di saper contemplare. Socrate diceva che il grado più elevato del sapere era saper contemplare il perché delle cose. La contemplazione è un esercizio che ci arricchisce, perché rendiamo conto a ciò che ci avvolge “fuori e dentro”. C’è una connessione con quell’Io interiore che è capace di giudicare per conto suo ciò che va bene o meno, avere la propria opinione, i propri valori e la sua indiscutibile integrità.

mano con raggio di sole

La nostra coscienza può essere capace di contemplare tutto ciò che ci avvolge sotto la luce di quel faro emotivo che si vincola al nostro cuore. Solo allora smetteranno di importarci il rumore esterno e le opinioni altrui. Una coscienza tranquilla vale più dell’oro, è il cuscino grazie al quale riposare meglio e vivere una vita più piena.  

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