Volevo dirti qualcosa, ma l’ho dimenticato appena hai iniziato a parlare

· 23 gennaio 2017

Ero venuta per dirti qualcosa, ma l’ho dimenticato appena hai cominciato a parlare. I miei pensieri grigi, le mie preoccupazioni, sono sfumate all’istante, come il fumo che scappa via da una finestra aperta. Perché mi tranquillizzi, perché il tuo sguardo mi colpisce e mi ammalia, perché sei il mio nord, l’isola in cui mi rifugio in questo rumore incerto che è la vita.

È curioso che la maggior parte dei libri che trattano di relazioni si concentrino sul darci mille consigli e formule magiche per trovare l’amore della nostra vita. Ci insegnano anche a mettere da parte le relazioni che non valgono la pena, quelle che vanno dimenticate velocemente e senza anestesia. Tuttavia, pochi si concentrano sull’aspetto più importante: la capacità di mantenere una relazione. In quel viaggio verso l’intimità, calmo e paziente, che va tessuto in comune.

Tutti abbiamo vissuto almeno una volta tale situazione. Una giornata complicata, piena di dubbi e di stress. Tuttavia, tornando a casa e rivedendo il nostro partner, tutto si calma e acquisisce un senso. Ci è sufficiente ascoltarlo parlare affinché tutto si armonizzi, per sentirci soddisfatti. Pieni.

Passiamo buona parte della nostra esistenza creando un falso “io” grazie al quale sopravvivere, piacere agli altri ed essere accettati, fino a quando non incontriamo quella persona. Quella persona di fronte alla quale possiamo spogliarci e mostrare il nostro vero “io”. Poche cose sono tanto soddisfacenti.

Vi proponiamo di riflettere al riguardo.

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Quando parlare con te mi aiuta ad essere me stessa

Ci sono persone che arrivano nelle nostre vite al momento giusto, nell’istante in cui ne sentiamo il bisogno e in cui la loro presenza non è innocua. Diventano scultori. Poco a poco ci tolgono le nostre corazze, le maschere e le barriere che avevamo creato per portare alla luce del sole la nostra vera essenza. È allora che ci mostriamo per quelli che siamo davvero, senza paura senza maschere né reticenze.

In giapponese esiste un termine che si adatta perfettamente a questo contesto: Wabi Sabi. Si tratta di un apprezzamento artistico con un’interessante connotazione filosofica. È ciò che risalta la bellezza dell’imperfezione, di ciò che risulta più puro ed essenziale ai nostri sensi. È l’eleganza degli oggetti, degli scenari e delle persone che, nonostante siano state ferite, si mostrano in tutta la loro autenticità.

C’è chi si ossessiona nella ricerca di un partner perfetto. Per questo, non si fa problemi a camuffarsi sotto ad una patina di apparente perfezione. Donald Woods Winnicott, pediatra e psicoanalista inglese, diceva sempre che vivere indossando una falsa maschera del proprio Io, presuppone una perdita totale e assoluta della nostra vitalità innata, dell’allegria e della creatività.

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Se ci pensiamo un attimo, il mondo è già di per sé troppo imprevedibile, mutevole e contraddittorio per esserlo anche noi nelle nostre relazioni quotidiane. Se parlare con qualcuno vi permette di ritrovare voi stessi in uno sguardo altrui, non perdete quella persona. Se quella persona vi ama nonostante le vostre manie, i vostri malumori e il peso delle vostre cicatrici, stringetele forte la mano. Non lasciatela andare via. 

L’amore, a volte, arriva come un uragano, nel bene e nel male

Mostrare il nostro autentico Io, a volte, è una vera e propria sfida. Sono necessari forza, coraggio e tenerezza. Tuttavia, ricordate  ciò che diceva  Kierkegaard: “la peggiore forma di disperazione è scegliere di essere una persona che in realtà non siamo”.

A sua volta, tutti sappiamo che quando l’amore bussa alla nostra porta, entra improvvisamente con la forza di un uragano. Sfondando la porta, dobbiamo accettare i lati positivi e negativi dell’uragano. Se si cerca un amore perfetto, basandosi solo sugli aspetti positivi, l’unica cosa che otterremo saranno delusioni.

Dobbiamo comprendere che nessun essere umano al mondo attraversa questa vita senza pesi. Sotto ad ogni maschera che indossiamo, si nascondono storie, aspetti positivi e tanti pregi, ma anche mancanze, ferite e paure. Siamo un “Io complesso” che non dobbiamo nascondere. Perché la complessità può anche essere il riflesso dell’autenticità.

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Siamo libri lunghissimi, a volte disordinati e caotici, ma sempre meravigliosi. Recuperare e celebrare il nostro Io con l’aiuto degli altri è un atto fondamentale e meraviglioso. Portare avanti quella lettura mutua nella quale scoprire noi stessi ed accettare ogni difetto e ogni pregio è altrettanto importante. 

Poco a poco raggiungeremo quell’armonia perfetta, in cui tutto ci riempie e non ci manca niente. Quegli istanti durante i quali parlare ci conforta e ci aiuta, come chi ha intrapreso un lungo viaggio e, finalmente, trova quel luogo complice in cui far riposare la propria anima, la propria vita e i propri sogni.

Immagini per gentile concessione di Puuung.