Effetto camaleonte: di cosa si tratta?

12 dicembre 2017 in Psicologia 0 Condivisi

Vi è una grande varietà di sindromi e disturbi psicologici, molti dei quali prendono il nome da una metafora che ne spiega l’effetto. La sindrome di Peter Pan, di Gerusalemme, di Otello, l’effetto Ben Franklin, Mandela… Ma uno molto particolare è il cosiddetto effetto camaleonte.

Proprio i camaleonti, quei piccoli rettili a squame dai grandi occhi colorati e la lingua estensibile. Sono famosi per una caratteristica in particolare, quella di cambiare il colore della pelle. Nonostante questa peculiarità, la credenza popolare che questi animali si mimetizzano per camuffarsi non è del tutto esatta. Allo stesso modo, l’effetto camaleonte nell’uomo non è rappresentativo di persone che cambiano colore, bensì del modo in cui lo cambiano.

I camaleonti che cambiano colore

Solo alcune specie di camaleonti sono in grado di cambiare colore. Questi rettili sono incolore e il cambiamento di tonalità non si verifica sempre in accordo con l’ambiente circostante. La maggior parte delle variazioni si deve, infatti, a una condizione fisiologica: i camaleonti reagiscono alle temperature e al variare dell’ora.

Il colore può cambiare anche in altre occasioni a causa di determinati fattori psicologici. Per esempio, in presenza di un avversario o un esemplare femmina. Questi rettili possono cambiare colore anche durante la lotta, indicando se sono spaventati o furiosi. Il diverso colore, dunque, non è altro che un mezzo di comunicazione tra camaleonti.

Camaleonte su un ramo

Le persone che cambiano colore

In uno dei film di Woody Allen, Zelig, appare un personaggio curioso. Interpretato dallo stesso regista, il personaggio principale Leonard Zelig fa la sua comparsa in diverse scene interagendo con varie persone. Fino a qui tutto normale, se non fosse che Zelig assume ogni volta un aspetto diverso. Quando è insieme a persone di colore, la sua carnagione e il suo tono di voce cambiano. Quando è in presenza di ebrei, gli crescono barba e basette. Quando si ritrova con persone in sovrappeso, anche il suo peso aumenta.

Questo strano caso viene analizzato nel film dalla Dottoressa Eudora Fletcher, interpretata da Mia Farrow, la quale diagnostica a Zelig un estremo caso di insicurezza che lo porta a camuffarsi tra le persone, adattando il suo aspetto di volta in volta al fine di essere accettato. Zelig ha la capacità soprannaturale di cambiare le sue sembianze per adattarsi all’ambiente in cui si trova, e per questo è conosciuto come uomo camaleonte. Dopo aver mentito sull’aver letto un libro, Moby Dick, per sentirsi incluso, la necessità di accettazione diventa un problema fisico e psicologico.

 “Sei come il camaleonte che cambia a seconda dell’occasione”
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 Uomo trasformazioni effetto camaleonte

Come è evidente, il film di Woody Allen è una parodia nel suo tentativo di portare all’estremo una caricatura. Mostra una situazione irreale ma che può aiutarci a comprendere al meglio in cosa consiste l’effetto camaleonte.

Questa sindrome è denominata anche contagio emotivo e consiste nella tendenza a provare e interiorizzare emozioni simili a quelle che osserviamo e, allo stesso modo, a condizionare quelle degli altri. È un processo in cui la persona è vittima dell’influenza altrui, ma al tempo stesso influenza altre persone o gruppi con le proprie emozioni e comportamenti.

L’effetto camaleonte

Con il termine effetto camaleonte si definisce una realtà in cui il soggetto funge quasi da specchio per le altre persone. È portato, dunque, a imitare le emozioni altrui o almeno quelle che inconsciamente ritiene che gli altri manifestino. L’effetto non si limita a questo: vengono imitate anche le posture e le espressioni facciali, il linguaggio, il tono, l’accento e il lessico.

La nostra naturale reazione quando qualcuno ha un attacco di risate è di ridere. Quando siamo circondati da persone dall’accento diverso dal nostro, non passa molto tempo prima che la nostra cadenza cambi. Se siamo seduti accanto a una persona con le gambe incrociate, probabilmente finiremo per sederci allo stesso modo. Anche se non sempre questo effetto si produce, tendiamo a farlo in svariate occasioni consapevolmente o meno.

Funzione dell’effetto camaleonte

La funzione dell’effetto camaleonte, da una prospettiva evolutiva, fu intuita a suo tempo da Charles Darwin. Il nostro stato d’animo è in parte determinato dai gesti che realizziamo. Allo stesso tempo, veniamo influenzati anche dai segnali emessi dagli altri. Tutto ciò apporta un maggiore benessere personale e ci consente di integrarci meglio in un gruppo. Senza rendercene conto, alcuni piccoli segnali degli altri ci indicano come agire e i nostri neuroni specchio ci inducono a imitarli.

Probabilmente ciascuno di noi ha in sé uno Zelig. Quando siamo con altre persone, ci adattiamo a loro per raggiungere lo stesso stato emotivo. Le emozioni sono come virus, si propagano attorno a noi. Siamo programmati per contagiare e farci contagiare dalle emozioni fin da quando nasciamo. Se viviamo emozioni positive, anche gli altri le proveranno. Se, al contrario, sperimentiamo emozioni negative, lo faranno anche gli altri. Sebbene questo processo sia in buona parte inconsapevole, noi stessi possiamo fare il primo passo con le nostre emozioni positive.

 “Io sono un camaleonte, mi lascio influenzare da tutto quello che mi circonda. Se Elvis può fare una certa cosa, anche io posso farla. Se gli Everly Brothers possono farlo, anche Paul e io possiamo. Lo stesso succede con Dylan.”

-John Lennon-

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