Effetto nocebo: cos’è?

· 14 dicembre 2017

Tutti noi abbiamo sentito parlare del famoso “effetto placebo” e forse lo abbiamo sperimentato in prima persona. Ci sono innumerevoli studi che lo avvallano, cosa che non accade invece con il suo opposto, l’ignoto effetto nocebo. Si verifica in circostanze analoghe, ma le ricerche al riguardo sono scarse, il che conferisce a questo termine un certo misticismo.

L’effetto placebo è stato per anni uno degli alleati di medici e ricercatori. Da un lato, è molto efficace nel fare esperimenti senza mettere a rischio la salute del soggetto; dall’altro, consente allo specialista di discernere tra malattie gravi e disturbi più lievi.

Non è raro trovare situazioni in cui gli stessi genitori, di fronte a un dolore espresso in maniera esagerata dai loro figli, gli diano una caramella dicendogli che è un antidolorifico. La maggior parte delle volte funziona (a patto che non si tratti di un caso davvero serio), dimostrando che la suggestione è più potente di quanto pensiamo.

In cosa consiste l’effetto nocebo?

Così come il suo opposto, l’effetto nocebo si verifica a causa di false aspettative. La differenza è che in questo caso tali aspettative sono piuttosto negative. Il paziente crede che il farmaco possa causare degli effetti collaterali, i quali il più delle volte finiscono per manifestarsi.

Mani con caramelle e pastiglie

Questi effetti scompaiono nel momento in cui il soggetto scopre di essere stato falsamente informato. Il sorprendente processo neurologico che produce queste alterazioni è conseguenza della stimolazione della corteccia prefrontale, orbifrontale e cingolata anteriore. La stesso avviene con l’amigdala, il midollo spinale, la materia grigia periacqueduttale e il nucleus accumbens, che secondo studi tramite risonanza magnetica, influenzano la percezione della salute.

Bisogna tenere a mente anche l’importanza del mezzo, dell’atteggiamento della persona e del metodo di somministrazione del nocebo. In generale, gli studi su questo effetto non sono privi di polemica di natura etica.

La prescrizione di un trattamento inerte a un paziente, senza metterlo al corrente della verità, può causare molti problemi. La controversia si concentra sulla figura del medico, il cui compito è quello di cercare di ridurre al minimo i sintomi, non di peggiorarli e tanto meno di provocarli.

“La felicità risiede innanzitutto nella salute”

-George William Curtis-

Il prezzo del farmaco: fattore determinante nell’effetto nocebo

Secondo uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Science, il prezzo di un farmaco ha una grande influenza sulla reazione inconscia del paziente. I ricercatori distribuirono a un campione di 49 soggetti alcuni barattoli pieni di crema. Ai partecipanti venne detto che si trattava di un test per trattare la dermatite atopica tramite due sostanze, ma in realtà il prodotto ne conteneva una sola.

I vasetti blu (associati a prezzo e qualità elevati) contenevano la stessa crema dei vasetti rossi (associati a farmaci più accessibili). I volontari vennero avvisati della possibilità di avvertire una sensazione di bruciore a causa della ipersensibilità cutanea. Dovevano tenere la crema per mezz’ora e poi essere sottoposti a un dispositivo che generava calore.

Indipendentemente da quelle che potevano essere le aspettative, i risultati sono stati davvero illuminanti. Le persone che ricevettero la crema del vasetto blu affermarono di sentire più dolore rispetto all’altro gruppo. Questo perché i partecipanti associarono la crema più costosa con effetti più potenti. Un inganno psicologico che continuò a ripetersi più e più volte, con maggiore intensità.

Donna che sta per ingerire delle pastiglie, rappresentando l'effetto nocebo

I ricercatori scoprirono anche che le aree cerebrali attivatesi ​​nel corso dello studio erano le stesse di quelle che si attivano con l’effetto placebo. La differenza principale si trovava nella materia grigia, che si era attivata attraverso gruppi diversi di neuroni. In questo modo, si è potuto constatare che anche se ad essere coinvolte sono le stesse aree, i modelli di attivazione sono molto diversi.

Effetto nocebo e fibromialgia

Simili esperimenti sono stati condotti con pazienti affetti da fribromialgia. Dopo aver scoperto chi soffre di questa malattia ha maggiori probabilità di sperimentare gli effetti negativi di un farmaco, si è deciso di trattare un gruppo con un nocebo. Il prodotto, in realtà totalmente innocuo, causò un tale disagio ai pazienti che molti di loro dovettero addirittura abbandonare il trattamento.

L’effetto nocebo fa sorgere molti dubbi. Innanzitutto, rispetto al motivo per cui non ci sono più ricerche al riguardo, e poi se i suoi effetti sono così evidenti in tutte le persone. Anche se non ci sono studi sulla personalità che lo sostengano, sicuramente la motivazione di un individuo può influire sui risultati.

Le persone ossessionate con i presunti effetti collaterali causati dai farmaci sono più propense ad avvertirli. Il cervello, ancora una volta, è un’arma potente che è necessario saper gestire. L’ipocondria che si presenta in alcuni casi, può influire negativamente sulla sintomatologia di un paziente.

Se siamo in grado di controllare il modo in cui affrontiamo ciò che temiamo, sarà più difficile sperimentare l’effetto nocebo, noto anche come il fratello malvagio dell’effetto placebo.