Emisferi cerebrali e personalità: sfatato un mito?

· 20 marzo 2015

Da diverso tempo, d’accordo con quanto conosciuto sulla personalità e gli emisferi cerebrali, si è soliti dividere le persone in due grandi gruppi: quelle analitiche, attente ai dettagli e che orientano le proprie azioni in modo logico e quelle più “soggettive”, riflessive e che in qualsiasi azione lasciano il segno unico della propria creatività ed emozione. 

Per molti anni è stato detto che le persone appartenenti al primo gruppo presentano una preponderanza dell’emisfero sinistro del cervello, mentre quelle del secondo gruppo hanno una prevalenza della parte destra. Tuttavia, cosa dice adesso la scienza su questo mito sorto un giorno e così ben accolto?

Il lavoro degli studiosi

Nell’Università dell’Utah, ricercatori specializzati in neuroscienza hanno scoperto, tramite scansioni del cervello, che non esiste una prova che dimostri la predominanza di un emisfero cerebrale sull’altro. Questo fatto ha messo in dubbio il popolare mito che sosteneva che la personalità degli individui avesse come base lo sviluppo delle diverse parti del nostro cervello.

Dopo aver analizzato un totale di 1.011 persone, le scansioni cerebrali non hanno permesso di trovare una relazione nell’uso dei diversi emisferi. L’autore principale dello studio, Jeff Anderson, ha affermato che nonostante le funzioni cerebrali si verifichino in un lato o nell’altro del cervello (per esempio, il linguaggio si localizza in quello sinistro mentre il centro dell’attenzione in quello destro), questo non vuol dire che le persone presentino una rete neurale più sviluppata a destra o a sinistra.

Lo studio condotto da Anderson si è basato sull’uso della Risonanza Magnetica Funzionale (conosciuta come fRMI), tramite la quale è stato possibile analizzare l’attività cerebrale a riposo e trovare così una relazione tra le regioni del cervello, che fu diviso in 7.000 zone.

Esaminando le regioni cerebrali più laterali e cercando connessioni e combinazioni, gli studiosi sono giunti alla conclusione che se esistesse una connessione che tendesse a concentrarsi sul lato sinistro, allora dovrebbe esistere anche una connessione presente solo nell’emisfero destro provocando così “coppie opposte” di connessioni. Questi risultati sono, senza dubbio, rivoluzionari, poiché sfatano la tanto diffusa teoria della predominanza di un emisfero cerebrale sull’altro.

Conclusioni generali

Anderson conclude dicendo che non avendo individuato dei modelli che lascino evidenza di un maggior governo di un emisfero sulla rete neurale, la cosa più probabile è che le personalità non abbiano nessuna relazione con l’attività o la connessione tra gli emisferi. 

Adesso, quindi, sapete che la prossima volta che vi chiedono perché possedete buone abilità matematiche o artistiche, probabilmente dovrete attribuire le vostre destrezze ai vostri gusti personali o al contesto sociale in cui vi trovate, poiché, “neuro-scientificamente parlando”, sembra che gli emisferi del cervello non abbia nulla a che fare con questo.

Immagine per gentile concessione di TZA