Empatia: la difficile abilità di mettersi nei panni degli altri

· 27 settembre 2017

L’uomo è in connessione con ciò che è dentro di lui, ma anche con il mondo esterno. In entrambi i casi, l’empatia gioca un ruolo molto importante, poiché permette di mettersi nei panni degli altri. Grazie al progresso della tecnologia, il mondo esteriore con il quale possiamo interagire è sempre più esteso.

Poiché al giorno d’oggi il sistema di interazione è sempre più ampio, così come lo sono i canali di comunicazione, l’empatia diventa ancora più difficile. Pensate, per esempio, a quanto sia difficile mostrare empatia verso una persona con cui si comunica attraverso messaggi di testo, molto più di quanto non lo sia di presenza.

Mettersi nei panni degli altri: cos’è l’empatia?

L’empatia può essere definita come la capacità di comprendere lo stato emotivo (emozioni e sentimenti) e cognitivo (idee e pensieri) di altre persone o di se stessi. Questa abilità di comprensione è la conseguenza del sapersi mettere nei panni degli altri.

Non si tratta di un esercizio facile o banale, e talvolta per riuscirci è fondamentale abbandonare tutti gli  stereotipi ed i procedimenti euristici così frequenti nelle nostre menti. Si tratta di un esercizio complesso, proprio come complesso è il nostro mondo e quello delle altre persone. Per questo motivo, è importante mettere in gioco le proprie capacità di attenzione.

persone che si danno la mano perché si mettono nei panni degli altri

D’altro canto, vi sono persone e circostanze capaci di generare maggiore empatia rispetto ad altre. Ad esempio, è più facile provare empatia verso persone simili a noi o che hanno bisogno del nostro aiuto – nel primo caso perché è più facile capirle, nel secondo perché avremo un buon motivo per farlo se riteniamo che la loro richiesta sia sincera.

Nemici dell’empatia

Noi esseri umani siamo in parte il prodotto delle situazioni che ci plasmano fin dalla nascita. L’indifferenza può essere dovuta a svariati fattori, tra i quali:

  • L’egocentrismo.
  • La mancanza di fiducia.
  • La perdita di valori.
  • La competenza individuale per raggiugere i propri obiettivi a qualsiasi costo.
  • Le divisioni razziali, educative e sociali.

Bisogna ricordare che la mancanza di empatia non è a costo zero. Essa ci porta ad allontanarci dagli abbracci caldi e sinceri, dai regali disinteressati, dai sorrisi amichevoli, dalla mano che viene tesa senza chiedere nulla in cambio. La legge del più forte ci impedisce di capire i bisogni altrui, che si tratti del coniuge, della famiglia, di un vicino, di un compagno, di un amico. Gli psicologi si trovano ad affrontare giornalmente migliaia di casi il cui pronostico potrebbe migliorare semplicemente mettendo in atto l’ascolto attivo, per il quale è fondamentale l’empatia.

“La mia libertà termina dove inizia quella degli altri”

Cosa può fare l’empatia per noi e per gli altri?

Proveremo a rispondere a questa domanda analizzando diverse situazioni:

  • Mettendoci nei panni degli altri, aumenteremo le probabilità che la nostra relazione di coppia funzioni. Potremo comprendere le necessità affettive dell’altra persona, il funzionamento del suo corpo e la causa di alcune delle sue emozioni. Accettare un passato di vicende negative o positive di entrambi aiuterà la coppia a vivere, non limitandosi a sopravvivere.
  • Se l’impiegato comprende la necessità della sua azienda di aumentare il rendimento e il suo capo gli fornisce le risorse necessarie, il rapporto lavoratore-datore di lavoro potrà essere più soddisfacente.
  • Essere empatici ci rende più sensibili e rispettosi verso i limiti degli altri. Tramite l’empatia, ad esempio, riusciremo a comprendere la frustrazione provata talvolta dai genitori verso i propri figli affetti d’autismo, dinanzi all’impossibilità di comunicare con loro.
  • Perché dobbiamo essere empatici con noi stessi? Valutare con onestà i nostri punti di forza e le nostre debolezze ci impedirà di perderci e al tempo stesso faciliterà opportunità di incontro con gli altri.
  • Entrando in empatia con i suoi alunni, un professore potrà di certo essere più influente. L’empatia gli consentirà, ad esempio, di scoprire che il bambino violento e rumoroso non fa altro che copiare comportamenti appresi in ambito familiare. Comprendere la timidezza, l’iperattività, l’estroversione e la tristezza dei suoi alunni aumenterà il valore e al tempo stesso la semplicità del suo ruolo.

“Un docente che non è empatico non potrà risolvere con efficacia i conflitti della classe”

Persone che si mettono nei panni degli altri

  • Quando i genitori si ricordano di essere stati anch’essi bambini e adolescenti, possono comprende al meglio i figli e ridurre il dislivello generazionale. In fondo, essere genitori con qualche anno di esperienza alle spalle non può aver cancellato radicalmente i ricordi del passato – talvolta basta scoprire la chiave per farli riaffiorare.
  • Potenziare l’empatia nei bambini e negli adolescenti, educandoli ai sentimenti, è un ottimo metodo di prevenzione di eventuali comportamenti socialmente indesiderati, come l’aggressione o la passività di fronte ad essa. Un esempio di ciò è il metodo KiVa, nato in Finlandia, che si dirige allo spettatore dell’abuso facilitando l’empatia nei confronti della vittima; cerca in questo modo di far provare ai bambini spettatori empatia nei confronti della sofferenza del bambino vittima di bullismo, così da fermare il fenomeno e prevenirlo.

Come abbiamo visto, l’empatia è un’abilità relazionale che serve a mettersi nei panni degli altri al fine di migliorare le relazioni, stringere legami e avvicinare i cuori. È altrettanto utile per prevenire buona parte della sofferenza del mondo moderno, segnato dal sentimento di vuoto e solitudine installatosi in molte di quelle persone che gridano, ma che non si sentono ascoltate, riconosciute e, in ultimo, amate.