Se volete insegnare, non smettete mai di imparare

3, dicembre 2015 in Psicologia 4 Condivisi

È risaputo che è molto diverso sapere che insegnare. Spesso non si riesce ad arrivare al cuore degli alunni nonostante le conoscenze acquisite. Tuttavia, spesso, l’insegnamento non viene valorizzato.

L’educazione è il vestito di gala per assistere alla festa della vita”. Amo questa frase, perché è sincera e ispiratrice, perché sveglia qualcosa dentro di me e mi fa ricordare.

Ricordare e ringraziare con profondo rispetto tutte quelle persone che hanno provato ad insegnarmi qualcosa in qualche momento della mia vita. Insegnare è l’obiettivo più nobile che ci si possa prefiggere, e anche il più fruttifero.

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L’arte di imparare per insegnare

Si può essere buoni educatori grazie ad una formula magica che combina numerosi ingredienti. Proprio così: insegnare richiede la capacità di gestire moltissime abilità e competenze; vediamone alcune.

L’affanno nei confronti della vita e del mondo

Il vero affanno di insegnare va oltre le frontiere della pedagogia: si tratta di qualcosa di molto più personale, perché è l’affanno di educare cuori ed emozioni.

Il buon insegnamento è quello che marchia per tutta la vita, che lascia il segno, che stimola a discutere e dubitare, che invoglia ad imparare. Queste cose si ottengono solo grazie ad una base specifica: quella dell’affanno di educare per tutta la vita.

L’amore per i libri e la lettura

Amare tutti quegli obiettivi che implicano conoscenza e apprendimento porta ad appassionarsi per i libri e per il loro contenuto.

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L’amore per gli alunni

Che siano bambini o ragazzi, è imprescindibile che colui che insegna ami le persone che sta seguendo. I bravi maestri ci riescono, anche se non sanno dare nome a questo sentimento che provano.

La gestione delle emozioni

Si dice che, prima di insegnare a leggere, si debba insegnare ad amare il valore delle cose. I buoni maestri si mettono nei panni degli allievi, individuano le loro emozioni e le usano con amore, con il solo obiettivo di far crescere gli studenti, di farli sviluppare e di alimentare i loro sogni e le loro speranze.

Solo con i bravi maestri si può imparare ad amare, ad apprezzare la serenità e ad essere naturalmente ubbidienti.

La pazienza e la serenità infinite

I maestri hanno la grande capacità di trasformare la frustrazione e la disperazione in energia serena, saggia e perseverante. In altre parole, ciò che conta davvero è l’insieme di ciò che si insegna e di come lo si insegna.

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Cosa dobbiamo ai nostri maestri ed educatori?

Aveva ragione Carl Jung quando disse che “ci si ricorda con ammirazione dei maestri brillanti e con gratitudine di quelli che ci hanno toccato il cuore”. Dobbiamo ringraziare infinitamente i nostri maestri per quello che ci hanno insegnato, che ci insegnano e che insegneranno ai nostri figli.

Così come noi quando educhiamo i nostri figli, non smettiamo mai di cercare e di incorporare nuove conoscenze al nostro repertorio, anche i maestri se ne tornano a casa ogni giorno soddisfatti o frustrati, cosa che li sprona sempre a fare un passo in avanti, a spingersi un po’ più in là.

Che le maestre ed i maestri “insegnano” è dire poco. Un bravo maestro è tale perché ha avuto una vocazione; non solo insegna, ma stimola anche la nostra memoria, intelligenza, sensibilità e fantasia. Risveglia il nostro cervello e ci mostra l’importanza di essere pazienti.

I maestri sono la salvezza della società, perché regalano ad ognuno dei loro allievi un po’ di illuminazione. Grazie a loro, ogni giornata è ricolma di vita e di futuro, proprio perché danno importanza alle nostre parole, ai nostri pensieri e alla nostra ispirazione.

Maestro …

Insegnerai a Volare, ma non voleranno il Tuo  Volo.

Insegnerai a Sognare, ma non sogneranno il Tuo Sogno.

Insegnerai a Vivere, ma non vivranno la Tua Vita.

Ma in ogni Volo, in ogni Sogno e in ogni Vita,

rimarrà per sempre l’impronta dell’insegnamento ricevuto.

(Madre Teresa di Calcutta)