Errare è un difetto comune, chiedere scusa è una virtù rara

· 18 settembre 2016

Errare è umano, oltre ad essere un’opportunità eccezionale per crescere in modo umile e renderci conto che la vita è una prova quasi continua da cui apprendere; è da saggi anche accompagnare ogni errore, ogni disattenzione ed ogni offesa con uno “scusami”. Una virtù di “pochi” che “molti” dovrebbero mettere in pratica.

Questo meccanismo interno di autovalutazione tramite cui rendersi conto di non aver agito in modo corretto è dominato spesso da un noto inquilino chiamato “ego”. Non c’è tarlo peggiore di quello di chi, lungi dall’empatizzare con una persona ferita, si concentra unicamente sulla sottile, ma feroce, necessità di proteggere tale dimensione.

Errare è un difetto comune, chiedere scusa è una virtù rara. Per questo motivo, considero nobile la persona che dispone della maturità necessaria per dire “mi sono sbagliato” ed il coraggio di chiedere scusa guardando negli occhi.

Se ci pensiamo bene, ci rendiamo conto di usare la parola “scusa” quasi tutti i giorni. Quando sbattiamo contro qualcuno, quando prendiamo la parola ed interrompiamo un amico, etc. Tuttavia, sono in pochi che, dopo essersi sbagliati in un ambito più delicato e profondo della loro vita, sono capaci di denudare il loro cuore con un “Mi dispiace, mi sono comportato male. Ti chiedo scusa”.

Perché è così difficile? Vi invitiamo a riflettere al riguardo.

mano che tocca l'altra

Errare: un elemento umano

Tutti noi siamo meravigliosamente fallibili. Lungi dal valutare l’equivoco come una cosa negativa, è necessario valutarlo in tutta la sua trascendenza e in dettaglio per poter apprendere da esso. L’errore non è altro che un invito diretto a migliorare.

Sappiamo anche che ci sono diversi tipi di errori. A volte gli equivoci, come disse James Joyce, non sono altro che portoni verso la scoperta. La scienza stessa è piena di incredibili serendipità in cui famosi scienziati fecero una scoperta dopo uno degli errori più opportuni.

Questo elemento umano assume la sua connotazione più complessa quando è sinonimo di offesa, di affronto o di umiliazione ad altre persone. Queste situazioni si intensificano ancora di più quando non vi è un riconoscimento espresso dell’offesa e la persona lo commette di nuovo. Forse per orgoglio o per una profonda immaturità emotiva.

Un società che penalizza l’errore

Viviamo in una società che si scusa molto poco e quando lo facciamo, a volte dimostriamo quell’immaturità di cui parlavamo prima. C’è chi chiede scusa su whatsapp o chi pubblica le proprie scuse sui social network in modo che la persona interessata non abbia altro rimedio che cedere.

Abitiamo, inoltre, in uno scenario sociale in cui ai bambini viene insegnato che sbagliare è negativo. Per il sistema educativo attuale, l’errore dell’alunno è sterile e sanzionabile, da correggere applicando prima una punizione. Il bambino, quindi, impara presto a sviluppare feroci meccanismi di difesa per camuffare l’errore, per non vederlo e poter, così, proteggere la sua autostima.

È allora che inizia un curioso circolo vizioso: se non sono capace – né desidero – vedere il mio errore, allora non devo chiedere scusa. Poco a poco si è persa la qualità delle scuse e si nascondono dietri un ego ingigantito. Tutti noi perdiamo meravigliose opportunità di imparare e migliorare trattando l’equivoco o l’errore come negativo e da sanzionare.

bambino con ali che guarda il cielo

 La virtù di saper chiedere scusa dopo l’errore

Il perdono autentico, che sana e che avvicina, non può essere offerto come chi pratica un semplice atto altruista. Il perdono è, prima di tutto, un atteggiamento e l’evidente decisione di essere coraggiosi. Vuol dire riconoscere gli errori per dimostrare chi abbiamo davanti, che siamo consapevoli di cosa abbiamo provocato.

Abbiamo anche chiaro che non tutti i “mi dispiace” valgono allo stesso modo né che verremo sempre perdonati. Ad ogni modo, bisogna farlo e farlo bene. Per mettere in pratica la sana virtù del saper chiedere scusa dopo un errore, possiamo basarci sulle conclusioni a cui sono giunti i ricercatori di uno studio dell’Università di Ohio (Stati Uniti).

A seguire i migliori passaggi per chiedere scusa:

  • Abbattere i pregiudizi. La nostra società continua ad associare le scuse alla debolezza; è giunto il momento di demolire tutti questi pregiudizi interni e capire che nessuno è più coraggioso di chi è in grado di vestirsi con l’umiltà del saper chiedere scusa.
  • Contatto visivo e uso dell’assertività per non cadere nelle false giustificazioni. È necessario guardare gli occhi della persona a cui abbiamo fatto male per esporle, con chiarezza, in cosa ci siamo sbagliati.
  • Affinché il pentimento sia credibile, deve essere accompagnato sempre dalla chiara volontà di rimediare ai danni.
  • Il perdono deve essere offerto senza drammi e con adeguata empatia.
ragazza con farfalla sul petto

Nonostante spesso si dica che il primo a chiedere scusa è il più coraggioso e chi perdona è il più umile, in realtà la nostra grandezza consiste nell’apprendere questi passaggi che, giorno dopo giorno, ci aiutano a sopravvivere alle nostre contraddizioni personali, nelle quali l’ego non cade mai a pennello. 

Nulla insegna più che errare e nulla è più degno che chiedere scusa.