Gli esami servono davvero a valutare gli alunni?

· 15 novembre 2017
Al giorno d’oggi i tanto temuti esami sono il metodo più utilizzato per valutare gli alunni. Si tratta di prove in cui lo studente è chiamato a rispondere a una serie di domande sull’argomento su cui sarà valutato. Il dubbio è se gli esami, così concepiti, siano il metodo migliore per valutare le conoscenze degli alunni o se esistano valide alternative.

Prima di verificare se le classiche prove d’esame siano effettivamente valide e di passare in rassegna le possibili alternative, è importante capire cos’è la valutazione e quali obiettivi si prepone. Se chiedessimo in cosa consiste la valutazione di un alunno, chiunque probabilmente ci risponderebbe in maniera indiretta che serve a verificare se lo studente possiede le competenze necessarie riguardo una determinata materia.

Cosicchè l’alunno che dimostri di possederle passa l’esame, in caso contrario viene bocciato. La realtà, però, è ben diversa, ed è difficile che questa “legge” sia efficace, così come, all’interno del nostro sistema educativo, viene spesso meno lo scopo che le prove valutative dovrebbero perseguire.

Esame a quiz e matita

Una corretta valutazione all’interno del sistema educativo deve tener conto delle conoscenze e delle effettive competenze dell’alunno per poter stabilire a quale punto del percorso di apprendimento si trovi. Qual è, allora, lo scopo della valutazione? Sicuramente chiarire se il metodo didattico adottato stia funzionando per l’alunno “testato”: uno scopo molto semplice che spesso gli stessi docenti dimenticano.

In questo modo il voto, più che essere una “quantificazione” delle conoscenze dell’alunno, calcolata in base a una scala di valore stabilita dal docente, dovrebbe chiarire se l’approccio didattico impostato da quest’ultimo sia produttivo o meno affinché gli alunni assimilino determinate conoscenze.

Considerata in tal senso, la valutazione è senz’altro un efficace metodo al servizio degli studenti nel corso del loro processo di apprendimento. Viceversa, considerare la valutazione come mero criterio di selezione o classificazione degli alunni non è altro che una visione limitata della stessa.

Se poniamo l’apprendimento dello studente come fine dell’educazione, non possiamo commettere l’errore di fare indebito uso della valutazione.

Problemi degli esami tradizionali

Se si considera la valutazione come strumento in mano al docente per orientare gli alunni e al tempo stesso riflettere sul proprio metodo didattico, è evidente che gli esami tradizionali pongono diversi problemi che ostacolano il raggiungimento di entrambi gli obiettivi. Ad esempio, può capitare che:

Si valuti unicamente l’alunno

L’unico a essere giudicato è lo studente, senza che il docente faccia lo sforzo di verificare se il metodo da lui adottato e il contesto educativo nel suo insieme siano adeguati affinché l’alunno possa progredire nell’apprendimento. Ragion per cui ci sono così tanti professori conosciuti perché “bocciano tutti”.

Il professore è l’unico a valutare le prove

L’alunno è unicamente nelle mani del professore e del suo giudizio. Non esistono altri criteri all’infuori di quello del docente responsabile dell’insegnamento della disciplina.

Contano solo i risultati

Gli esami tradizionali possono fornire dati sulle conoscenze dell’alunno, ma non sull’intero percorso di apprendimento. Non è possibile stabilire se le competenze testate siano frutto di una profonda comprensione dell’argomento in questione o se siano state memorizzate dall’alunno il giorno prima, poiché dalle verifiche emerge solo il risultato.

Contano solo le conoscenze

Non si tiene conto della particolare situazione dell’alunno, delle sue lacune e dei suoi punti di forza. In tal modo, è impossibile indirizzarlo lungo il suo percorso d’apprendimento, perché non si è a conoscenza delle sue risorse e dei suoi limiti.

La valutazione è condotta solo in maniera quantitativa

Gli esami tradizionali spesso sono percepiti solo come un voto, un punteggio che dovrebbe mostrare il grado di conoscenza o il livello di abilità che l’alunno possiede in una data materia.

Si promuove la competizione piuttosto che la cooperazione

Classificare gli alunni con voti o punteggi contribuisce a creare un ambiente competitivo. In questo modo, all’interno di una competizione indirettamente creata dal sistema educativo stesso, è facile che l’obiettivo dell’alunno diventi prendere un buon voto piuttosto che concentrarsi su una comprensione  profonda in merito a un argomento o una materia.

Professoressa che corregge degli esami

Alternative agli esami tradizionali

Tenendo in considerazione i problemi che una valutazione di tipo tradizionale presenta, la ricerca di valide alternative è quasi d’obbligo. Una valutazione, per essere efficace, deve basarsi su tre elementi: la valutazione per competenze, il portfolio, l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Valutazione per competenze

L’obiettivo dell’insegnamento è far acquisire agli alunni un insieme di conoscenze e al tempo stesso, per non dire soprattutto, una serie di abilità. Per esempio, l’obiettivo della matematica può essere che l’alunno familiarizzi con alcuni processi e memorizzi alcune formule, ma soprattutto che ne comprenda il funzionamento e che le sappia applicare nella risoluzione di problemi.

Una corretta valutazione dovrebbe mostrare quali competenze l’alunno è in grado di padroneggiare e di quali è carente. Solo in questo modo è possibile guidarne l’apprendimento in modo tale da permettergli di affinare le competenze già possedute e stimolarlo verso il raggiungimento delle altre. Affinché questo processo funzioni, è indispensabile pianificare con attenzione le competenze da raggiungere all’interno del piano di studi, e che esso faccia da sfondo ad un approccio didattico quanto più flessibile e personalizzato possibile.

Il sistema del Portfolio

La valutazione per competenze suggerisce cosa deve essere valutato, ma non ci dice in che modo. Il sistema del portfolio introduce un metodo di valutazione personalizzato e focalizzato sul progresso dell’alunno. In cosa consiste esattamente il portfolio?

Lo psicologo Kingore lo definisce come “la raccolta sistematica e rappresentativa del lavoro dell’alunno, concordato tra insegnante e studente, che ha lo scopo di fornire le informazioni necessarie circa il percorso dello studente, il suo profilo di apprendimento, i suoi interessi, gli obiettivi raggiunti e l’evoluzione del livello di competenza nel corso del tempo”

In altre parole, il portfolio è una sorta di “raccoglitore” all’interno del quale l’alunno colloca l’insieme dei lavori realizzati per una determinata materia; viene costantemente monitorato dal docente che tiene conto della sua evoluzione. Questo consente ai docenti di verificare lo stato di apprendimento di ogni alunno e di utilizzare tali dati come base da cui partire per organizzare l’insegnamento. Ovviamente permette anche di stabilire se lo studente ha sviluppato, nel corso del tempo, le capacità richieste.

Il problema che la realizzazione del portfolio presuppone è la complessità di gestire un lavoro simile data la quantità di informazioni che dovrebbe raccogliere e schedare. Per semplificare tale lavoro, è possibile ricorrere alle cosiddette tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione.

Dito che tocca icone

Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (ICT)

Il computer, internet e i vari sistemi di comunicazione (ICT, in inglese) offrono un valido aiuto alla valutazione. Le ICT sono efficaci, per esempio, per la gestione dei portfolio: l’esistenza di programmi online che si occupano di elaborare tutte le informazioni inserite da alunni e professori nei vari portfolio elettronici facilita enormemente la valutazione.

Concludiamo con una domanda su cui riflettere: nonostante le carenze che gli esami tradizionali presentano e l’esistenza di valide alternative, perché continuano a essere il sistema di valutazione per eccellenza?