Il treno "essere felice" non passa dalla stazione "essere il migliore"

Il treno "essere felice" non passa dalla stazione "essere il migliore"

Ultimo aggiornamento: 20 marzo, 2017

Essere il migliore è diventato, nella società attuale nella quale viviamo, uno degli obiettivi più importanti di quasi ogni persona. Già da bambini, valutano con voti numerici il nostro rendimento nelle distinte attività senza considerare se quello che stiamo realizzando ci piace o meno.

Normalmente questa approvazione altrui lo fa sentire molto bene con se stesso. A chi non piace che i propri meriti vengano riconosciuti ed essere valorizzato per quanto ottenuto?

Sul versante opposto, chi non eccelle in quello in cui tutti dovrebbero essere bravi o molto bravi finisce per attirare il disprezzo dei suoi compagni, degli insegnanti e persino degli stessi genitori. Genitori che rimproverano o mettono in punizione il proprio figlio: non essendo riuscito ad essere il migliore, non potrà mai divenire un uomo valido.

Essere il migliore per aumentare la propria autostima

Quando riusciamo ad essere i migliori, di solito ci inonda un sentimento di pienezza. Essere il numero uno aumenta la nostra autostima, poiché, come abbiamo detto prima, trovarsi nel punto più alto genera l’ammirazione altrui, così come altre conseguenze esterne positive a cui diamo grande valore. A volte, persino troppo.

Quando parliamo di conseguenze esterne positive, ci riferiamo alla fama, al successo, ai soldi… elementi a cui le nostre società danno un valore smisurato e per i quali dobbiamo lottare con le unghie e con i denti e a tutti i costi.

A questo punto sorge la trappola dell’autostima. Quando parliamo di autostima, ci riferiamo alla propria stima, ovvero all’amore che abbiamo della nostra persona, del nostro essere. Molte volte associamo questo amore per noi stessi con certe caratteristiche esterne, dunque creiamo un’autostima dipendente.