Essere stati feriti ci rende sensibili alle ferite del mondo

· 28 gennaio 2016

È davvero interessante cercare di capire in che modo le esperienze che viviamo plasmano la nostra personalità, perché una stessa situazione può lasciare in noi ferite o segni molto diversi.

Molto spesso le persone che sono state ferite in passato tendono a diventare più complesse, perché sono pronte ad affrontare e a superare le avversità che si presentano davanti a loro.

Il fatto di soffrire ci mette di fronte a una realtà diversa, meno incentrata su noi stessi. Essere stati feriti, quindi, ci rende più sensibili alle ferite del mondo.

“Le persone più belle che ho incrociato sono quelle che hanno conosciuto la sconfitta, la sofferenza, lo sforzo, la perdita, e hanno trovato la loro via per uscire dal buio. Queste persone hanno una capacità di apprezzamento, una sensibilità e una comprensione della vita che le riempie di compassione, umiltà, e di una profonda inquietudine amorosa. Le belle persone non nascono dal nulla.”

Elisabeth Kübler- Ross

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Trasformare il dolore per poter andare avanti

Una persona che è stata ferita ha bisogno di certi mezzi psicologici per poter rinascere nel mondo, quando si sente pronta. Deve imparare ad agire in modo tale da alleviare il suo dolore.

Trasformare il dolore rendendolo un ricordo del passato o un aneddoto divertente richiede un grande sforzo e una buona capacità di resilienza. Il distacco emotivo diventa possibile grazie ai meccanismi di difesa che, anche se difficili, sono indispensabili.

Le reazioni emotive più comuni di fronte al dolore sono:

  • La negazione: “Non credete che mi abbia fatto male”
  • L’isolamento: “Mi ricordo che è successo qualcosa, ma ho rimosso ogni sentimento legato a quell’evento”
  • La fuga in avanti: “Tengo tutto costantemente sotto controllo per evitare che il dolore si ripresenti”
  • L’intellettualizzazione degli eventi: “Più cerco di comprendere, più vengo sopraffatto da un’emozione insopportabile”
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Quando veniamo feriti, diventiamo esseri emotivi e sensibili

Ad una persona ferita basta incrociare qualcuno che per lei è importante perché la fiamma si riaccenda e riesca a guidarla nel mondo, rendendola sensibile alle sue luci e alle sue ombre.

Allo stesso modo, molto spesso chi è stato ferito si vergogna della sua condizione di vittima e prova sentimenti di inferiorità, di distruzione dell’io e di incredulità.

Per questo motivo, una persona ferita sa di non essere come gli altri, e che non lo sarà mai più. È come se, mentre affrontava il suo viaggio in un altro mondo, tutto ciò che conosceva fosse cambiato.

Questo aggiunge al suo stato una sensazione di disorientamento e smarrimento ancora maggiore, perché basta aver provato dolore per aprire gli occhi di fronte alle tracce del passato, i pesi del presente, e le intuizioni del futuro.

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Le persone ferite sono le più belle

Naturalmente non riusciremo mai a cancellare del tutto i problemi, perché resteranno sempre tracce di ciò che abbiamo vissuto, insieme alla paura che quei fantasmi del passato ritornino in vita. Eppure, essere stati feriti ci dona anche la capacità di rendere la nostra esistenza più sopportabile, più bella e più sensata.

Per questo diciamo che la forza che nasce dalla sofferenza ci permette di seguire le tracce lasciate da quei fantasmi, di dare voce a ciò che ci tormenta e di rafforzare gli atteggiamenti che implicano amore e comprensione nei confronti del mondo.

 Le persone che sono state ferite e ne sono uscite vincitrici hanno anche un’incredibile capacità di gratitudine. Sanno che non è possibile essere ciò che non siamo, ma che possiamo dare il meglio di noi per rendere felici gli altri.

E così, la forza che nasce dalla sofferenza è quella che ci conferisce un’aura particolare, perché chi è stato ferito è consapevole del fatto che il mondo che l’ha ferito è lo stesso che l’ha curato. Ed è per questo che la sua sensibilità dà forma alla sua gratitudine, costruendo così una grandezza unica ed eccezionale.