3 film per risvegliare la propria coscienza

15 aprile 2017 in Film 324 Condivisi

Il cinema ha un enorme valore a livello artistico, ma questa caratteristica si moltiplica quando le trame dei film inglobano anche uno o vari messaggi di valore. Molte volte diciamo che un film è bello o brutto in funzione di come racconta quello che vuole trasmettere e nella retina dello spettatore il messaggio resta vincolato al modo in cui viene messo in scena.

È per questo motivo che oggi vi consigliamo alcuni film in grado di risvegliare la nostra coscienza. Sceneggiature che ci entrano dentro per via del loro modo di raccontare una storia, ma, soprattutto, per il messaggio che celano; al punto che, quando le vediamo, ci lasciano nel palato il sapore della crescita e spunti di riflessione.

“4 mesi, 3 settimane e 2 giorni”

In qualche modo e negli ultimi anni c’è stata una popolazione cinefila orfana. Il cinema che si faceva chiamare realista si era trasformato in un mezzo per riflettere la vanità del regista di turno e la trasgressione era stata associata al volgare.

Ispirandosi ad opere come quelle di Pasolini, alcuni hanno voluto ritrarre la violenza dimenticando che l’arte sostiene sempre un’idea o almeno cerca di trasmettere qualcosa che abbia un senso capace di appellare alle nostre percezioni assopite. 

Il caso di “4 mesi, 3 settimane e 2 giorni” è radicalmente opposto, poiché Cristian Mungiu non ha intenzione di fare del film parte del suo ritratto. Ci mostra una realtà così pura da non allietare nessuno, dato che non apporta mai conclusioni valide né speranze. Non ha la benché minima intenzione di fare arte ed è così che fa il miglior cinema.

Quello che è, è. È l’interpretazione a cambiare l’analisi successiva dello spettatore. Vedrete, pertanto, un film che è possibile definire “brutto”, molto inquietante, ma per nulla pretenzioso. Non è adatto per chi è contro l’aborto, per chi è a favore del diritto di scelta, per le donne che lo fanno senza dargli importanza o per quelle che stanno attraversando un duro momento che richiederà tempo per essere integrato emozionalmente. Non è fatto per nessuno ed è fatto per tutti.

Il regista non presenta nessun orientamento morale, ci dà la realtà e noi la interpretiamo. Ci può sembrare un caso estremo, estraneo, repellente, poco frequente, mal impostato o con dettagli inutilmente cruenti.

È indifferente come ci sembra, perché indipendentemente dalla nostra posizione, prenderemo coscienza comprendendo per quali percorsi ci imbattiamo. La mia conclusione è: “quanti “medici Bebe” votiamo e lodiamo?”. Ognuno giunga alla propria conclusione; la nuova onda del cinema rumeno è molto più che cinema ed ha bisogno di uno spettatore che “partecipi”.

Hotel Rwanda

Nessuno sa davvero fino a che punto può insediarsi la colonizzazione e gli effetti nocivi della stessa in una regione. La colonizzazione violenta si impregna nelle ossa del paese che “prende” spaccandolo e non restituendolo più alla sua realtà iniziale.

La guerra civile in Ruanda sarà ricordata come un conflitto armato degenerato in un autentico genocidio dei Tutsi da parte degli Hutu. Il film riflette la fine di un lunghissimo scontro nel quale la colonizzazione europea da parte della Germania prima, e del Belgio dopo, svolse un ruolo determinante nell’aggravare in modo irreversibile i conflitti tra entrambi i gruppi.

I belgi sostennero nel 1934 l’introduzione di una tessera etnica che conferiva agli Tutsi un maggiore livello sociale e migliori posti di lavoro in tutta l’amministrazione. In qualche modo, con questo strumento delinearono differenze sociali che prima non esistevano o che esistevano, ma in modo molto più eterogeneo.

Entrambi i gruppi ad un certo punto iniziarono a vedersi come autentici “demoni” e le torture e le vessazioni arrivarono ad essere davvero crudeli, supportate dall’idea che erano esseri umani distinti. Un evento simile a quanto successo nella Germania nazista con gli ebrei.

L’odio Hutu verso tutti gli Tutsi, pertanto, venne consolidato e promosso dalla colonizzazione belga. Un aspetto che ci invita a riflettere su come tutte le invasioni ed occupazioni illegali di un territorio presentano serie sequele per la popolazione del paese in questione. L’intervento degli organismi internazionali, dunque, è un obbligo in tutti questi casi.

I segreti di Brokeback Mountain

Immaginate di svegliarvi una mattina e non poter amare una persona seguendo i vostri veri sentimenti. Questo amore non altererà mai la vita altrui, tutto il contrario: essendo vissuto con intensità e libertà, aprirà le porte e costruirà realtà nuove e più estese.

Sarebbe un buon esercizio di immaginazione e in moltissimi luoghi al mondo è già una realtà, nonostante i convenzionalismi e gli orientamenti individuali. In altri paesi, però, questo amore può causare il ripudio da parte dell’intera società, l’esclusione o persino la condanna a morte. Il motivo? Amarsi avendo gli stessi genitali esterni.

In quest film di Ang Lee, abbiamo una prova del fatto che l’amore emoziona, scuote ed è anelato quando è vero, a prescindere per chi si prova. L’odio, invece, si basa sull’ignoranza, che in molti casi deriva dalla mancanza di tolleranza.

Per sradicare questa mancata tolleranza, non resta che lottare contro chi crede di avere il diritto di giudicare le preferenze altrui. Ignorare atteggiamenti di questo tipo implica un’inutile sofferenza da parte delle persone che, semplicemente, amano altre persone.

È il caso della donna interpretata da Michelle Williams, tradita da un marito a cui non restava altro cammino se non quello di transitare per il sentiero socialmente accettato per mettersi in salvo, ma con i sentimenti amputati.

Vi abbiamo presentato solo tre film che ci portano a porci delle domande. Interrogativi che non hanno risposte semplici, perché alludono a forze e sentimenti contrastanti. Dovrete essere voi, in quanto cittadini di questo posto chiamato mondo, a scegliere le vostre personali opzioni.

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