Fobia d’impulso: cos’è e come si tratta

21 marzo 2018 in Psicologia 46 Condivisi
Fobia d'impulso: uomo che salta nel vuoto

La fobia d’impulso è l’intensa paura di seguire un impulso, perdere il controllo e nuocere a se stessi o agli altri. Alcune classificazioni diagnostiche considerano la fobia d’impulso come una variante del Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC). Si tratta, infatti, di un pensiero intrusivo che invade o sequestra la mente del soggetto e lo induce a mettere in atto un qualche tipo di comportamento o pensiero (compulsione) per poter domare l’ansia provocata dal pensiero stesso.

Vediamo, qui di seguito, come riconoscere la fobia d’impulso e come si tratta.

Come riconoscere la fobia d’impulso?

Da un punto di vista clinico, la fobia d’impulso è considerata una variante del DOC. Tuttavia, indipendentemente dal considerarlo un tipo di disturbo ossessivo compulsivo o una fobia in sé, parliamo di una diagnosi caratterizzata da intensa paura dei propri impulsi.

Le principali caratteristiche cliniche che definiscono questo disturbo sono:

  • Pensieri invasivi che ruotano intorno alla possibilità di seguire un impulso e perdere il controllo.
  • Il contenuto di questo pensiero anticipa una “aggressione” verso se stessi o verso gli altri.
  • Paura intensa che scaturisce dal solo fatto di sperimentare questi pensieri.
  • Spinta a mettere in atto comportamenti di prevenzione o evitamento per impedire che questi pensieri si avverino.Donna vestita di nero appoggiata al muro

Quali sono gli impulsi più frequenti?

Chi si rivolge a un terapeuta e riceve la diagnosi di fobia d’impulso di solito è capace di identificare il suo problema. È quel tipo di pensiero che fa scattare la paura di fare del male ai propri cari (partner, genitori, figli) o a se stesso (gettarsi dal balcone o sotto la metropolitana oppure sterzare con l’auto mentre guida in autostrada). In ogni caso, si osserva nel paziente una fusione tra pensiero e azione.

La fobia d’impulso segue solitamente una precisa dinamica.

  • Il soggetto ha un pensiero o un’immagine in cui “vede” se stesso seguire un impulso e perdere il controllo.
  • Questo pensiero o immagine viene valutato come catastrofico.
  • Pertanto, la persona ricorre a tutte le risorse psicologiche in suo possesso per “cancellare” questi pensieri o immagini.
  • Poiché concentrarsi sul pensiero è una strategia sbagliata, l’angoscia innescata aumenta e i pensieri anticipatori diventano ancora più potenti.
  • Infine, non potendo controllare il contenuto dei pensieri (nessuno è in grado di farlo), nel soggetto prende forza l’idea di perdita del controllo, rendendo più intensa la paura.
Le persone che si rivolgono allo psicologo per una fobia d’impulso, in genere fanno riferimento a pensieri che scatenano la paura di fare del male ai propri familiari (partner, genitori o figli).
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Le conseguenze più frequenti della fobia d’impulso

Qualunque disturbo ossessivo compulsivo o fobia (se l’oggetto della paura è presente ogni giorno) provoca una significativa diminuzione nella qualità di vita del paziente.

Questa è una conseguenza del fatto che il soggetto si sforza di controllare la paura e di prevenire le situazioni ansiogene. Così, progressivamente e senza rendersene conto, finisce per rinunciare a diversi aspetti della sua vita personale. Buona parte della sua energia viene indirizzata al tentativo di controllare la paura.

Allo stesso tempo, una delle principali conseguenze della fobia d’impulso è la sensazione che il nemico sia dentro di sé. Trattandosi di un disturbo egodistonico (è presente una dissonanza tra ciò che la persona pensa e vuole), è molto alta l’auto-richiesta di controllo dei propri pensieri. La sensazione risultante è di lotta contro se stessi.

In altre parole, il soggetto sente che l’ossessione e la paura dei propri impulsi dominano la sua attenzione. Allo stesso tempo li percepisce come elementi esterni, dunque controllabili. Fallendo in questo compito, sente di essere la fonte della sua ossessione, da ciò deriva la sensazione di “lottare contro quello che dice la testa”.

Alla lunga, questa lotta interna causa ansia e depressione, che devono essere ugualmente affrontate in terapia.

Donna angosciata con la mano sulla faccia

Quale trattamento esiste per la fobia d’impulso?

Il trattamento per la fobia d’impulso, qualunque sia l’oggetto dell’ossessione (indipendentemente dal fatto che comporti un danno a se stesso o agli altri) deve essere sempre psicologico. Può essere integrato, se l’ansia è estrema, da un trattamento psicofarmacologico prescritto da uno psichiatra. In linea generale, l’approccio terapeutico per questa fobia segue le linee di trattamento utilizzate per i casi di DOC.

Qualsiasi tipo di DOC o fobia (se l’oggetto della paura è presente ogni giorno) provoca una significativa diminuzione nella qualità di vita del paziente
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Diciamo che deve essere sempre psicologico perché lo psicologo ha la formazione e l’esperienza necessarie affinché il paziente ottenga dei cambiamenti nei seguenti punti (usando diverse tecniche psicoterapeutiche).

  • Capire come è sorto il problema e quale sia il suo attuale grado di operatività.
  • Valutare e identificare le soluzioni già tentate dal paziente e che hanno fallito.
  • Dare forza alle soluzioni già provate che invece funzionano.
  • Aiutare il paziente a comprendere come funziona la sua mente e il suo disturbo e quindi ad assumere maggior controllo su quanto si verifica.
  • Slegare la persona dai suoi pensieri. Pensare a un gesto non significa farlo, né essere in grado di farlo, né aumentare la probabilità che questo accada.
  • Recuperare aspetti della vita che la persona apprezza, ma che ha finito per trascurare.
  • Prevenire le recidive e consolidare gli strumenti psicologici acquisiti.

Infine, va notato che sebbene esistano diversi approcci psicologici nel trattamento della fobia d’impulso, abbiamo a disposizione unicamente studi sull’efficacia delle strategie cognitivo-comportamentali.

Questo non significa che altri approcci non siano validi, ma piuttosto che ciò non è stato scientificamente dimostrato. Probabilmente perché non sono stati condotti studi su altri modelli terapeutici più complicati da standardizzare (ad esempio la terapia breve strategica).

Se leggendo vi siete identificati in un soggetto con fobia d’impulso, tenete presente che si tratta di un problema psicologico, prima lo affrontate e prima ve ne liberate. Lo psicologo è il miglior alleato! Non indugiate: se sentite di averne bisogno, fate il grande passo e chiedete aiuto.

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