Genitori che colonizzano la scuola: il bullismo di cui nessuno parla

· 28 marzo 2017

Al giorno d’oggi la realtà del bullismo a scuola non è più invisibile, grazie a voci coraggiose, a sguardi che si negano ad adottare un atteggiamento passivo e molte vittime di questo grande problema sociale che hanno capito che non hanno motivo di vergognarsi o sentirsi stigmatizzati.

È difficile combattere il bullismo in una struttura socioeconomica che fomenta valori disfunzionali o dannosi, valori che sono l’alibi perfetto per chi ha una mentalità da bullo. Basta dare uno sguardo a sport, spettacoli, programmi televisivi, videogiochi o serie televisive per capire che il problema è ormai radicato. C’è, però, un segnale di miglioramento ed è molto potente: il fatto che finalmente se ne parli.

Le “parti” coinvolte: un insieme che riflette la nostra società

Il bullo è giustificato da certe virtù che si associano al successo e al carisma. La vittima, invece, viene stigmatizzata e discriminata per le sue particolarità o semplicemente perché le è stato attribuito il ruolo di capro espiatorio.

Il pubblico di spettatori, che spesso è numeroso, rifiuta di farsi coinvolgere in un conflitto che non sente come proprio perché la società insegna che non è “proficuo”, “pragmatico” o addirittura che è “controproducente”.

Se vogliamo che il bullismo venga finalmente eliminato, non possiamo rimanere in superficie come spettatori o come ricevitori di denunce di qualsiasi genere di abuso. Il bullismo e il maltrattamento vanno oltre le botte e le prese in giro.

A volte, il bullo è un fedele riflesso di ciò che l’ambiente fomenta: il rifiuto dell’eccellenza, l’annullamento della diversità, l’esclusione dell’originalità. Si sceglie un obiettivo vulnerabile, senza privilegi. Non è solo l’obiettivo dell’ira, ma anche la conseguenza evidente dell’errore di tutti nell’individuarlo per tempo.

Il mercantilismo e il falso concetto di successo come origine del bullismo di oggi

Il bullismo così come lo concepiamo ora è stato per anni una questione tabù. Ora è l’adesione alla new-age della psicologia e alla pedagogia influenzata da una competizione selvaggia. Tutto è dato per scontato, le risorse della scuola vengono mercificate, i palloni vengono buttati se i bambini non si adattano.

Ai bambini vengono insegnate diverse lingue non tanto per ricchezza culturale, quando per la ricchezza materiale a cui porteranno un giorno. Materie come la filosofia sono sempre meno approfondite. I bambini vengono istruiti e preparati per vincere, quando non sanno nemmeno convivere.

Non si parla loro di altre realtà e non si lavora sull’empatia, cosa che potrebbe prevenire molti casi di bullismo. Non stiamo dipingendo uno scenario troppo drammatico, stiamo dicendo che i progressi nelle risorse a disposizione non vanno di pari passo con i progressi nell’educazione. Questo significa che non ha senso avere un 10 in qualsiasi materia se si ha 0 in educazione.

Se quello che vogliamo è l’uguaglianza e una vera educazione, allora possiamo raggiungere questo obiettivo. La condizione indispensabile per dipingere una realtà calda e confortevole è capire come fare ad evitare il bullismo. Non c’è una verità magica, bisogna lavorarci continuamente, giorno dopo giorno, bisogna fomentare il buon senso e non l’indifferenza.

I genitori colonizzatori dello spazio scolastico: un bullismo di cui nessuno parla

Dobbiamo imparare a individuare gli aspetti caratteristici del bullismo e come si nascondono in nuovi comportamenti e questo riguarda genitori, professori e alunni. Negli ultimi tempi, l’iperprotezione dei genitori, così come l’attribuzione assoluta agli insegnati di compiti educativi che spetterebbero ai genitori, stanno creando seri problemi di disciplina all’interno delle classi.

C’è una sostanziale confusione tra i ruoli e i desideri dei genitori. Da una parte, vogliono che i figli rimangano più tempo possibile fuori casa a svolgere diverse attività. Dall’altra, pretendono di avere totale autorità su tutte le figure professionali che lavorano con i loro figli.

Il problema dell’educazione moderna è che non c’è stata una transizione progressiva e ottimale dai precedenti modelli educativi, obsoleti e autoritari, ad altri modelli cooperativi e democratici che non sfidino l’autorità di altre figure educative.

Questo interessa l’educazione in generale, ma in particolare il problema del bullismo. Come possono i professori e gli psicologi denunciare una situazione di abuso quando le loro competenze vengono messe sistematicamente in discussione dai genitori e dagli alunni stessi?


La denaturalizzazione dello sviluppo scolastico di molti bambini rappresenta ad oggi la principale difficoltà nell’individuare i casi di bullismo. Viene realizzato un numero sempre maggiore di attività nell’ambito della scuola. Compleanni e feste che dovrebbero coinvolgere tutti, ma che invece vedono certi bambini esclusi su decisione dei genitori di altri alunni.

Diverbi tra adulti che si riflettono su uno spazio comune. Altri genitori sono spettatori, ma rifiutano di prendere una posizione. I professori non possono contare su collaboratori e dati affidabili per cambiare la dinamica della situazione. I bambini e le bambine vedono rafforzati i comportamenti di esclusione. Il bullismo dei bambini a scuola è fomentato dall’atteggiamento dei genitori.

Molti adulti iniziano a comportarsi come “bambini”. Mettono sistematicamente in discussione i professori, negano qualsiasi comportamento sbagliato dei figli, discriminano il comportamento di altri bambini amplificando ed alimentando i conflitti tra bambini, invece di optare per il dialogo. È un bullismo silenzioso, di cui nessuno parla.

Non lasciamo che il bullismo assuma nuove forme

C’è una buona notizia: il “vecchio” bullismo è stato identificato ed ora si cerca di sensibilizzare in modo da eliminarlo. Non lasciamo che il bullismo assuma nuove forme e si nutra di nuove radici.

Cerchiamo di individuare tempestivamente questo nuovo tipo di bullismo che non causa di certo meno malessere solo perché è “silenzioso”. Non trasformiamo i nostri figli in burattini spezzati dalle nostre frustrazioni, affibbiando loro etichette che suscitino l’effetto Pigmalione negli adulti con cui sono in contatto.

Lasciamo che i nostri figli facciano i loro sbagli prima di arrogarci il diritto di emettere giudizi sul loro comportamento e sulla loro personalità, che poi condizionano gli altri nel modo in cui si relazionano con loro. Evitiamo di diventare spettatori silenziosi, ma soprattutto evitiamo di fomentare atti di bullismo tra i bambini con i nostri atteggiamenti.