Henko, cambiamento senza possibilità di ritorno

· 18 Dicembre 2018

Henko (へんこう) è una parola giapponese che fa riferimento a un cambiamento profondo, a seguito del quale non vi è la possibilità di tornare allo stato iniziale. In molte occasioni presuppone un progresso enorme a livello di crescita personale e una prova che ci induce a scommettere su di noi, in quanto riflette un enorme atto di coraggio. Parliamo del punto di svolta che ci eleva rispetto alle paure e alle preoccupazioni, trasformando l’atteggiamento con il quale affrontiamo la vita.

Poche parole raccolgono concetti indispensabili e importanti come il termine henko. Essere capaci di trasformarsi, evolvere, avanzare e ampliare la propria consapevolezza è la chiave per superare gli ostacoli, superare lo sconforto e uscire rafforzati dalle situazioni che si presentano. Henko è una rappresentazione, quella del frutto della resilienza.

“Nella vita, ed è così in qualsiasi momento chiave, dobbiamo rinunciare a una parte di ciò che siamo per arrivare a essere ciò che davvero possiamo essere. Il cambiamento non è gratuito quindi, e ci alimenta solo se ci porta alla trasformazione”.
-Alex Rovira-

Cambiare per avanzare

Gran parte delle nostre difficoltà si risolverebbe se avviassimo un henko, un cambiamento profondo nelle nostre vite. Il problema è che la maggior parte delle volte non siamo disposti a farlo, non sappiamo da dove iniziare, oppure ci spaventa il nuovo.

Alcune persone preferiscono restare nella loro zona di comfort, affrontando la vita con le stesse strategie pur non essendo felici. A volte impiegano davvero tutte le loro forze per evitare che si verifichi un cambiamento che altrimenti avrebbe luogo in modo naturale.

La verità è che tutti siamo spaventati dall’ignoto, da ciò che non possiamo predire, da ciò che sfugge ai nostri calcoli e, infine, al nostro controllo. Quando gestiamo male questo senso di vertigini, finiamo per ritrovarci esauriti e sfiniti a livello emotivo, perché optiamo per adagiarci e restare dove siamo, invece che abbracciare il cambiamento. In questo senso, possono esservi molte ragioni per le quali cambiare, ma risultano tutte eteree se non vi sono alcuni elementi alla base: la convinzione, il desiderio e la motivazione.

Uomo che guarda onda che si infrange

Il rischio è impresso nei nostri battiti; d’altra parte, se vogliamo avanzare, dobbiamo accettare che vi sarà un momento in cui i nostri piedi non toccheranno terra. Ma teniamo a mente che non tutti i cambiamenti possono arrivare a trasformarci. A volte cambiamo restando sullo stesso livello in cui ci troviamo; in altre parole, realizziamo un cambiamento di primo ordine. Ecco perché, dopo poco tempo, ci troveremo immersi nella stessa dinamica.

Per crescere, per imboccare un nuovo sentiero, dobbiamo introdurre un cambiamento a un livello superiore o di secondo ordine, come direbbe Paul Watzlawick. Ma cosa significa?

I diversi cambiamenti secondo Paul Watzlawick

Gli esperti della teoria dei sistemi affermano che vi sono due tendenze contrapposte per quanto riguarda i cambiamenti. La prima avrebbe a che vedere con il mantenerci in uno stato stazionario stabile, mentre la seconda con il produrre nuovi tipi; entrambe derivano dalla teoria matematica dei tipi logici.

Lo psicologo austriaco Paul Watzlawick denominò queste tendenze rispettivamente cambiamento 1, o di primo ordine, e cambiamento 2, o di secondo ordine. Per spiegarle, ricorse al seguente esempio: “Una persona che sta avendo un incubo può fare molte cose: correre, nascondersi, lottare, ecc., ma qualsiasi cosa sogni di fare non potrà porre fine all’incubo”.

Questi cambiamenti vengono definiti di tipi 1. In altre parole, si tratta di modifiche e strategie che riguardano la dinamica stessa in cui si trova la persona e che si basano sul feedback negativo.

D’altra parte, si indica come cambiamento di tipo 2 quello che si verifica in modo qualitativo e si basa su un feedback positivo; in altre parole, che aumenta le deviazioni e cede il passo alla formazione di nuove strutture. Se teniamo conto dell’esempio precedente, sarebbe svegliarsi. L’unico modo per uscire dall’incubo sarebbe un cambiamento nel sogno, e quindi un cambiamento di realtà, di prospettiva.

Un altro esempio lo troveremmo in un caso che si verifica spesso in sede di visita medica: dei genitori chiedono aiuto a uno psicologo a seguito della diminuzione nel rendimento scolastico del  figlio. Ovviamente, hanno messo in atto alcune azioni come punirlo, ridurre le attività extrascolastiche o le uscite con gli amici.

Questi sarebbero cambiamenti di tipo 1. Il problema è che non riescono a risolvere la situazione. Il terapeuta, dunque, dopo aver analizzato e intervistato i diversi membri della famiglia, rileva che sia la nonna che la sorella maggiore si sono trasferite da loro e che ciò ha cambiato le dinamiche relazionali fra i membri della famiglia. In che cosa consiste il cambiamento di tipo 2? Modificare il modo di relazionarsi alla famiglia per adattarsi alla nuova situazione.

Pensiamo a una persona che ha iniziato a sentirsi triste, apatica, demotivata e malinconica. Nel suo intento di migliorare, ha deciso di iscriversi in palestra, uscire di più e svolgere delle attività creative, in altre parole, tutti cambiamenti di tipo 1. Il problema è che, nonostante tutto ciò, non riesce a stare bene, ma solo a distrarsi. Che cosa può fare? Introdurre un cambiamento di tipo 2: cambiare la sua prospettiva, la sua visione della realtà e gestire i suoi sentimenti. Questo renderebbe possibile realizzare un cambiamento profondo.

“Il cambiamento è inevitabile. Cambiare in meglio è un lavoro a tempo pieno”.
-Adlai E. Stevenson-

Henko: un cambiamento, un nuovo destino

Cambiare è un fenomeno di diverse dimensioni, soprattutto se vogliamo che sia determinante; in altre parole, se desideriamo provocare un henko. Non basta solo voler cambiare e mettere in moto un’azione diversa, prima è necessario analizzare la propria prospettiva su quello che ci accade

Possiamo pensare che la nostra visione della realtà sia quella corretta e che il mondo debba ergersi e comportarsi secondo i nostri precetti. Tuttavia, come possiamo esserne così certi? Non è vero che, di fronte a uno stesso evento, due persone possono osservarlo e spiegarlo in modo diverso? Ciascuno di noi vive una realtà propria, particolare, individuale e difficilmente scambiabile. Perché non cercare un’altra visione delle cose per risolvere ciò che ci affligge? 

Non è facile, questo è poco ma sicuro. Ma proprio per la complessità che comporta, occorre conciliare lo stimolo dell’entusiasmo con un punto di calma. Mettere in discussione la nostra visione del mondo non può avvenire in poco tempo e, di fatto, non saremo soddisfatti finché non raggiungeremo un’armonia con la nostra natura ultima: spogliata delle preoccupazioni, delle paure o delle distorsioni. Così, il vero benessere è possibile solo quando superiamo il nostro ego

Donna con gli occhi chiusi che ascolta le sue emozioni

Un cambiamento profondo, un henko, è un atto estremamente coraggioso, in cui affrontiamo noi stessi, la nostra comodità, gli schemi che abbiamo costruito per anni, le idee che un tempo ci rendevano tutto più semplice.

In questo senso, siamo i nostri antagonisti più forti e complessi, ma anche quelli che ci offrono più insegnamenti, insieme alla possibilità di rafforzarci se non ci lasciamo bloccare dai tranelli e dai giochetti psicologici. Infine, nonostante il cambiamento sia una costante nel nostro universo, ed esserne consapevoli ci serva per evolvere, la cosa importante è illuminare i sentieri che ci spingono a crescere, sfruttando tutto quello che abbiamo appreso e con il giusto entusiasmo per quello che possiamo scoprire.

Un henko è l’opportunità di rinascere mediante la calma e la forza personale.