Ho tanta voglia di non pensarti

11 agosto 2015 in Emozioni 0 Condivisi

Sono da sola in questo bar e mi chiedo quanto sarei disposta a pagare per dimenticare. Non voglio vestiti, li venderei tutti a costo di restare nuda. Tanto non sentirei più freddo di quanto non senta ora e l’influenza e il raffreddore non mi costringerebbero a riposare più del dolore che c’è nello spazio tra il bicchiere e le mie labbra. Il dolore che, invisibile, cresce.

Brucia più dell’alcol puro e conserva la speranza ingannevole delle punture, come la goccia perfora la pietra. Immagino due mondi separati da un precipizio enorme. In uno ci sei tu e nell’altro non ci sei ed ho la sensazione di non poter vivere in nessuno dei due.

Non è la prima volta che mi innamoro

Te lo dico così non mi dirai che tutto questo passerà. Lo so già. Conosco la strada, grazie.
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È così che l’ho conosciuto, lui era dietro al bancone e io cercavo di trovare un finale per il mio romanzo. Pensava che volessi affogare i miei pensieri e io mi sono messa nei panni del personaggio che poi ho imitato. Parola per parola, frase per frase.

In questo personaggio ho rinchiuso tutte le mie paure e le parole che ho usato per caricaturizzarlo, ma sono servite solo a farmi fuggire in un posto sconosciuto. Ora sono in un altro bar, con il cuore rotto in mille pezzi, così piccoli che mi rendono invisibile.

Sono come una crudele verità, qualcosa da mostrare come ultima opzione dopo aver scartato tutte le alternative per non farlo. Per non dover arrivare al momento in cui tutto rimane sospeso nell’aria e ti rendi conto che non c’è ritorno.

Anche se conoscessi tutti i rimedi del mondo, arriveresti alla certezza che nessuno potrà mai sistemare i danni dell’ultima caduta. Un colpo secco, sordo, anche innocente se visto da fuori. È a quel punto che l’amore si trasforma in una bolla che non si può toccare e nemmeno smettere di guardare fino a quando esplode nel più terribile dei silenzi.
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Nel frattempo, cerchi di trovare un modo per dire a tutti che la persona che ieri difendevi fino alla morte non è più la stessa oggi, ma non puoi più farlo perché questo ruolo non ti compete più. È così, la realtà a poco a poco si impone, arriva come le onde sulla spiaggia, e cresta su cresta, ci sono le notti per pensare.

All’improvviso, senza guardare l’orologio, ho la sensazione che sia già molto tardi e che il cameriere che sta pulendo gli ultimi tavoli non sarà la fonte di ispirazione per la mia prossima vita.

Occhi-chiusi

Tuttavia, una pigrizia orribile mi invade. Camminare verso casa guardandomi le spalle, aprire la porta, togliermi i vestiti e riscaldare le lenzuola fredde sono abitudini del mondo quotidiano che mi sovrasta.

Ogni volta che torno a casa è così. Esco. La strada è ghiacciata ed è facile scivolare. Vedo un leone in un cartello illuminato e mi chiedo cosa farei se ora ne incontrassi uno vero per strada. Allora mi ricordo che sono invisibile e che non potrebbe farmi niente che mi importasse.

Una voce dentro di me mi chiama bugiarda. Le lacrime iniziano a rigarmi le guance. Così, mentre i mie passi rompono il silenzio delle strade e riconosco come mio un pezzo del mio cuore, inizio ad aver paura del leone.

Allo stesso tempo mi rendo conto che la vita mi toglierà altre cose, ma ho anche la convinzione che ne esistono tante per cui vale la pena vivere.

Allora il sonno mi invade, inizio a pensare alla protagonista del mio prossimo romanzo…
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Immagine per gentile concessione di bruneiwska.

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