I disturbi del linguaggio nei bambini

23 Settembre 2019
Che i bambini si esprimano con un linguaggio non troppo chiaro, sembra normale. Ma oltre a una comprensibile inconsistenza lessicale, esistono alcuni disturbi del linguaggio che, se non trattati per tempo, alla lunga possono causare problemi molto più gravi

I disturbi del linguaggio nei bambini sono diffusi in tutta la popolazione. Si spazia da problemi di piccola entità come il confondere la lettera “r” con la lettera “l”, a problemi più seri. In genere, la maggior parte di questi disturbi ha un’incidenza particolare durante l’infanzia, fase in cui lo sviluppo dell’apprendimento vive il suo momento più importante.

Il cervello di un bambino si sviluppa facendo passi da gigante e, in concomitanza, anche le funzioni cognitive più complesse come il linguaggio, protagonista assoluto del nostro sviluppo come specie. La capacità di comunicare attraverso diversi canali è infatti ciò che permette all’essere umano di ampliare le sue possibilità sociali.

Il linguaggio è però anche un’abilità estremamente complessa che richiede di essere acquisita e curata durante l’infanzia. In questa tappa evolutiva, infatti, non è raro accusare alcuni disturbi del linguaggio. Tuttavia, se non trattati, sarà difficile porvi rimedio con il sopraggiungere dell’età adulta.

Cos’è un disturbo del linguaggio?

Un disturbo del linguaggio è riscontrabile nei bambini quando hanno una difficoltà o un ritardo nell’apprendimento. Visto che le abilità cognitive non sono omogenee in tutte le persone, questo concetto viene riferito a casi in cui vi è una difficoltà specifica.

Questa difficoltà, anche se potrebbe comprometterne altre, rappresenta un deficit proprio dell’apprendimento e non un deficit globale. L’esempio più comune è la dislessia, difficoltà nell’imparare a leggere e scrivere che si palesa anche quando l’intelligenza del bambino rientra nei normali parametri.

Maturità cerebrale e sviluppo del linguaggio

Lo sviluppo del linguaggio è graduale e dipende dal corretto sviluppo neuronale del cervello. A partire dai 2 anni di vita fa la sua comparsa il linguaggio spontaneo, quasi in contemporanea con quello motorio (tanto da far credere alla possibilità di uno sviluppo concomitante tra i due linguaggi). Questo processo coincide con l’aumento dei livelli di mielinizzazione dei neuroni nel sistema nervoso.

Una volta raggiunti i 6 mesi, grazie allo sviluppo motorio e alla capacità di interagire, il bambino può cominciare ad abbozzare i primi sorrisi. All’età di cinque anni, con uno sviluppo motorio quasi completo, il bambino affetto da disturbi del linguaggio può realizzare compiti verbali più complessi come comunicare l’età o ripetere fino a 4 cifre.

Bambina con disturbi del linguaggio

Cosa succede in caso di danno cerebrale prematuro?

I danni cerebrali prematuri sono spesso la conseguenza di un incidente. La prima deficienza è causata proprio dalla lesione in sé, vista l’alterazione neuronale susseguente al danno che colpisce il sistema nervoso. In seguito, fanno la loro comparsa tutta una serie di anomalie nell’apprendimento.

La plasticità cerebrale nei bambini permette la ristrutturazione funzionale, anche se questo non esclude la possibilità che possano comparire alterazioni nello sviluppo, diffuse o concentrate a seconda del tipo di lesione.

La dislessia

La dislessia è comunemente indicata come un’alterazione nella lettura e scrittura dovuta alla difficoltà nel mettere nel giusto ordine parole, sillabe e lettere.

È uno dei disturbi del linguaggio più comuni è può essere il frutto di una difficoltà fondamentale nell’elaborare le informazioni uditive, oltre che di un problema di origine visuale-percettivo. Da notare come questo disturbo vari a seconda del sistema di scrittura.

Come riconoscere un caso di dislessia?

I bambini affetti da dislessia, un disturbo specifico dell’apprendimento, non riescono a percepire correttamente aspetti legati alla lettura e alla scrittura. Le seguenti quattro caratteristiche sono proprie di questo disturbo:

  • Mancanza di attenzione: quando il compito richiesto richiede eccessive risorse cognitive, può verificarsi una fatica mentale con conseguente difficoltà di concentrazione.
  • Problemi di lateralità: difficoltà nell’identificare destra e sinistra e altre difficoltà spaziali varie.
  • Difficoltà nel riconoscere e saper nominare, per esempio, le dita di una mano.
  • Sentimenti di insicurezza e ostinazione.

Come distinguere la dislessia dalla discalculia?

La dislessia non rappresenta un deficit legato per forza alle cifre, ma un problema di comprensione di concetti astratti vincolati al linguaggio in generale.

La discalculia invece è proprio l’incapacità di lavorare mentalmente con concetti numerici. I principali segnali per riconoscere una discalculia sono i seguenti:

  • Difficoltà nell’apprendere e ricordare operazione elementari.
  • Problemi nell’identificare e usare correttamente i segni.
  • Impossibilità nel contare mentalmente facendo ricorso a strategie rudimentali come le dita.
  • Difficoltà nell’imparare concetti numerici come “maggiore di”.
  • Problemi nella rappresentazione astratta dei numeri nei problemi matematici scritti.

Differenze tra i disturbi del linguaggio e il ritardo mentale

I disturbi del linguaggio sono problemi di sviluppo che colpiscono le aree del linguaggio per poi eventualmente diffondersi ad altre aree.

Il ritardo mentale invece è un’alterazione nel funzionamento cognitivo generale, riscontrabile durante lo sviluppo infantile attraverso un quoziente intellettivo al di sotto della media.

Disturbi del linguaggio: valutazione e trattamento

In primo luogo, la valutazione viene spesso condotta da un’equipe multidisciplinare che può essere composta da:

  • Logopedista: definisce quali sono le aree del linguaggio in cui si sta producendo il deficit.
  • Neuropsicologo: realizza una valutazione delle funzioni esecutive in caso di lesione cerebrale. Inoltre, può condurre una diagnostica parallela per evidenziare eventuali altre alterazioni.
  • Psicologo: si occupa della parte emotiva, visto che molti problemi di apprendimento sono spesso causati da una crisi familiare.
  • Maestro: i maestri rappresentano una figura chiave in questo processo, visto che sono spesso i primi a riscontrare il problema osservando i bambini nell’ambito educativo.
  • Altri specialisti: neurologi, medici e psichiatri intervengono nella valutazione quando vi è un danno di carattere organico.Logopedista che aiuta un bambino a parlare

Trattamento dei disturbi del linguaggio

Il trattamento dei disturbi del linguaggio richiede anche l’intervento di specialisti. Una volta identificato il problema, si deve sviluppare una strategia per correggere l’apprendimento.

Il logopedista è di solito la figura che si occupa di stabilire gli esercizi che aiuteranno i bambini a migliorare la loro competenza linguistica.

Per fare un esempio, se il bambino pronuncia male le parole per un problema fonetico che potrebbe essere invertire la lettera “r” con la “l”, verranno pensanti degli esercizi motori e linguistici di articolazione per correggere la posizione della bocca durante la produzione del suono.

L’intervento varia a seconda del tipo di problema con cui si ha a che fare. In questa fase è molto importante la partecipazione degli insegnanti attraverso attività di ascolto e produzione orale, essendo loro parte attiva nel processo educativo del bambino e in grado quindi di controllarne progressi e difetti.

Anche l’intervento di uno psicologo può essere importante per intercettare i problemi emotivi e motivazionali che potrebbero rallentare il processo.

Per concludere, vale la pena ricordare che i bambini hanno una grande plasticità cerebrale visto che le connessioni che avvengono all’interno del cervello non sono ancora del tutto sviluppate. Per questo motivo è fondamentale trattare questi disturbi il prima possibile.

Un bambino affetto da dislessia, se trattato per tempo, potrà sviluppare strategie e abilità per ottenere un corretto apprendimento. Al contrario, la stessa correzione sarà molto più complicata su un soggetto che ha già compiuto i venti o i trenta anni di età, quando ormai l’apprendimento deficitario si è consolidato.