Caso Aimée o paranoia da autopunizione

· 6 ottobre 2018

Il caso Aimée è uno dei più famosi della storia della psichiatria e della psicanalisi. E lo è per due ragioni principali: la prima è che è diventato argomento di tesi di laurea dello psicanalista e filosofo francese Jaques Lacan e la seconda è che ha rappresentato una notevole svolta del concetto di “psicosi paranoica”.

Jaques Lacan è forse il maggiore rappresentante della psicanalisi, secondo solo a Sigmund Freud. I suoi postulati hanno rappresentato un vero progresso per la psicanalisi tradizionale. Il caso Aimée fu il postulato che ribaltò la psicanalisi, dando a Lacan la definizione di nuovo e lucido pensatore in questo campo.

Il caso Aimée fu molto controverso a causa delle particolari condizioni in cui il trattamento fu prescritto e presentato alla comunità scientifica. E questo anche alla luce delle conseguenze che ha avuto nel tempo sui discendenti di questa famosa paziente. Parliamo, senza dubbio, di un capitolo affascinante nella storia della scienza della salute mentale.

quel che rifiutiamo sul piano simbolico si ripresenta sul piano della realtà.

-Jaques Lacan-

Donna seduta e sedie

Marguerite Pantaine, il caso Aimée di Lacan

Marguerite Pantaine è passata alla storia con il nome di Aimée, ovvero con il nome di uno dei personaggio del romanzo che lei stessa scrisse. Il nome Aimée venne anche usato da Lacan per indicarla nella sua tesi di laurea. Ma chi era Marguerite Pantaine? La donna nacque in una famiglia di contadina francesi e, a quanto sembra, iniziò a mostrare manie di persecuzione a 28 anni.

Queste manie iniziarono a emergere durante la sua prima gravidanza, quando iniziò a pensare che qualcuno le volesse fare del male e per questo sviluppò atteggiamenti violenti. La sua prima figlia nacque morta e la donna iniziò a pensare che fosse colpa di una sua amica. In seguito, la situazione migliorò, ma durante la sua seconda gravidanza, le manie di persecuzione si ripresentarono. Non permise a nessuno di occuparsi del figlio per i primi cinque mesi di vita.

Le sue manie di persecuzione crebbero e venne ricoverata per la prima volta in un ospedale psichiatrico. Una volta dimessa, andò a vivere da sola a Parigi. Iniziò a credere che l’attrice Huguette Duflos volesse fare del male a suo figlio. Iniziò, così, a scrivere delle lettere al Principe del Galles per condividere con lui i suoi sospetti. Infine, nell’aprile del 1931, Marguerite attentò con un coltello alla vita dell’attrice e per questo venne arrestata.

L’interessante sviluppo del caso Aimée

Dopo una perizia psichiatrica, Marguerite fu ricoverata all’ospedale psichiatrico di Sant’Anna, dove fu sottoposta alle cure del dottor Jaque Lacan per un anno e mezzo. Dal momento del ricovero i suoi sintomi scomparirono.

Questo indusse Lacan a concludere che si trattava di “paranoia da autopunizione”. In altre parole, essere punita la fece tornare in sé. Questo vuol dire che la paziente era inconsapevolmente affetta da un senso di colpa e che una volta espiata la propria colpa mediante il ricovero, il delirio non era più “necessario”.

Senza entrare nei dettagli psicanalitici del caso Aimée, quel che è certo è che il suo epilogo è molto particolare. Jacques Lacan rimase affascinato dalla donna e dalla sua situazione. In effetti, il nome Aimée significa “amata” e risulta quantomeno curioso che Lacan le avesse affibiato questo nome.

Marguerite scriveva romanzi che nessuno pubblicava e nel corso della terapia li consegnò a Lacan, il quale non glieli restituì mai. Paradossalmente diventò comunque famosa, ma per la sua storia personale e grazie ai testi scritti da Lacan. Prima di iniziare la sua terapia, Marguerite sosteneva che ci fosse gente intenzionata a rubare le  sue parole.

Accusò lo scrittore Pierre Binot di averle rubato le idee per scrivere i suoi testi. E qualcosa del genere successe anche nel corso della sua esperienza con Lacan.

Ansia

Un epilogo inaspettato

Secondo Jacque Lacan, Marguerite guarì momentaneamente perché aveva subito una giusta punizione per il suo tentato omicidio. Alcuni dei suoi deliri ricomparvero in seguito, ma non le resero la vita impossibile e non la condussero a un nuovo ricovero, per cui la tesi lacaniana si è rivelata corretta.

La cosa sorprendente è che il figlio di Marguerite, Didier, decise di diventare psicanalista. Nella sua autobiografia dichiara che furono una profonda solitudine e la problematica situazione di sua madre a indurlo a scegliere questa carriera. Didier arrivò al consultorio di Lacan per psicanalizzarsi. Ignorava del tutto che il caso Aimée fosse quello di sua madre.

Jacques Lacan

Quando iniziò a sospettarlo, decise di approfondire; quindi accusò Lacan di averglielo tenuto nascosto. Lacan rispose alle accuse dicendo di non aver capito che era il figlio di Aimée fino a una fase avanzata della terapia e che per questo aveva taciuto.

Didier tentò di recuperare i romanzi scritti dalla madre, ma gli fu impossibile. Alla fine, divenne uno scrittore.